Tra i principali protagonisti delle vicende architettoniche del secondo dopoguerra, Louis I. Kahn ha lasciato indiscutibili capolavori, tra i quali il Salk Institute a La Jolla (California), il Kimbell Museum di Fort Worth (Texas), il complesso del Parlamento a Dacca (Bangladesh). Magnifico costruttore, curioso osservatore, instancabile oratore, Louis Kahn non si sottrae alle responsabilità che accompagnano il mestiere da lui scelto, affiancando il lavoro progettuale con un’inesauribile ricerca intorno ai fondamenti dell’architettura. Sulla base di documenti e disegni conservati presso gli Architectural Archives della University of Pennsylvania a Philadelphia, gli Yale University Library Manuscripts and Archives a New Haven (Connecticut) e la Avery Library della Columbia University a New York l’autrice ricostruisce il complesso ambito culturale in cui l’opera di Kahn si colloca, offrendone un’inedita interpretazione. Le opere dell’architetto estone-americano si sottraggono a categorie precostituite, ponendo a coloro che hanno avuto in sorte la fortuna di contemplarle domande ineludibili circa il destino del costruire, la categoria stessa di modernità. Per questa ragione l’autrice ha scelto di intrecciare l’analisi dei singoli progetti di Kahn con la rilettura di alcuni tra i più significativi dei suoi scritti al fine di cogliere la complessità del pensiero dell’architetto, ripercorrendone il lavoro dalla formazione agli esiti monumentali degli anni sessanta e settanta, nel tentativo di cogliere la natura della classicità che ne distingue l’opera matura. Il rapporto instaurato da Kahn con il raffinato ambiente culturale che ruota intorno alla figura di George Howe a Yale, la lezione appresa dagli antichi osservando le rovine romane in occasione del viaggio nel Mediterraneo del 1951, il lavoro in cantiere a fianco dell’ingegnere August Komendant sono solo alcuni dei temi affrontati nel presente volume, arricchito da un’ampia appendice fotografica con gli scatti di Alessandra Chemollo e Fulvio Orsenigo.

Louis I. Kahn 1901-1974

BONAITI, MARIA
2012

Abstract

Tra i principali protagonisti delle vicende architettoniche del secondo dopoguerra, Louis I. Kahn ha lasciato indiscutibili capolavori, tra i quali il Salk Institute a La Jolla (California), il Kimbell Museum di Fort Worth (Texas), il complesso del Parlamento a Dacca (Bangladesh). Magnifico costruttore, curioso osservatore, instancabile oratore, Louis Kahn non si sottrae alle responsabilità che accompagnano il mestiere da lui scelto, affiancando il lavoro progettuale con un’inesauribile ricerca intorno ai fondamenti dell’architettura. Sulla base di documenti e disegni conservati presso gli Architectural Archives della University of Pennsylvania a Philadelphia, gli Yale University Library Manuscripts and Archives a New Haven (Connecticut) e la Avery Library della Columbia University a New York l’autrice ricostruisce il complesso ambito culturale in cui l’opera di Kahn si colloca, offrendone un’inedita interpretazione. Le opere dell’architetto estone-americano si sottraggono a categorie precostituite, ponendo a coloro che hanno avuto in sorte la fortuna di contemplarle domande ineludibili circa il destino del costruire, la categoria stessa di modernità. Per questa ragione l’autrice ha scelto di intrecciare l’analisi dei singoli progetti di Kahn con la rilettura di alcuni tra i più significativi dei suoi scritti al fine di cogliere la complessità del pensiero dell’architetto, ripercorrendone il lavoro dalla formazione agli esiti monumentali degli anni sessanta e settanta, nel tentativo di cogliere la natura della classicità che ne distingue l’opera matura. Il rapporto instaurato da Kahn con il raffinato ambiente culturale che ruota intorno alla figura di George Howe a Yale, la lezione appresa dagli antichi osservando le rovine romane in occasione del viaggio nel Mediterraneo del 1951, il lavoro in cantiere a fianco dell’ingegnere August Komendant sono solo alcuni dei temi affrontati nel presente volume, arricchito da un’ampia appendice fotografica con gli scatti di Alessandra Chemollo e Fulvio Orsenigo.
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