Il volume ripercorre l'importante vicenda storico-architettonica di Borgo San Donnino (Fidenza) nei secoli XVI e XVII quando i Farnese, contemporaneamente alla demolizione delle mura, destinarono somme ingenti per la costruzione di un nuovo edificio: il complesso conventuale dei Gesuiti. Il capitolo sull'ipogeo della Chiesa della Gran Madre di Dio di cui è autrice R. Cantarelli, tenta di fare luce sulla natura di questo avvincente spazio nascosto. Un approfondito rilievo architettonico e uno studio storico-critico in confronto con mirate indagini archeologiche portano la candidata a ritenere che l’attuale spazio ipogeo della Gran Madre abbia inglobato, nel corso della sua edificazione, elementi di una struttura precedente, forse di una chiesetta articolata in una navata centrale affiancata da due navatelle più strette. Ed è assai suggestiva l’ipotesi che questo luogo intersechi la storia costruttiva del vicino complesso di San Michele Arcangelo, che, come ricorda il Laurini «non sorgeva sull’area dell’attuale ma vicino alla riva della Venzola, dove cioè finisce il palazzo del Ricovero [scilicet “del Collegio”]».Di quella chiesa si ha memoria insieme all’ospedale annesso fin dal 1196 (nella bolla di Celestino III e dal 1299 in poi negli atti della Diocesi di Parma): e venne demolita nel 1560 perché ridotta a uno stato di rudere; costruendosi in quello stesso anno la Chiesa attualmente esistente. Con la consapevolezza dell'importanza storica di questo luogo rivelatore di passaggi storici decisivi per la storia di Fidenza è improcrastinabile l'avvio, da parte dell'Amministrazione comunale e della Diocesi, di un progetto architettonico di recupero e restauro per la sua valorizzazione. Al volume è stato conferito il Premio letterario D. Amos Aimi 2022 città di Fidenza.

La Chiesa dei Gesuiti a Borgo San Donnino 1722 - 2022

Riccarda Cantarelli;
2022-01-01

Abstract

Il volume ripercorre l'importante vicenda storico-architettonica di Borgo San Donnino (Fidenza) nei secoli XVI e XVII quando i Farnese, contemporaneamente alla demolizione delle mura, destinarono somme ingenti per la costruzione di un nuovo edificio: il complesso conventuale dei Gesuiti. Il capitolo sull'ipogeo della Chiesa della Gran Madre di Dio di cui è autrice R. Cantarelli, tenta di fare luce sulla natura di questo avvincente spazio nascosto. Un approfondito rilievo architettonico e uno studio storico-critico in confronto con mirate indagini archeologiche portano la candidata a ritenere che l’attuale spazio ipogeo della Gran Madre abbia inglobato, nel corso della sua edificazione, elementi di una struttura precedente, forse di una chiesetta articolata in una navata centrale affiancata da due navatelle più strette. Ed è assai suggestiva l’ipotesi che questo luogo intersechi la storia costruttiva del vicino complesso di San Michele Arcangelo, che, come ricorda il Laurini «non sorgeva sull’area dell’attuale ma vicino alla riva della Venzola, dove cioè finisce il palazzo del Ricovero [scilicet “del Collegio”]».Di quella chiesa si ha memoria insieme all’ospedale annesso fin dal 1196 (nella bolla di Celestino III e dal 1299 in poi negli atti della Diocesi di Parma): e venne demolita nel 1560 perché ridotta a uno stato di rudere; costruendosi in quello stesso anno la Chiesa attualmente esistente. Con la consapevolezza dell'importanza storica di questo luogo rivelatore di passaggi storici decisivi per la storia di Fidenza è improcrastinabile l'avvio, da parte dell'Amministrazione comunale e della Diocesi, di un progetto architettonico di recupero e restauro per la sua valorizzazione. Al volume è stato conferito il Premio letterario D. Amos Aimi 2022 città di Fidenza.
2022
9788894656466
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