Il saggio introduce e legge criticamente gli esiti di un’operazione conoscitiva (un censimento commissionato dall’Istituto per i beni Culturali della Regione Emilia Romagna, che persegue la valorizzazione e la promozione dell’architettura contemporanea) che riguarda le architetture culturalmente significative della seconda metà del novecento. Questa è l’occasione per condurre una riflessione sulla realtà bolognese e ridiscutere una costruzione storiografica fatta di episodi riconducibili a poche circostanze culturali d’eccezione, corrispondenti a nuclei ideologicamente granitici: l’impegno spirituale e sociale generato dalla carismatica figura del cardinal Lercaro, le azioni di una municipalità del buon governo volte alla creazione di una qualità diffusa dei servizi civici o alla tutela sociale ed edilizia del centro storico, nonché le interrelazioni tra l’uno e le altre. Il saggio si pone l’obiettivo di evidenziare altri percorsi, e sottolinea per esempio la straordinaria nuova stagione progettuale di Giuseppe Vaccaro, la cui attività dopo la guerra riparte da Bologna e produce una pregevole sequenza di progetti spesso tascurati dalla storiografia. Riconosce l’alta qualità di un professionismo che interpreta felicemente il benessere del boom economico, attraverso un liberatorio modernismo di consumo. E soprattutto indaga le derive politiche degli anni settanta quando la cultura del progetto elabora ipotesi di lavoro culturalmente ambigue mentre si confronta con il paradosso di una municipalità di sinistra il cui scopo politico e rivoluzionario si concentra nella salvaguardia, nel restauro, nella conservazione del patrimonio storico della città.

Bologna. Architetture e bellezza dell'architettura fragile

LUPANO, MARIO
2005

Abstract

Il saggio introduce e legge criticamente gli esiti di un’operazione conoscitiva (un censimento commissionato dall’Istituto per i beni Culturali della Regione Emilia Romagna, che persegue la valorizzazione e la promozione dell’architettura contemporanea) che riguarda le architetture culturalmente significative della seconda metà del novecento. Questa è l’occasione per condurre una riflessione sulla realtà bolognese e ridiscutere una costruzione storiografica fatta di episodi riconducibili a poche circostanze culturali d’eccezione, corrispondenti a nuclei ideologicamente granitici: l’impegno spirituale e sociale generato dalla carismatica figura del cardinal Lercaro, le azioni di una municipalità del buon governo volte alla creazione di una qualità diffusa dei servizi civici o alla tutela sociale ed edilizia del centro storico, nonché le interrelazioni tra l’uno e le altre. Il saggio si pone l’obiettivo di evidenziare altri percorsi, e sottolinea per esempio la straordinaria nuova stagione progettuale di Giuseppe Vaccaro, la cui attività dopo la guerra riparte da Bologna e produce una pregevole sequenza di progetti spesso tascurati dalla storiografia. Riconosce l’alta qualità di un professionismo che interpreta felicemente il benessere del boom economico, attraverso un liberatorio modernismo di consumo. E soprattutto indaga le derive politiche degli anni settanta quando la cultura del progetto elabora ipotesi di lavoro culturalmente ambigue mentre si confronta con il paradosso di una municipalità di sinistra il cui scopo politico e rivoluzionario si concentra nella salvaguardia, nel restauro, nella conservazione del patrimonio storico della città.
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