Il saggio è compreso nel volume Venezia e il moderno. Un laboratorio per il Novecento, curato in collaborazione dall’autrice, e volto a indagare il problematico rapporto tra tradizione e innovazione che ha costruito nel tempo la citta di Venezia, offrendo la città lagunare quale punto di osservazione privilegiato, per quanto eccezionale, sugli sviluppi della cultura architettonica contemporanea. In un simile contesto, il saggio qui presentato si sofferma sul caso specifico del progetto presentato da Louis I. Kahn per il nuovo Palazzo dei congressi, con l’obiettivo, da un lato, di cogliere il ruolo svolto dal progetto veneziano nell’ambito più generale dell’opera dell’architetto estone-americano e per inaugurare, al contempo, una riflessione intorno al significato che la presenza di un “Maestro” quale Kahn — il cui “passaggio” veneziano segue di pochi anni quello di Frank L. Wright e Le Corbusier — assume nel contemporaneo dibattito veneziano. Il saggio esplora anni cruciali: nel 1953 viene pubblicato il libro di Bettini su Venezia, nel 1954 si tiene la mostra Venezia viva, tra il 1957 e il 1959 si svolge il dibattito intorno al nuovo Piano Regolatore Generale. Tra i principali protagonisti delle vicende politiche e culturali contemporanee veneziane vi è Giuseppe Mazzariol — tra i responsabili, come si ricostruisce nel saggio, della chiamata di Kahn a Venezia — impegnato, in collaborazione con l’istituto Universitario di Architettura di Venezia e la Biennale di Venezia, nel garantire una apertura “internazionale” della città, che ne consenta una vitale «re-interpretazione», per usare le sue stesse parole, nella convinzione che solo una continua trasformazione di Venezia, basata sulla conoscenza delle sue origini e della sua Forma, possa «conservare» e mantenere «viva» la città lagunare, preservandola dal trasformarsi in ciò che da Mazzariol stesso viene definito un «rudere turistico».

Una «stoà veneziana» : il Palazzo dei Congressi di Louis I. Kahn

BONAITI, MARIA
2016-01-01

Abstract

Il saggio è compreso nel volume Venezia e il moderno. Un laboratorio per il Novecento, curato in collaborazione dall’autrice, e volto a indagare il problematico rapporto tra tradizione e innovazione che ha costruito nel tempo la citta di Venezia, offrendo la città lagunare quale punto di osservazione privilegiato, per quanto eccezionale, sugli sviluppi della cultura architettonica contemporanea. In un simile contesto, il saggio qui presentato si sofferma sul caso specifico del progetto presentato da Louis I. Kahn per il nuovo Palazzo dei congressi, con l’obiettivo, da un lato, di cogliere il ruolo svolto dal progetto veneziano nell’ambito più generale dell’opera dell’architetto estone-americano e per inaugurare, al contempo, una riflessione intorno al significato che la presenza di un “Maestro” quale Kahn — il cui “passaggio” veneziano segue di pochi anni quello di Frank L. Wright e Le Corbusier — assume nel contemporaneo dibattito veneziano. Il saggio esplora anni cruciali: nel 1953 viene pubblicato il libro di Bettini su Venezia, nel 1954 si tiene la mostra Venezia viva, tra il 1957 e il 1959 si svolge il dibattito intorno al nuovo Piano Regolatore Generale. Tra i principali protagonisti delle vicende politiche e culturali contemporanee veneziane vi è Giuseppe Mazzariol — tra i responsabili, come si ricostruisce nel saggio, della chiamata di Kahn a Venezia — impegnato, in collaborazione con l’istituto Universitario di Architettura di Venezia e la Biennale di Venezia, nel garantire una apertura “internazionale” della città, che ne consenta una vitale «re-interpretazione», per usare le sue stesse parole, nella convinzione che solo una continua trasformazione di Venezia, basata sulla conoscenza delle sue origini e della sua Forma, possa «conservare» e mantenere «viva» la città lagunare, preservandola dal trasformarsi in ciò che da Mazzariol stesso viene definito un «rudere turistico».
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