Il libro è l'esito di una esperienza progettuale maturata all'interno del percorso di tesi di laurea magistrale in Design del prodotto e della comunicazione visiva - discussa nel 2019 presso l'Università Iuav di Venezia - che ha visto il sottoscritto impegnato in qualità di relatore, assieme a Barbara Pasa, nel seguire il lavoro svolto da Luca Locci. L'esigenza di pubblicarlo in una nuova veste editoriale che ne rielabora i contenuti, ma non certo l'apparato iconografico, scaturisce dal valore sociale e dall'utilità stessa del volume prodotto: parola e disegno instaurano un dialogo diretto nell'informare il lettore sui diritti e i doveri della persona in Italia. In effetti molti di noi non conoscono i principi fondamentali della costituzione, né tantomeno si interrogano sulle sue opportunità, per quanto "ignorantia legis non excusat" sia l'impietoso e dibattuto monito secondo il quale non si perdona l'ignoranza; oppure si concede l'attenuante dell'errore intellettuale commesso da parte di chi in questo stato ci è nato, ci vive e per coloro che intendono abitarlo. Lungi dal voler offrire giudizi di merito nei confronti di un linguaggio normato, tanto nei contenuti quanto nella sua grammatica, quello del Diritto è un universo assai complesso che richiede un approfondito studio e il costante aggiornamento. Ma cosa accade quando si cerca di abbattere gli steccati dell'autoreferenzialità linguistica? A questa domanda rispondono Barbara Pasa e Luca Locci, dimostrando che il carattere divulgativo dell'informazione diventa anche un potente strumento educativo per coloro che sono incuriositi, e si avvicinano per la prima volta, allo studio del Diritto italiano. Soggetto, contesto, relazione, opportunità e consapevolezza dell'azione svolta non vanno intesi come bianchi concetti eteronormati da uno standard storicamente condiviso, semmai richiedono un affondo sulla soggettiva rivendicazione di essere, interagire e sentire il presente, anche quando il linguaggio utilizzato dalla giurisprudenza viene percepito come autoreferenziale, perché poco comprensibile, e allora si ripone la propria fiducia nella figura istituzionale che ci può difendere ancor prima di interrogarci sul potere delle nostre azioni. Le sezioni che ci introducono alla grammatica del Diritto italiano cercano di rispondere a tre domande fondamentali: Dove sono? Chi sono? Cosa faccio? Il primo quesito problematizza lo stivaliforme contesto di appartenenza a partire dalle regole che lo sostanziano, per comprendere le logiche della forma di stato e di governo senza tralasciarne l'ordinamento giuridico e il posizionamento nei confronti dell'Europa, tradotta visivamente come una dea dalla fisicità fragile, eppure assorta in un difficile gioco la cui lucida interpretazione delle regole la porta alla saggia soluzione di ricomporre i frammenti di una bandiera nella quale si riconosce. Se le leggi sanciscono i dettami di un agire imposto da un'entità super partes, in questo caso figurativamente incarnata, le cose si complicano quando l'attenzione si sposta dalla geografia culturale nella quale ci si posiziona alla mutevole consapevolezza di essere. Chi sono? Per lo stato italiano un individuo che si muove nella doppiezza della persona fisica e giuridica. Gli autori invece compiono l'azzardo di non ricondurre ad un duplice modello la pluralità dei soggetti, ma di concentrarsi sulla soggettività dell'esistenza. I diritti fondamentali della persona fisica si intrecciano con le norme di cittadinanza e si interrogano sul valore più profondo del sé, anche quando si relazionano con l'annoso tema dell'individuo che reclama il proprio diritto di scegliere le traiettorie di un divenire, rimanere o transitare, tant'è che quello dell'identità sessuale e di genere, ad esempio, è un problema complesso, non ancora ampiamente dibattuto e risolto. Tuttavia, lo standard documentale che ci identifica costituisce l'interfaccia di una regolamentata e perdurante riconoscibilità, nell'associare la fugace immagine del volto alla compiutezza del nome e del cognome, accompagnate da alcune indicazioni sulle caratteristiche fisiche, relazionali e residenziali che, comunque, continuano ad operare una classificazione strettamente binaria. A tutt'altra forma di schedatura e registrazione della propria immagine si riferisce una parte del secondo capitolo, cercando di fare chiarezza sul principio della tutela della privacy all'interno delle pseudo anarchiche egemonie digitali alle quali, alle volte, anche inconsapevolmente, ci sottoponiamo. Il corpo che si mostra, quindi, evoca le sembianze di un divenire che specchia la mutevole realtà sociale con la quale interagisce e Luca Lacci allude alle identità multiple che possiamo liberamente scegliere di assumere e performare. Sul potere delle proprie azioni si focalizza la terza sezione del libro, a partire dalla formazione personale. Il percorso di realizzazione si intreccia con il principio della dignità del lavoratore, per concludere l'esperienza sul senso di responsabilità del sé e della difesa che chiama in causa le regole del giusto processo. L'utilità di questo libro risiede nella sua funzione e nella capacità di confrontarsi con temi molto attuali che ritrovano nella sintesi delle illustrazioni prodotte dei momenti per riflettere su quanto si è letto e si è appreso.

