Sul lago di Garda, fin dalle prime ore del mattino, soffia una brezza leggera proveniente da settentrione, più precisamente da Nord-Nord-Est. Peler è il nome con cui viene chiamato questo canto di Eolo, equivalente a un canonico maestrale, che rinfresca le zone limitrofe al lago, arrivando fino in Valpolicella. Apparentemente invisibile, il Peler è il protagonista di queste colline della Valpolicella, soffiando con decisione, manifesta i suoi effetti sulla Natura e sui suoi frutti; l’impianto generale del progetto segue quindi l’inclinazione di 22,5 gradi Nord-Est per onorarlo. Emanazione dello spirito del luogo in cui si trova, la cantina, come un terrazzamento, prende posto al di sopra di una delle cinque cave dimenticate, generandosi mediante la pietra stessa. Muri in gabbioni si innalzano su un basamento in calcestruzzo: il tempio dell’uva si erge come un terrazzamento come fosse sempre esistito. Due flussi principali interessano il progetto: il produttivo, con il fruttaio e la cantina in gravità, originata per sottrazione di terreno, e quello pubblico, con il percorso di visita e i luoghi destinati alla degustazione. Due elementi eccezionali completano le geometrie del progetto e segnano il territorio attraverso una calligrafia più puntuale: il padiglione delle degustazioni estive e la residenza per gli ospiti, luoghi di delizie, concludono il disegno territoriale che dalla cantina si è originato. Il padiglione delle degustazioni estive, si imposta su una piccola cava circolare più a Nord, dalla quale prende forma e alla quale restituisce nuova vita. Il terzo frammento del luogo è la residenza per pochi ospiti eletti, che sorge sul limite Ovest del sito, nel punto in cui si ha un cambio di registro della vegetazione che restituisce un nuovo sguardo sul paesaggio. Nascosto ad un piano ipogeo e raccolto in una cella a pianta circolare, eco delle antiche ghiacciaie d’epoca, il segreto della casa: la collezione privata dei vini più pregiati, tesoro a cui l’intero progetto è devoto.

Memorie Retiche

Elisa Monaci;
2017-01-01

Abstract

Sul lago di Garda, fin dalle prime ore del mattino, soffia una brezza leggera proveniente da settentrione, più precisamente da Nord-Nord-Est. Peler è il nome con cui viene chiamato questo canto di Eolo, equivalente a un canonico maestrale, che rinfresca le zone limitrofe al lago, arrivando fino in Valpolicella. Apparentemente invisibile, il Peler è il protagonista di queste colline della Valpolicella, soffiando con decisione, manifesta i suoi effetti sulla Natura e sui suoi frutti; l’impianto generale del progetto segue quindi l’inclinazione di 22,5 gradi Nord-Est per onorarlo. Emanazione dello spirito del luogo in cui si trova, la cantina, come un terrazzamento, prende posto al di sopra di una delle cinque cave dimenticate, generandosi mediante la pietra stessa. Muri in gabbioni si innalzano su un basamento in calcestruzzo: il tempio dell’uva si erge come un terrazzamento come fosse sempre esistito. Due flussi principali interessano il progetto: il produttivo, con il fruttaio e la cantina in gravità, originata per sottrazione di terreno, e quello pubblico, con il percorso di visita e i luoghi destinati alla degustazione. Due elementi eccezionali completano le geometrie del progetto e segnano il territorio attraverso una calligrafia più puntuale: il padiglione delle degustazioni estive e la residenza per gli ospiti, luoghi di delizie, concludono il disegno territoriale che dalla cantina si è originato. Il padiglione delle degustazioni estive, si imposta su una piccola cava circolare più a Nord, dalla quale prende forma e alla quale restituisce nuova vita. Il terzo frammento del luogo è la residenza per pochi ospiti eletti, che sorge sul limite Ovest del sito, nel punto in cui si ha un cambio di registro della vegetazione che restituisce un nuovo sguardo sul paesaggio. Nascosto ad un piano ipogeo e raccolto in una cella a pianta circolare, eco delle antiche ghiacciaie d’epoca, il segreto della casa: la collezione privata dei vini più pregiati, tesoro a cui l’intero progetto è devoto.
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