Una coincidenza di date si verifica nell'anno 1676: inizia il pontificato di Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, e viene pubblicata la prima edizione della Nuova pianta et alzata della città di Roma con tutte le strade piazze et edificii de tempii, disegnata e intagliata da Giovan Battista Falda. La Pianta del Falda è una rappresentazione in proiezione verticale della città con gli edifici in elevazione. Raffigura Roma nel momento in cui si sono già compiute le grandi scelte progettuali di Alessandro VII Chigi, affidate ai maestri del primo Seicento romano. Essa rimane la più affidabile raffigurazione della città fino a che verrà stampata la Nuova topografica di Roma, redatta da Giovan Battista Nolli nel 1748, sotto il pontificato di Benedetto XIV Lambertini. In questo arco di tempo di circa settanta anni, racchiuso tra le prime edizioni delle due Piante, avviene una trasformazione che è l'ultima fase della metamorfosi iniziata nel primo terzo del secolo XVI. Interrotti gli interventi radicali ideati dai papi umanisti, gli elementi incommensurabili della scena urbana - grandi monumenti in rovina dell'antichità, quelli incompiuti eretti nella stessa scala gigantesca ed il tessuto minuto della città medievale - vengono gradualmente ricondotti a un disegno unitario. L'impostazione urbanistica non è radicalmente trasformata, ma sono confermate e perfezionate le scelte compiute in precedenza, vengono affinati gli strumenti progettuali adatti a compiere una delicata e attenta messa a punto dell'impianto urbano.

La città delle piazze, la sistemazione complessiva di Roma dal 1676 al 1748

ALBRECHT, BENNO
1995

Abstract

Una coincidenza di date si verifica nell'anno 1676: inizia il pontificato di Innocenzo XI, Benedetto Odescalchi, e viene pubblicata la prima edizione della Nuova pianta et alzata della città di Roma con tutte le strade piazze et edificii de tempii, disegnata e intagliata da Giovan Battista Falda. La Pianta del Falda è una rappresentazione in proiezione verticale della città con gli edifici in elevazione. Raffigura Roma nel momento in cui si sono già compiute le grandi scelte progettuali di Alessandro VII Chigi, affidate ai maestri del primo Seicento romano. Essa rimane la più affidabile raffigurazione della città fino a che verrà stampata la Nuova topografica di Roma, redatta da Giovan Battista Nolli nel 1748, sotto il pontificato di Benedetto XIV Lambertini. In questo arco di tempo di circa settanta anni, racchiuso tra le prime edizioni delle due Piante, avviene una trasformazione che è l'ultima fase della metamorfosi iniziata nel primo terzo del secolo XVI. Interrotti gli interventi radicali ideati dai papi umanisti, gli elementi incommensurabili della scena urbana - grandi monumenti in rovina dell'antichità, quelli incompiuti eretti nella stessa scala gigantesca ed il tessuto minuto della città medievale - vengono gradualmente ricondotti a un disegno unitario. L'impostazione urbanistica non è radicalmente trasformata, ma sono confermate e perfezionate le scelte compiute in precedenza, vengono affinati gli strumenti progettuali adatti a compiere una delicata e attenta messa a punto dell'impianto urbano.
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