La demolizione è un territorio negletto: da un lato viene liquidata come una prassi ovvia del processo generativo, dall’altro additata come una scorciatoia ingiustificata –e sempre meno giustificabile– per sbrigare situazioni irrisolte. D’altra parte la demolizione è anche la rappresentazione fenomenologica di uno stato di crisi, un apice di discontinuità, l’occupazione temporanea dello ‘spazio dello scontro’, uno spazio che ha perso progressivamente la sua importanza a partire dagli anni ottanta del novecento, scalzato dalla necessità di individuare margini di mitigazione e convergenza. Questo luogo critico non ha tuttavia smesso di esistere e continua a svolgere la sua funzione rivelatrice delle trasformazioni in atto, assumendo manifestazioni via via più complesse. Questo lavoro si occupa dunque della demolizione e delle sue conseguenze nel progetto della città. Se la demolizione ha sempre svolto un ruolo evidente nel processo evolutivo dell’ambiente urbano, le modalità con cui essa viene assorbita da queste trasformazioni hanno subito delle importanti modificazioni sia di senso che nella loro pratica. La demolizione diventa uno strumento fondamentale a partire dalla metà dell’ottocento per assecondare l’accelerazione di queste trasformazioni, un’accelerazione di cui iniziamo a percepire solo oggi una fase discendente. Lo spostamento di senso che la demolizione subisce è infatti ampiamente condizionato dalla rapidità del consumo dell’ambiente costruito sia nei suoi aspetti materiali che in quelli simbolici. Dopo un’introduzione che delinea la demolizione all’interno di un quadro culturale più ampio e il suo impatto nella cultura visuale –a partire dalle sue prime manifestazioni fino all’epoca contemporanea–, la tesi si struttura in due parti autonome ma allo stesso tempo strettamente connesse. Nella prima parte si tenta una ricostruzione della sua collocazione teorica attraverso l’osservazione di alcuni temi fondamentali della lettura della città: qui la demolizione viene messa a confronto con la questione della conservazione, con lo scontro di quest’ultima con il progetto moderno e con l’emergere di metafore importanti e confliggenti come tabula rasa e palinsesto. Pur sfuggendo da un criterio prettamente cronologico, questa prima parte ricostruisce una sorta di teoria retroattiva della demolizione. La seconda parte, attraverso l’osservazione di quattro episodi specifici, ripercorre contestualizzandola, l’evoluzione della pratica della demolizione mettendo in luce la progressiva marginalizzazione del suo utilizzo. Una gestione sostenibile del costruito esistente e della sua dismissione passa attraverso il riuso dei componenti e degli elementi edilizi, privilegiando alla scala urbana delle strategie che non prevedano la completa demolizione. Ma al netto di una considerazione puramente ambientalista del questione ecologica, la domanda che questo lavoro, chiudendosi, vuole aprire è: quanto abbiamo ancora bisogno della demolizione e in quale situazione la demolizione continua ad essere uno strumento insostituibile?

Osservazioni sul ruolo urbano della demolizione / Friel, ANNA LIVIA. - (2021 Sep 27). [10.25432/friel-anna-livia_phd2021-09-27]

Osservazioni sul ruolo urbano della demolizione

FRIEL, ANNA LIVIA
2021

Abstract

La demolizione è un territorio negletto: da un lato viene liquidata come una prassi ovvia del processo generativo, dall’altro additata come una scorciatoia ingiustificata –e sempre meno giustificabile– per sbrigare situazioni irrisolte. D’altra parte la demolizione è anche la rappresentazione fenomenologica di uno stato di crisi, un apice di discontinuità, l’occupazione temporanea dello ‘spazio dello scontro’, uno spazio che ha perso progressivamente la sua importanza a partire dagli anni ottanta del novecento, scalzato dalla necessità di individuare margini di mitigazione e convergenza. Questo luogo critico non ha tuttavia smesso di esistere e continua a svolgere la sua funzione rivelatrice delle trasformazioni in atto, assumendo manifestazioni via via più complesse. Questo lavoro si occupa dunque della demolizione e delle sue conseguenze nel progetto della città. Se la demolizione ha sempre svolto un ruolo evidente nel processo evolutivo dell’ambiente urbano, le modalità con cui essa viene assorbita da queste trasformazioni hanno subito delle importanti modificazioni sia di senso che nella loro pratica. La demolizione diventa uno strumento fondamentale a partire dalla metà dell’ottocento per assecondare l’accelerazione di queste trasformazioni, un’accelerazione di cui iniziamo a percepire solo oggi una fase discendente. Lo spostamento di senso che la demolizione subisce è infatti ampiamente condizionato dalla rapidità del consumo dell’ambiente costruito sia nei suoi aspetti materiali che in quelli simbolici. Dopo un’introduzione che delinea la demolizione all’interno di un quadro culturale più ampio e il suo impatto nella cultura visuale –a partire dalle sue prime manifestazioni fino all’epoca contemporanea–, la tesi si struttura in due parti autonome ma allo stesso tempo strettamente connesse. Nella prima parte si tenta una ricostruzione della sua collocazione teorica attraverso l’osservazione di alcuni temi fondamentali della lettura della città: qui la demolizione viene messa a confronto con la questione della conservazione, con lo scontro di quest’ultima con il progetto moderno e con l’emergere di metafore importanti e confliggenti come tabula rasa e palinsesto. Pur sfuggendo da un criterio prettamente cronologico, questa prima parte ricostruisce una sorta di teoria retroattiva della demolizione. La seconda parte, attraverso l’osservazione di quattro episodi specifici, ripercorre contestualizzandola, l’evoluzione della pratica della demolizione mettendo in luce la progressiva marginalizzazione del suo utilizzo. Una gestione sostenibile del costruito esistente e della sua dismissione passa attraverso il riuso dei componenti e degli elementi edilizi, privilegiando alla scala urbana delle strategie che non prevedano la completa demolizione. Ma al netto di una considerazione puramente ambientalista del questione ecologica, la domanda che questo lavoro, chiudendosi, vuole aprire è: quanto abbiamo ancora bisogno della demolizione e in quale situazione la demolizione continua ad essere uno strumento insostituibile?
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Osservazioni sul ruolo urbano della demolizione / Friel, ANNA LIVIA. - (2021 Sep 27). [10.25432/friel-anna-livia_phd2021-09-27]
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/306028
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