Prefazione

Massimiliano Ciammaichella
2021

Abstract

Il libro è l'esito di una esperienza progettuale maturata all'interno del percorso di tesi di laurea magistrale in Design del prodotto e della comunicazione visiva - discussa nel 2019 presso l'Università Iuav di Venezia - che ha visto il sottoscritto impegnato in qualità di relatore, assieme a Barbara Pasa, nel seguire il lavoro svolto da Luca Locci. L'esigenza di pubblicarlo in una nuova veste editoriale che ne rielabora i contenuti, ma non certo l'apparato iconografico, scaturisce dal valore sociale e dall'utilità stessa del volume prodotto: parola e disegno instaurano un dialogo diretto nell'informare il lettore sui diritti e i doveri della persona in Italia. In effetti molti di noi non conoscono i principi fondamentali della costituzione, né tantomeno si interrogano sulle sue opportunità, per quanto "ignorantia legis non excusat" sia l'impietoso e dibattuto monito secondo il quale non si perdona l'ignoranza; oppure si concede l'attenuante dell'errore intellettuale commesso da parte di chi in questo stato ci è nato, ci vive e per coloro che intendono abitarlo. Lungi dal voler offrire giudizi di merito nei confronti di un linguaggio normato, tanto nei contenuti quanto nella sua grammatica, quello del Diritto è un universo assai complesso che richiede un approfondito studio e il costante aggiornamento. Ma cosa accade quando si cerca di abbattere gli steccati dell'autoreferenzialità linguistica? A questa domanda rispondono Barbara Pasa e Luca Locci, dimostrando che il carattere divulgativo dell'informazione diventa anche un potente strumento educativo per coloro che sono incuriositi, e si avvicinano per la prima volta, allo studio del Diritto italiano. Soggetto, contesto, relazione, opportunità e consapevolezza dell'azione svolta non vanno intesi come bianchi concetti eteronormati da uno standard storicamente condiviso, semmai richiedono un affondo sulla soggettiva rivendicazione di essere, interagire e sentire il presente, anche quando il linguaggio utilizzato dalla giurisprudenza viene percepito come autoreferenziale, perché poco comprensibile, e allora si ripone la propria fiducia nella figura istituzionale che ci può difendere ancor prima di interrogarci sul potere delle nostre azioni. Le sezioni che ci introducono alla grammatica del Diritto italiano cercano di rispondere a tre domande fondamentali: Dove sono? Chi sono? Cosa faccio? Il primo quesito problematizza lo stivaliforme contesto di appartenenza a partire dalle regole che lo sostanziano, per comprendere le logiche della forma di stato e di governo senza tralasciarne l'ordinamento giuridico e il posizionamento nei confronti dell'Europa, tradotta visivamente come una dea dalla fisicità fragile, eppure assorta in un difficile gioco la cui lucida interpretazione delle regole la porta alla saggia soluzione di ricomporre i frammenti di una bandiera nella quale si riconosce. Se le leggi sanciscono i dettami di un agire imposto da un'entità super partes, in questo caso figurativamente incarnata, le cose si complicano quando l'attenzione si sposta dalla geografia culturale nella quale ci si posiziona alla mutevole consapevolezza di essere. Chi sono? Per lo stato italiano un individuo che si muove nella doppiezza della persona fisica e giuridica. Gli autori invece compiono l'azzardo di non ricondurre ad un duplice modello la pluralità dei soggetti, ma di concentrarsi sulla soggettività dell'esistenza. I diritti fondamentali della persona fisica si intrecciano con le norme di cittadinanza e si interrogano sul valore più profondo del sé, anche quando si relazionano con l'annoso tema dell'individuo che reclama il proprio diritto di scegliere le traiettorie di un divenire, rimanere o transitare, tant'è che quello dell'identità sessuale e di genere, ad esempio, è un problema complesso, non ancora ampiamente dibattuto e risolto. Tuttavia, lo standard documentale che ci identifica costituisce l'interfaccia di una regolamentata e perdurante riconoscibilità, nell'associare la fugace immagine del volto alla compiutezza del nome e del cognome, accompagnate da alcune indicazioni sulle caratteristiche fisiche, relazionali e residenziali che, comunque, continuano ad operare una classificazione strettamente binaria. A tutt'altra forma di schedatura e registrazione della propria immagine si riferisce una parte del secondo capitolo, cercando di fare chiarezza sul principio della tutela della privacy all'interno delle pseudo anarchiche egemonie digitali alle quali, alle volte, anche inconsapevolmente, ci sottoponiamo. Il corpo che si mostra, quindi, evoca le sembianze di un divenire che specchia la mutevole realtà sociale con la quale interagisce e Luca Lacci allude alle identità multiple che possiamo liberamente scegliere di assumere e performare. Sul potere delle proprie azioni si focalizza la terza sezione del libro, a partire dalla formazione personale. Il percorso di realizzazione si intreccia con il principio della dignità del lavoratore, per concludere l'esperienza sul senso di responsabilità del sé e della difesa che chiama in causa le regole del giusto processo. L'utilità di questo libro risiede nella sua funzione e nella capacità di confrontarsi con temi molto attuali che ritrovano nella sintesi delle illustrazioni prodotte dei momenti per riflettere su quanto si è letto e si è appreso.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11578/306038
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