Nella dimensione di stratificazione storica entro la quale si collocano i beni culturali ci si è chiesti quali siano le continuità e discontinuità interpretative che il design, in quanto disciplina accademica, prima ancora che pratica progettuale, può suggerire per ciascuna declinazione presa in considerazione dalle singole ricerche. In quale modo il design può produrre nuova conoscenza condivisibile nella sua struttura critico-analitica, e nuova progettualità, nella sua dimensione sintetico-poetica, che pure le compete? Quale il rapporto con i contenuti e i metodi propri delle discipline che storicamente di questo dibattito sui beni culturali si sono fatte interpreti? Come queste possono trarre vantaggio dall’apertura contemporanea del design nei confronti delle intelligenze collettive di cui partecipazione e open source sono interpreti? E dunque, infine, quali le relazioni interdisciplinari che il design intesse, esponendosi al pericolo non tanto di rendere labili i propri confini, quanto forse di perdere il centro delle proprie riflessioni?

Presentazione

Gunetti, Luciana
;
Vaccari, Alessandra
;
Vinti, Carlo
2018

Abstract

Nella dimensione di stratificazione storica entro la quale si collocano i beni culturali ci si è chiesti quali siano le continuità e discontinuità interpretative che il design, in quanto disciplina accademica, prima ancora che pratica progettuale, può suggerire per ciascuna declinazione presa in considerazione dalle singole ricerche. In quale modo il design può produrre nuova conoscenza condivisibile nella sua struttura critico-analitica, e nuova progettualità, nella sua dimensione sintetico-poetica, che pure le compete? Quale il rapporto con i contenuti e i metodi propri delle discipline che storicamente di questo dibattito sui beni culturali si sono fatte interpreti? Come queste possono trarre vantaggio dall’apertura contemporanea del design nei confronti delle intelligenze collettive di cui partecipazione e open source sono interpreti? E dunque, infine, quali le relazioni interdisciplinari che il design intesse, esponendosi al pericolo non tanto di rendere labili i propri confini, quanto forse di perdere il centro delle proprie riflessioni?
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