Il tema della dismissione e valorizzazione dei patrimoni pubblici fa ormai parte del dibattito politico italiano da alcuni anni ed è legato alle esigenze finanziarie dello stato nazionale e degli enti pubblici locali. Il problema è analizzato solo secondo questioni di natura contabile, l’esigenza di “fare cassa” sposta in secondo piano altri aspetti legati alla pianificazione, alla gestione di politiche urbane, ai processi di valorizzazione culturale e alla promozione del territorio. Solo recentemente nel nostro paese va maturando una maggiore sensibilità verso i manufatti architettonici prodotti a cavallo tra Ottocento e Novecento. A questo periodo appartengono molti edifici militari e molti edifici pubblici che sempre più spesso vengono considerati entro la categoria di beni da salvaguardare attraverso forme di valorizzazione. Le azioni dovrebbero combinare insieme redditività economica, recupero e reinterpretazione virtuosa di patrimoni costituiti dalla stratificazione di valori e significati storici, culturali e sociali. Questi fabbricati ed edifici sono sovente di notevole valore architettonico , paesistico, simbolico ed identitario, testimonianza di memorie individuali e collettive. I siti e i manufatti sono ormai parte della storia contemporanea, possono costituire un patrimonio da scoprire e promuovere, per le loro peculiarità, nella ridefinizione della struttura e dell’organizzazione di alcune parti di sistemi urbani o territoriali. Non esiste a tutt’oggi una seria e compiuta riflessione sul ruolo che potrebbe giocare il riutilizzo dei patrimoni pubblici, spesso edifici molto grandi e dotati di ampie superfici di spazio aperto come opportunità per innescare o accompagnare processi di rigenerazione urbana, come occasioni di riconfigurazione di aree centrali ad alta valenza simbolica o come opportunità per contrastare ulteriori processi di consumo di suolo. Non esiste inoltre una riflessione sulle difficoltà che si sono trovate ad affrontare le amministrazioni locali nella costruzione di processi virtuosi di recupero dei patrimoni pubblici.

Aree militari dismesse e immobili pubblici: fra passato e futuro (incerto)

GASTALDI, FRANCESCO
2014

Abstract

Il tema della dismissione e valorizzazione dei patrimoni pubblici fa ormai parte del dibattito politico italiano da alcuni anni ed è legato alle esigenze finanziarie dello stato nazionale e degli enti pubblici locali. Il problema è analizzato solo secondo questioni di natura contabile, l’esigenza di “fare cassa” sposta in secondo piano altri aspetti legati alla pianificazione, alla gestione di politiche urbane, ai processi di valorizzazione culturale e alla promozione del territorio. Solo recentemente nel nostro paese va maturando una maggiore sensibilità verso i manufatti architettonici prodotti a cavallo tra Ottocento e Novecento. A questo periodo appartengono molti edifici militari e molti edifici pubblici che sempre più spesso vengono considerati entro la categoria di beni da salvaguardare attraverso forme di valorizzazione. Le azioni dovrebbero combinare insieme redditività economica, recupero e reinterpretazione virtuosa di patrimoni costituiti dalla stratificazione di valori e significati storici, culturali e sociali. Questi fabbricati ed edifici sono sovente di notevole valore architettonico , paesistico, simbolico ed identitario, testimonianza di memorie individuali e collettive. I siti e i manufatti sono ormai parte della storia contemporanea, possono costituire un patrimonio da scoprire e promuovere, per le loro peculiarità, nella ridefinizione della struttura e dell’organizzazione di alcune parti di sistemi urbani o territoriali. Non esiste a tutt’oggi una seria e compiuta riflessione sul ruolo che potrebbe giocare il riutilizzo dei patrimoni pubblici, spesso edifici molto grandi e dotati di ampie superfici di spazio aperto come opportunità per innescare o accompagnare processi di rigenerazione urbana, come occasioni di riconfigurazione di aree centrali ad alta valenza simbolica o come opportunità per contrastare ulteriori processi di consumo di suolo. Non esiste inoltre una riflessione sulle difficoltà che si sono trovate ad affrontare le amministrazioni locali nella costruzione di processi virtuosi di recupero dei patrimoni pubblici.
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