Il volume illustra le modalità costruttive ricorrenti nelle opere in precompresso, il loro funzionamento statico e gli esiti progettuali che caratterizzano alcuni capolavori della costruzione in Italia. Il racconto prende le mosse dalla nascita del cemento armato precompresso e ne segue la diffusione in Italia, senza assoggettarsi alla sequenza cronologica, ma piuttosto dando voce e figura alle potenzialità tecniche ed espressive che questo nuovo materiale ha offerto al mondo della costruzione. Alla base di questo studio si pone la ricerca di dottorato dell'autrice dedicata a Riccardo Morandi ingegnere (1902-1989): le sperimentazioni e le opere in cemento armato precompresso degli anni cinquanta (XVIII ciclo, Università di Roma Tor Vergata, tutor prof. Claudia Conforti, coordinatore prof. Sergio Poretti) condotta e discussa nel Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Roma Tor Vergata, dove da più di vent’anni si conducono ricerche pionieristiche sulla costruzione confrontata con la storia dell’ingegneria e del cantiere, dal mondo antico fino agli edifici contemporanei. Lo scritto di apertura guida il lettore attraverso le tappe fondamentali in cui si afferma la nuova tecnica costruttiva in cemento precompresso. I capitoli successivi mettono a fuoco una decina di casi studio nei quali la costruzione è una perfetta fusione di qualità formale e di sapienza tecnica: non si propone pertanto un semplice catalogo di opere italiane, ma una selezione particolarmente mirata di esempi nei quali la volontà estetica guida l’elaborazione del progetto costruttivo, dove progettisti di grande talento architettonico hanno scelto, tra le soluzioni tecniche possibili, quella più elegante e raffinata. L’eccezionalità di queste opere dell’ingegneria italiana è anche prova della volontà di dimostrare che l’Italia, pur uscita sconfitta e impoverita dal secondo conflitto mondiale, arretrata industrialmente e tecnologicamente, con cantieri artigianali e tradizionali, ha dato prova di intraprendenza imprenditoriale e sapienza tecnica tali da approdare a risultati esemplari. Alcune occasioni in particolare hanno creato le premesse per una sperimentazione diffusa e audace: la costruzione dell’autostrada del Sole, le opere per le Olimpiadi di Roma del 1960, l’Esposizione di Torino del 1961 per il centenario dell’Unità d’Italia. Siamo di fronte a cantiere artigianali da cui sono uscite architetture esemplari e uniche per originalità e audacia costruttiva. Opere che è imperativo conoscere al fine di conservarla adeguatamente. Molte di esse, soprattutto le opere infrastrutturali, infatti soffrono di un forte degrado e di ammaloramenti diversi, dovuti sia alla progettazione pionieristica che, soprattutto, all’attuale ambiente fisico divenuto particolarmente aggressivo e a condizioni di traffico decisamente esorbitanti quelle di progetto. Si tratta dunque spesso di opere a rischio, come dimostra il caso eclatante del viadotto del Polcevera, che periodicamente è minacciato di demolizione dall’Anas a causa della sua sopravvenuta inadeguatezza al traffico attuale e delle difficoltà di manutenzione e monitoraggio, ma che in realtà viene periodicamente rappezzato, pur in assenza di un progetto definito e globale di intervento di salvaguardia, per cui occorre una conoscenza allo stato attuale del tutto inesistente. Il libro si conclude con un’intervista all’ingegnere Franco Levi, un maestro recentemente scomparso, che fu tra i più brillanti allievi di Gustavo Colonnetti, il caposcuola teorico e garante scientifico della costruzione italiana in precompresso. Levi con vivace immediatezza ed entusiasmo ripercorre la nascita e l’evoluzione del precompresso, attraverso conquiste e sconfitte di una tecnica ancora oggi in evoluzione. Una sintetica bibliografia ragionata chiude il volume. La qualità architettonica degli edifici dipende da innumerevoli fattori: in primo luogo dalla perfetta sintonia tra l'ideazione e la costruzione. Questo libro dà conto della bellezza di alcuni capolavori costruiti in Italia e appartenenti a tipologie diverse: palazzi, chiese, ponti, cinema, viadotti, accomunati tutti da un uso particolarmente sofisticato e pertinente del cemento armato precompresso. Opere tutte caratterizzate dalla perfetta armonia tra forma e tecnica del calcestruzzo armato precompresso, che si dispiegano dalle sperimentazioni degli anni cinquanta, come il cinema teatro Maestoso a Roma di Riccardo Morandi, sessanta come il ponte sull'Arno a Incisa di Silvano Zorzi, fino ai recentissimi, innovativi impieghi di questa tecnica ormai consolidata, adottati nella chiesa di Tor Tre Teste, a Roma, di Richard Meier. Attraverso l'analisi dell'architettura e dell'ingegneria viene configurata una sintetica, ma approfondita storia dello sviluppo del cemento armato precompresso in Italia, che attesta il prestigio di una tradizione costruttiva fatta di sperimentazione tecnica e di volontà di bellezza. Il volume si rivela un utile repertorio per i tecnici e per coloro che sempre più frequentemente si trovano a risarcire o modificare opere, soprattutto ponti e viadotti, delle quali è difficile conoscere la struttura, la storia costruttiva e i monitoraggi.

