Disegno e Design sono termini coestensivi perché ogni teoria del progetto presuppone una teoria dell’immaginazione progettuale e, in definitiva, una teoria delle immagini. Questo libro cerca di circoscrivere una teoria del Disegno partendo da tre classi pratiche di oggetti-immagine che si producono progettando, quelli che genericamente chiamiamo rappresentazioni tecniche, prefigurazioni euristiche ed elaborati di autonomo valore artistico (raffigurazioni evocative, simboliche, suggestive, …). Ma questi “oggetti-immagine” trovano senso solo in rapporto a immagini e immaginari che possono essere colti solo attraverso una cornice teorica composita che cerca di sussumere coerentemente (tradurre tra loro) teorie epistemologicamente assai lontane tra loro: la tradizione morfologica che culmina specialmente nella Semiofisica di René Thom (1988), l’antropologia delle immagini (Belting), la fenomenologia delle immagini (Piana, Spinicci, …), la semiotica del visibile di tradizione greimassiana (Fontanille, Bordron, Floch, …). Il libro cerca appunto di tradurre tra loro questi diversi punti di vista soprattutto attraverso la visione molto comprensiva della tecno-estetica di Gilbert Simondon, specialmente della teoria delle immagini che il filosofo francese offriva nel del 1965-66 col suo corso (di psicologia) sull’immaginazione. Muovendo dal pensiero di Simondon il libro cerca di delineare un modo di intendere la disciplina del Disegno inteso come morfologia degli artefatti allo scopo (etico) di farne uno studio della (reale) responsabilità dell’immaginazione, intendendo le immagini anzitutto come “oggetti sociali” e come materiale primario delle pratiche progettuali.

A ragion veduta : immaginazione progettuale, rappresentazione e morfologia degli artefatti.

Gay, Fabrizio
2020

Abstract

Disegno e Design sono termini coestensivi perché ogni teoria del progetto presuppone una teoria dell’immaginazione progettuale e, in definitiva, una teoria delle immagini. Questo libro cerca di circoscrivere una teoria del Disegno partendo da tre classi pratiche di oggetti-immagine che si producono progettando, quelli che genericamente chiamiamo rappresentazioni tecniche, prefigurazioni euristiche ed elaborati di autonomo valore artistico (raffigurazioni evocative, simboliche, suggestive, …). Ma questi “oggetti-immagine” trovano senso solo in rapporto a immagini e immaginari che possono essere colti solo attraverso una cornice teorica composita che cerca di sussumere coerentemente (tradurre tra loro) teorie epistemologicamente assai lontane tra loro: la tradizione morfologica che culmina specialmente nella Semiofisica di René Thom (1988), l’antropologia delle immagini (Belting), la fenomenologia delle immagini (Piana, Spinicci, …), la semiotica del visibile di tradizione greimassiana (Fontanille, Bordron, Floch, …). Il libro cerca appunto di tradurre tra loro questi diversi punti di vista soprattutto attraverso la visione molto comprensiva della tecno-estetica di Gilbert Simondon, specialmente della teoria delle immagini che il filosofo francese offriva nel del 1965-66 col suo corso (di psicologia) sull’immaginazione. Muovendo dal pensiero di Simondon il libro cerca di delineare un modo di intendere la disciplina del Disegno inteso come morfologia degli artefatti allo scopo (etico) di farne uno studio della (reale) responsabilità dell’immaginazione, intendendo le immagini anzitutto come “oggetti sociali” e come materiale primario delle pratiche progettuali.
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