Costruire nel costruito è un’attitudine intellettuale e una ricorrente e paradigmatica condizione del progetto, che la tesi indaga attraverso una riflessione operativa e non esaustiva sull’opera di Ignazio Gardella. La ricerca si concentra sul tema del rapporto tra antico e nuovo e, nello specifico, sulla dialettica che si instaura nel progetto con il corpo della città e dell’architettura esistente, in termini fisici e di significato. L’architettura di Gardella è portatrice di un approccio critico e dialogico al costruito, capace di coinvolgere edifici, parti di edifici e oggetti antichi, come elementi attivi della composizione. La ricerca muove dallo scavo analitico di alcune opere selezionate – un progetto urbano, un progetto architettonico, nove progetti di interni –, con la convinzione che l’interrogazione diretta del ‘testo’ architettonico, la sua scomposizione in parti e categorie significative e la sua successiva ‘ricomposizione’, permetta di appropriarsi delle tecniche compositive di un autore, o delle sue strategie progettuali, e di sprigionare il loro valore attuale. La struttura della tesi si articola in tre parti, che corrispondono a tre diverse ‘scale’ del progetto e del confronto con le preesistenze: un’esplorazione transcalare, che origina dallo studio del piano per il centro antico di Genova e procede, a ritroso, dalla città all’architettura del museo, agli interni, attraverso una lettura diacronica che porta in rilievo le questioni ‘teoriche’ e i temi generalizzabili del progetto. Il primo capitolo affronta lo studio di una genealogia di progetti per la città di Genova, che mettono in discussione le categorie consolidate della conservazione dei centri storici, attraverso la selezione e l’utilizzo dei frammenti del nucleo antico, sopravvissuti ai bombardamenti. Nel Piano Particolareggiato di S. Donato e S. Silvestro (1969-74), Gardella costruisce il vuoto come spazio della vita collettiva che nasce dalla memoria di antiche topografie, e costruisce il vuoto come spazio di rappresentazione, dove selezionati personaggi nuovi e antichi, si fronteggiano su nuovi suoli. La Facoltà di Architettura (1975-89), trattiene nella sua figura una evocazione mutevole dei diversi mondi radicati nella memoria collettiva. Unico frammento realizzato del piano, emerge a scala urbana come simbolo di rifondazione e assume un valore dimostrativo rispetto all’intendimento vitale della conservazione insito nel progetto urbano. Nel secondo capitolo, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (1948-54), inteso come opera emblematica del linguaggio di Gardella, è oggetto di una riflessione intrecciata tra la processualità progettuale e i principi espressi nella didattica allo Iuav, che riannoda questioni teoriche depositate nella prassi progettuale. La costruzione del carattere si rivela determinante per evocare il significato della vita nel luogo e manifesta la strategia di quell’architettura come metafora della costruzione, in cui l’espressione si fa corpo attraverso l’invenzione degli elementi costruttivi. Il terzo e ultimo capitolo raccoglie una esplorazione di allestimenti e ‘riordini’ realizzati dal giovane Gardella negli anni ’30-40 che percorre la genesi delle sue strategie per costruire nel costruito (e non solo), parallelamente all’affermazione di un autonomo linguaggio. Un’occasione per registrare l’importanza della teatralità negli interni gardelliani, ai fini del coinvolgimento di spazialità, oggetti ed opere antiche. L’utilizzo dei materiali della storia, invece della loro negazione – in termini di distruzione o, all’opposto, di separazione astratta dalla contingenza del reale – costituisce una via più complessa, ma estremamente interessante, per dispiegare la vita latente nelle cose.

