Nella metà degli anni Ottanta l’avvento del computer nel settore della progettazione grafica ha trasformato profondamente dagli strumenti alla prassi progettuale, dai supporti alla qualità degli artefatti, dall’identità dei progettisti ai linguaggi impiegati. Finora la storiografia internazionale si è occupata di questa rivoluzione in particolar modo focalizzandosi sulle realtà anglosassoni che sono entrate per prime in contatto con la nuova strumentazione digitale, tralasciando però gli episodi di molte altre nazioni considerate ‘periferiche’, tra cui lo scenario italiano. La tesi si propone difatti di ricostruire le vicende inedite della grafica italiana tra gli anni Ottanta e Novanta indagando sui cambiamenti in atto nel progetto grafico e individuando quali sono stati i protagonisti di queste nuove istanze visive, quali relazioni si sono instaurate tra di loro e come queste abbiano contribuito alla trasformazione dei linguaggi visivi confrontandosi con lo scenario internazionale. Lo scopo principale è dar voce a figure minori della storia della grafica italiana e ricostruire le geografie relazionali che sottendono alcune particolari vicende. Attraverso una serie di testimonianze orali è stato possibile individuare alcune peculiarità del panorama italiano di quegli anni. Innanzitutto si riscontra una chiara suddivisione in tre generazioni principali – gli apocalittici, gli integrati e i tecno-entusiasti – che affrontano l’avvento del computer in modo differente, ma che soprattutto conducono riflessioni diverse sui linguaggi, condizionati dai loro approcci e dall’atteggiamento verso la nuova strumentazione digitale. In secondo luogo si individuano quali sono le specificità del graphic design italiano del periodo analizzato in questa tesi, da un lato è il risultato della estesa contaminazione delle tecniche e della mescolanza delle espressioni visive, configurandosi conseguentemente come un progetto integrato e ibrido, e dall’altro nasce dalla capacità critica di filtrare esperienze e patrimoni diversi e di assumere come proprie certe modalità progettuali estere rielaborandole in chiave italiana. Ciò che si evince alla fine è l’esistenza di una miriade di approcci differenti condizionati dal contesto in cui i progettisti lavorano, di un’eterogeneità dei linguaggi che spaziano da quello più sperimentale a quelli multimediale e di una ricchezza di produzione ampliata anche dalla velocizzazione della prassi progettuale, effetto dell’elaborazione digitale degli artefatti comunicativi. Quindi il graphic design italiano degli anni Ottanta e Novanta non si può descrivere come una visione unitaria, intesa come un gruppo di persone che porta avanti un pensiero coerente su approcci e linguaggi, bensì si dovrebbe intendere come un’orchestra polifonica, dove ogni singolo componente contribuisce a costruire con il suo punto di vista la base della comunicazione visiva nazionale; una comunità capace di formare attraverso le vicende di quegli anni una serie di professionalità future.

Linguaggi ibridi. I progettisti grafici italiani e il computer come nuovo strumento di progetto tra gli anni Ottanta e Novanta / Pastore, Monica. - (2021 Sep 27). [10.25432/pastore-monica_phd2021-09-27]

Linguaggi ibridi. I progettisti grafici italiani e il computer come nuovo strumento di progetto tra gli anni Ottanta e Novanta

PASTORE, MONICA
2021-09-27T00:00:00+02:00

Abstract

Nella metà degli anni Ottanta l’avvento del computer nel settore della progettazione grafica ha trasformato profondamente dagli strumenti alla prassi progettuale, dai supporti alla qualità degli artefatti, dall’identità dei progettisti ai linguaggi impiegati. Finora la storiografia internazionale si è occupata di questa rivoluzione in particolar modo focalizzandosi sulle realtà anglosassoni che sono entrate per prime in contatto con la nuova strumentazione digitale, tralasciando però gli episodi di molte altre nazioni considerate ‘periferiche’, tra cui lo scenario italiano. La tesi si propone difatti di ricostruire le vicende inedite della grafica italiana tra gli anni Ottanta e Novanta indagando sui cambiamenti in atto nel progetto grafico e individuando quali sono stati i protagonisti di queste nuove istanze visive, quali relazioni si sono instaurate tra di loro e come queste abbiano contribuito alla trasformazione dei linguaggi visivi confrontandosi con lo scenario internazionale. Lo scopo principale è dar voce a figure minori della storia della grafica italiana e ricostruire le geografie relazionali che sottendono alcune particolari vicende. Attraverso una serie di testimonianze orali è stato possibile individuare alcune peculiarità del panorama italiano di quegli anni. Innanzitutto si riscontra una chiara suddivisione in tre generazioni principali – gli apocalittici, gli integrati e i tecno-entusiasti – che affrontano l’avvento del computer in modo differente, ma che soprattutto conducono riflessioni diverse sui linguaggi, condizionati dai loro approcci e dall’atteggiamento verso la nuova strumentazione digitale. In secondo luogo si individuano quali sono le specificità del graphic design italiano del periodo analizzato in questa tesi, da un lato è il risultato della estesa contaminazione delle tecniche e della mescolanza delle espressioni visive, configurandosi conseguentemente come un progetto integrato e ibrido, e dall’altro nasce dalla capacità critica di filtrare esperienze e patrimoni diversi e di assumere come proprie certe modalità progettuali estere rielaborandole in chiave italiana. Ciò che si evince alla fine è l’esistenza di una miriade di approcci differenti condizionati dal contesto in cui i progettisti lavorano, di un’eterogeneità dei linguaggi che spaziano da quello più sperimentale a quelli multimediale e di una ricchezza di produzione ampliata anche dalla velocizzazione della prassi progettuale, effetto dell’elaborazione digitale degli artefatti comunicativi. Quindi il graphic design italiano degli anni Ottanta e Novanta non si può descrivere come una visione unitaria, intesa come un gruppo di persone che porta avanti un pensiero coerente su approcci e linguaggi, bensì si dovrebbe intendere come un’orchestra polifonica, dove ogni singolo componente contribuisce a costruire con il suo punto di vista la base della comunicazione visiva nazionale; una comunità capace di formare attraverso le vicende di quegli anni una serie di professionalità future.
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Linguaggi ibridi. I progettisti grafici italiani e il computer come nuovo strumento di progetto tra gli anni Ottanta e Novanta / Pastore, Monica. - (2021 Sep 27). [10.25432/pastore-monica_phd2021-09-27]
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