Questa pubblicazione raccoglie uno dei molti dialoghi tra una allieva ormai docente e il suo antico maestro ora in pensione. In questa conversazione riecheggiano modalità dialogiche che, nell’arco di una lunga consuetudine, non si sono mai affi evolite. Gli argomenti, in apparente oscillazione, e talora insistiti in ripetizioni, vanno dalle rifl essioni sull’insegnamento alle trasformazioni prodottesi nella cultura e nella pratica architettonica, dalle ricerche condotte insieme – tanto applicate quanto teoriche – fi no alla microstoria di Iuav e alle politiche culturali esperite nel corso della esperienza didattica e istituzionale svolta da Carnevale. Attraverso domande e risposte si affacciano alcuni temi già affrontati ed emergono anche elementi di novità, soprattutto nella considerazione del sapere esperenziale, accantonato e stigmatizzato proprio dalla generazione cui appartiene Carnevale (gli anni del ’68) e ora rivalutato come antidoto agli eccessi che l’avvento del digitale sta producendo. Carnevale ritorna sul rifi uto di approcci didattici deduttivi, improntati ad apprendimenti dogmatici e di osservanza metodologica, a favore di una pratica pedagogica induttiva. Al tempo stesso, viene sostenuta la tesi di una Scuola Iuav quale risultante storica (e metastorica) di un ambiente culturale con caratteristiche e dinamiche che, nel tempo, appaiono strutturarsi e consolidarsi. Infine Carnevale termina con un monito: la necessità di tornare al disegno come sola pratica per far emergere un pensiero progettuale (il pensiero della mano). I dialoghi si concludono con una sorta di postfazione (epilogo) e la bibliografi a dei testi citati da Carnevale.

Epilogo

Giani, Esther
2021

Abstract

Questa pubblicazione raccoglie uno dei molti dialoghi tra una allieva ormai docente e il suo antico maestro ora in pensione. In questa conversazione riecheggiano modalità dialogiche che, nell’arco di una lunga consuetudine, non si sono mai affi evolite. Gli argomenti, in apparente oscillazione, e talora insistiti in ripetizioni, vanno dalle rifl essioni sull’insegnamento alle trasformazioni prodottesi nella cultura e nella pratica architettonica, dalle ricerche condotte insieme – tanto applicate quanto teoriche – fi no alla microstoria di Iuav e alle politiche culturali esperite nel corso della esperienza didattica e istituzionale svolta da Carnevale. Attraverso domande e risposte si affacciano alcuni temi già affrontati ed emergono anche elementi di novità, soprattutto nella considerazione del sapere esperenziale, accantonato e stigmatizzato proprio dalla generazione cui appartiene Carnevale (gli anni del ’68) e ora rivalutato come antidoto agli eccessi che l’avvento del digitale sta producendo. Carnevale ritorna sul rifi uto di approcci didattici deduttivi, improntati ad apprendimenti dogmatici e di osservanza metodologica, a favore di una pratica pedagogica induttiva. Al tempo stesso, viene sostenuta la tesi di una Scuola Iuav quale risultante storica (e metastorica) di un ambiente culturale con caratteristiche e dinamiche che, nel tempo, appaiono strutturarsi e consolidarsi. Infine Carnevale termina con un monito: la necessità di tornare al disegno come sola pratica per far emergere un pensiero progettuale (il pensiero della mano). I dialoghi si concludono con una sorta di postfazione (epilogo) e la bibliografi a dei testi citati da Carnevale.
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