IGNAZIO GARDELLA. COSTRUIRE NEL COSTRUITO: dialettica della storia, carattere dell'architettura / Cavallo, Claudia. - (2022 Jul 21). [10.25432/cavallo-claudia_phd2022-07-21]

IGNAZIO GARDELLA. COSTRUIRE NEL COSTRUITO: dialettica della storia, carattere dell'architettura

CAVALLO, CLAUDIA
2022

Abstract

Costruire nel costruito è un’attitudine intellettuale e una ricorrente e paradigmatica condizione del progetto, che la tesi indaga attraverso una riflessione operativa e non esaustiva sull’opera di Ignazio Gardella. La ricerca si concentra sul tema del rapporto tra antico e nuovo e, nello specifico, sulla dialettica che si instaura nel progetto con il corpo della città e dell’architettura esistente, in termini fisici e di significato. L’architettura di Gardella è portatrice di un approccio critico e dialogico al costruito, capace di coinvolgere edifici, parti di edifici e oggetti antichi, come elementi attivi della composizione. La ricerca muove dallo scavo analitico di alcune opere selezionate – un progetto urbano, un progetto architettonico, nove progetti di interni –, con la convinzione che l’interrogazione diretta del ‘testo’ architettonico, la sua scomposizione in parti e categorie significative e la sua successiva ‘ricomposizione’, permetta di appropriarsi delle tecniche compositive di un autore, o delle sue strategie progettuali, e di sprigionare il loro valore attuale. La struttura della tesi si articola in tre parti, che corrispondono a tre diverse ‘scale’ del progetto e del confronto con le preesistenze: un’esplorazione transcalare, che origina dallo studio del piano per il centro antico di Genova e procede, a ritroso, dalla città all’architettura del museo, agli interni, attraverso una lettura diacronica che porta in rilievo le questioni ‘teoriche’ e i temi generalizzabili del progetto. Il primo capitolo affronta lo studio di una genealogia di progetti per la città di Genova, che mettono in discussione le categorie consolidate della conservazione dei centri storici, attraverso la selezione e l’utilizzo dei frammenti del nucleo antico, sopravvissuti ai bombardamenti. Nel Piano Particolareggiato di S. Donato e S. Silvestro (1969-74), Gardella costruisce il vuoto come spazio della vita collettiva che nasce dalla memoria di antiche topografie, e costruisce il vuoto come spazio di rappresentazione, dove selezionati personaggi nuovi e antichi, si fronteggiano su nuovi suoli. La Facoltà di Architettura (1975-89), trattiene nella sua figura una evocazione mutevole dei diversi mondi radicati nella memoria collettiva. Unico frammento realizzato del piano, emerge a scala urbana come simbolo di rifondazione e assume un valore dimostrativo rispetto all’intendimento vitale della conservazione insito nel progetto urbano. Nel secondo capitolo, il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (1948-54), inteso come opera emblematica del linguaggio di Gardella, è oggetto di una riflessione intrecciata tra la processualità progettuale e i principi espressi nella didattica allo Iuav, che riannoda questioni teoriche depositate nella prassi progettuale. La costruzione del carattere si rivela determinante per evocare il significato della vita nel luogo e manifesta la strategia di quell’architettura come metafora della costruzione, in cui l’espressione si fa corpo attraverso l’invenzione degli elementi costruttivi. Il terzo e ultimo capitolo raccoglie una esplorazione di allestimenti e ‘riordini’ realizzati dal giovane Gardella negli anni ’30-40 che percorre la genesi delle sue strategie per costruire nel costruito (e non solo), parallelamente all’affermazione di un autonomo linguaggio. Un’occasione per registrare l’importanza della teatralità negli interni gardelliani, ai fini del coinvolgimento di spazialità, oggetti ed opere antiche. L’utilizzo dei materiali della storia, invece della loro negazione – in termini di distruzione o, all’opposto, di separazione astratta dalla contingenza del reale – costituisce una via più complessa, ma estremamente interessante, per dispiegare la vita latente nelle cose.
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ARCHITETTURA, CITTA' E DESIGN
IGNAZIO GARDELLA. COSTRUIRE NEL COSTRUITO: dialettica della storia, carattere dell'architettura / Cavallo, Claudia. - (2022 Jul 21). [10.25432/cavallo-claudia_phd2022-07-21]
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Descrizione: IGNAZIO GARDELLA. COSTRUIRE NEL COSTRUITO_C. CAVALLO
Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/319401
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