La costruzione in precompresso : conoscere per recuperare il patrimonio italiano

M. Marandola
2009

Abstract

Il volume illustra le modalità costruttive ricorrenti nelle opere in precompresso, il loro funzionamento statico e gli esiti progettuali che caratterizzano alcuni capolavori della costruzione in Italia. Il racconto prende le mosse dalla nascita del cemento armato precompresso e ne segue la diffusione in Italia, senza assoggettarsi alla sequenza cronologica, ma piuttosto dando voce e figura alle potenzialità tecniche ed espressive che questo nuovo materiale ha offerto al mondo della costruzione. Alla base di questo studio si pone la ricerca di dottorato dell'autrice dedicata a Riccardo Morandi ingegnere (1902-1989): le sperimentazioni e le opere in cemento armato precompresso degli anni cinquanta (XVIII ciclo, Università di Roma Tor Vergata, tutor prof. Claudia Conforti, coordinatore prof. Sergio Poretti) condotta e discussa nel Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Roma Tor Vergata, dove da più di vent’anni si conducono ricerche pionieristiche sulla costruzione confrontata con la storia dell’ingegneria e del cantiere, dal mondo antico fino agli edifici contemporanei. Lo scritto di apertura guida il lettore attraverso le tappe fondamentali in cui si afferma la nuova tecnica costruttiva in cemento precompresso. I capitoli successivi mettono a fuoco una decina di casi studio nei quali la costruzione è una perfetta fusione di qualità formale e di sapienza tecnica: non si propone pertanto un semplice catalogo di opere italiane, ma una selezione particolarmente mirata di esempi nei quali la volontà estetica guida l’elaborazione del progetto costruttivo, dove progettisti di grande talento architettonico hanno scelto, tra le soluzioni tecniche possibili, quella più elegante e raffinata. L’eccezionalità di queste opere dell’ingegneria italiana è anche prova della volontà di dimostrare che l’Italia, pur uscita sconfitta e impoverita dal secondo conflitto mondiale, arretrata industrialmente e tecnologicamente, con cantieri artigianali e tradizionali, ha dato prova di intraprendenza imprenditoriale e sapienza tecnica tali da approdare a risultati esemplari. Alcune occasioni in particolare hanno creato le premesse per una sperimentazione diffusa e audace: la costruzione dell’autostrada del Sole, le opere per le Olimpiadi di Roma del 1960, l’Esposizione di Torino del 1961 per il centenario dell’Unità d’Italia. Siamo di fronte a cantiere artigianali da cui sono uscite architetture esemplari e uniche per originalità e audacia costruttiva. Opere che è imperativo conoscere al fine di conservarla adeguatamente. Molte di esse, soprattutto le opere infrastrutturali, infatti soffrono di un forte degrado e di ammaloramenti diversi, dovuti sia alla progettazione pionieristica che, soprattutto, all’attuale ambiente fisico divenuto particolarmente aggressivo e a condizioni di traffico decisamente esorbitanti quelle di progetto. Si tratta dunque spesso di opere a rischio, come dimostra il caso eclatante del viadotto del Polcevera, che periodicamente è minacciato di demolizione dall’Anas a causa della sua sopravvenuta inadeguatezza al traffico attuale e delle difficoltà di manutenzione e monitoraggio, ma che in realtà viene periodicamente rappezzato, pur in assenza di un progetto definito e globale di intervento di salvaguardia, per cui occorre una conoscenza allo stato attuale del tutto inesistente. Il libro si conclude con un’intervista all’ingegnere Franco Levi, un maestro recentemente scomparso, che fu tra i più brillanti allievi di Gustavo Colonnetti, il caposcuola teorico e garante scientifico della costruzione italiana in precompresso. Levi con vivace immediatezza ed entusiasmo ripercorre la nascita e l’evoluzione del precompresso, attraverso conquiste e sconfitte di una tecnica ancora oggi in evoluzione. Una sintetica bibliografia ragionata chiude il volume. La qualità architettonica degli edifici dipende da innumerevoli fattori: in primo luogo dalla perfetta sintonia tra l'ideazione e la costruzione. Questo libro dà conto della bellezza di alcuni capolavori costruiti in Italia e appartenenti a tipologie diverse: palazzi, chiese, ponti, cinema, viadotti, accomunati tutti da un uso particolarmente sofisticato e pertinente del cemento armato precompresso. Opere tutte caratterizzate dalla perfetta armonia tra forma e tecnica del calcestruzzo armato precompresso, che si dispiegano dalle sperimentazioni degli anni cinquanta, come il cinema teatro Maestoso a Roma di Riccardo Morandi, sessanta come il ponte sull'Arno a Incisa di Silvano Zorzi, fino ai recentissimi, innovativi impieghi di questa tecnica ormai consolidata, adottati nella chiesa di Tor Tre Teste, a Roma, di Richard Meier. Attraverso l'analisi dell'architettura e dell'ingegneria viene configurata una sintetica, ma approfondita storia dello sviluppo del cemento armato precompresso in Italia, che attesta il prestigio di una tradizione costruttiva fatta di sperimentazione tecnica e di volontà di bellezza. Il volume si rivela un utile repertorio per i tecnici e per coloro che sempre più frequentemente si trovano a risarcire o modificare opere, soprattutto ponti e viadotti, delle quali è difficile conoscere la struttura, la storia costruttiva e i monitoraggi.
9788832474039
7403/1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11578/307682
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