Nel nostro passato recente l’esigenza di dare una casa a ciascuno, ha reso sempre più problematico il rapporto tra individuo, collettività e natura. Cosicché oggi l’azione di costruire un riparo per se, va perdendo quella carica iconica che derivava dal legame originario tra uomo, terra e cielo.Tipologia versus mitologia. Forse questa opposizione potrebbe essere scelta per rappresentare l’impoverimento e la perdita di qualità che la casa dell’uomo ha subito nel secolo scorso in occidente: una marea fossile di costruzioni in larga parte decisa dagli imprenditori edili e dalla loro convenienza economica. La ricerca di relazioni spaziali appropriate (interno/esterno, individuale/collettivo, pubblico/privato, architettura/natura) è sopraffatta da tipologie fondate su dimensionamenti “convenienti”, calcoli di efficienza, rapporti dimensionali semplificati, dispostivi tecnici a diffusione globale. Se pensiamo all’abitare oggi, siamo di fronte a due condizioni contrapposte: da un lato la casa isolata nella dimensione rarefatta della campagna urbanizzata e dall’altro l’alloggio nella densità insediativa della città. Se nella città compatta la relazione pubblico/privato si identifica nel rapporto interno/esterno, con molteplici gradazioni intermedie (cortili, ballatoi, portici ecc.), nella campagna urbanizzata interno ed esterno appartengono univocamente al privato. Nell’immaginario collettivo la casa isolata, più dell’alloggio, tiene insieme gli elementi archetipi dell’abitare: il terrapieno d’imposta della costruzione, il tetto, il focolare, il recinto. L’individuo tende a instaurare con essa un rapporto di identificazione, colonizzando gli spazi interni e delimitando un proprio territorio in cui può agire liberamente. Dormire, mangiare, prendersi cura del corpo, sono funzioni alle quali nelle diverse culture e nelle diverse etnie, corrispondono abitudini, riti, mitologie. Elementi di diversità che in qualche modo devono potersi compiere in spazi appropriati, confortevoli e disponibili ad essere colonizzati e caratterizzati da chi li abiterà. Per Lina Bo Bardi la casa è una sorta di forma – limite che doveva essere improntata a un senso di utilità “che si estendesse anche nello spirito […] e riunisse tutte le necessità umane”.

La casa isolata come standard. Mitologia versus tipologia

MARRAS, GIOVANNI
2008

Abstract

Nel nostro passato recente l’esigenza di dare una casa a ciascuno, ha reso sempre più problematico il rapporto tra individuo, collettività e natura. Cosicché oggi l’azione di costruire un riparo per se, va perdendo quella carica iconica che derivava dal legame originario tra uomo, terra e cielo.Tipologia versus mitologia. Forse questa opposizione potrebbe essere scelta per rappresentare l’impoverimento e la perdita di qualità che la casa dell’uomo ha subito nel secolo scorso in occidente: una marea fossile di costruzioni in larga parte decisa dagli imprenditori edili e dalla loro convenienza economica. La ricerca di relazioni spaziali appropriate (interno/esterno, individuale/collettivo, pubblico/privato, architettura/natura) è sopraffatta da tipologie fondate su dimensionamenti “convenienti”, calcoli di efficienza, rapporti dimensionali semplificati, dispostivi tecnici a diffusione globale. Se pensiamo all’abitare oggi, siamo di fronte a due condizioni contrapposte: da un lato la casa isolata nella dimensione rarefatta della campagna urbanizzata e dall’altro l’alloggio nella densità insediativa della città. Se nella città compatta la relazione pubblico/privato si identifica nel rapporto interno/esterno, con molteplici gradazioni intermedie (cortili, ballatoi, portici ecc.), nella campagna urbanizzata interno ed esterno appartengono univocamente al privato. Nell’immaginario collettivo la casa isolata, più dell’alloggio, tiene insieme gli elementi archetipi dell’abitare: il terrapieno d’imposta della costruzione, il tetto, il focolare, il recinto. L’individuo tende a instaurare con essa un rapporto di identificazione, colonizzando gli spazi interni e delimitando un proprio territorio in cui può agire liberamente. Dormire, mangiare, prendersi cura del corpo, sono funzioni alle quali nelle diverse culture e nelle diverse etnie, corrispondono abitudini, riti, mitologie. Elementi di diversità che in qualche modo devono potersi compiere in spazi appropriati, confortevoli e disponibili ad essere colonizzati e caratterizzati da chi li abiterà. Per Lina Bo Bardi la casa è una sorta di forma – limite che doveva essere improntata a un senso di utilità “che si estendesse anche nello spirito […] e riunisse tutte le necessità umane”.
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