Partendo da un’analisi delle normative di riferimento, degli studi di settore e di esempi propri del Made in Italy, il contributo si pone l’obiettivo di riflettere sugli elementi sostanziali della trasformazione in atto verso nuovi modelli economici e sulle chiavi per favorire a livello nazionale sistemi di produzione e consumo sostenibili, efficienti e, soprattutto, rigenerativi. L’attenzione alle imprese si compone poi con l’intenzione politica di promuovere lo schema nazionale denominato Made Green in Italy che qui viene analizzato. Ci troviamo in un periodo storico nel quale siamo chiamati a riflettere su un cambiamento drastico nella visione del nostro sistema economico e su una differente composizione dei valori costitutivi delle nostre società che rimettano al centro le emergenze sociali e ambientali. All’interno di questo cambiamento emergono con forza, da una parte, le possibilità offerte dalle tecnologie emergenti e, dall’altra, la necessità di rivedere nella sua essenza il modo di produrre e consumare i prodotti in quanto l’attuale sistema ha ormai chiaramente rivelato la sua insostenibilità. L’Italia ha già mostrato di costituire un’eccellenza a livello internazionale per quanto riguarda le prassi di riciclo dei materiali. Ciò ha portato alla riconoscibilità di un modello di eccellenza e vantaggi da un lato, ma, dall’altro, ha limitato la promozione delle altre strategie connesse al modello dell’economia circolare - promosso con sempre maggiore forza dalle direttive e piani europei - tra sistema paese, filiere produttive e singole imprese. La trattazione, riferendosi anche agli esiti di una ricerca condotta presso l’Università Iuav di Venezia nel 2019, parte dall’osservazione di alcune attività relative alla manifattura italiana che stanno già dimostrando la loro efficacia: le sperimentazioni sui materiali derivati da scarti del sistema agroalimentare e agroindustriale (dalle fibre derivate dalle proteine del latte brevettate in Italia già negli anni ’30 fino ai filamenti, presentati nel 2019, adatti alla stampa 3D e prodotti dalle bucce degli agrumi, solo per fare alcuni esempi); il rapporto alta qualità/lunga durata nei prodotti dell’alto artigianato e della manifattura Made in Italy (con una particolare attenzione al comparto del legno-arredo); il complesso sistema del passaggio da prodotto e servizio che richiede una revisione profonda del rapporto tra utilizzo e proprietà dei beni, mutamento per il quale l’Italia sembra essere solo parzialmente pronta. I casi presentati sono stati scelti nell’ambito delle 3F (Food, Fashion & Forniture) del Made in Italy e hanno l’obiettivo di offrire un ventaglio ampio e differenziato di strategie che possono essere utilizzate nella transizione in atto con l’obiettivo di offrire un quadro di riferimento per le aziende e i designer.
Nuovi modelli rigenerativi di produzione e consumo
Badalucco, Laura
;Cristofoli Ghirardello, Petra
2020-01-01
Abstract
Partendo da un’analisi delle normative di riferimento, degli studi di settore e di esempi propri del Made in Italy, il contributo si pone l’obiettivo di riflettere sugli elementi sostanziali della trasformazione in atto verso nuovi modelli economici e sulle chiavi per favorire a livello nazionale sistemi di produzione e consumo sostenibili, efficienti e, soprattutto, rigenerativi. L’attenzione alle imprese si compone poi con l’intenzione politica di promuovere lo schema nazionale denominato Made Green in Italy che qui viene analizzato. Ci troviamo in un periodo storico nel quale siamo chiamati a riflettere su un cambiamento drastico nella visione del nostro sistema economico e su una differente composizione dei valori costitutivi delle nostre società che rimettano al centro le emergenze sociali e ambientali. All’interno di questo cambiamento emergono con forza, da una parte, le possibilità offerte dalle tecnologie emergenti e, dall’altra, la necessità di rivedere nella sua essenza il modo di produrre e consumare i prodotti in quanto l’attuale sistema ha ormai chiaramente rivelato la sua insostenibilità. L’Italia ha già mostrato di costituire un’eccellenza a livello internazionale per quanto riguarda le prassi di riciclo dei materiali. Ciò ha portato alla riconoscibilità di un modello di eccellenza e vantaggi da un lato, ma, dall’altro, ha limitato la promozione delle altre strategie connesse al modello dell’economia circolare - promosso con sempre maggiore forza dalle direttive e piani europei - tra sistema paese, filiere produttive e singole imprese. La trattazione, riferendosi anche agli esiti di una ricerca condotta presso l’Università Iuav di Venezia nel 2019, parte dall’osservazione di alcune attività relative alla manifattura italiana che stanno già dimostrando la loro efficacia: le sperimentazioni sui materiali derivati da scarti del sistema agroalimentare e agroindustriale (dalle fibre derivate dalle proteine del latte brevettate in Italia già negli anni ’30 fino ai filamenti, presentati nel 2019, adatti alla stampa 3D e prodotti dalle bucce degli agrumi, solo per fare alcuni esempi); il rapporto alta qualità/lunga durata nei prodotti dell’alto artigianato e della manifattura Made in Italy (con una particolare attenzione al comparto del legno-arredo); il complesso sistema del passaggio da prodotto e servizio che richiede una revisione profonda del rapporto tra utilizzo e proprietà dei beni, mutamento per il quale l’Italia sembra essere solo parzialmente pronta. I casi presentati sono stati scelti nell’ambito delle 3F (Food, Fashion & Forniture) del Made in Italy e hanno l’obiettivo di offrire un ventaglio ampio e differenziato di strategie che possono essere utilizzate nella transizione in atto con l’obiettivo di offrire un quadro di riferimento per le aziende e i designer.File | Dimensione | Formato | |
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