La storia controversa di “quella strana vicenda della ‘ricostruzione senza sviluppo’ del Vajont” ritorna al centro dell’attenzione ciclicamente in occasione delle celebrazioni commemorative. Oggi a sessant’anni dalla catastrofe, al di là delle ricostruzioni “storiche” più o meno parziali, i piani di ricostruzione del Vajont sono documenti significativi per comprendere come la cultura architettonica e urbanistica, tra le più aggiornate del Paese, abbia affrontato allora “scientificamente” il tema della ricostruzione. Peraltro il tema è più che mai attuale, rispetto alla nostra consuetudine quotidiana con devastazioni di varia natura, a seguito di guerre, dissesti idrogeologici e calamità ambientali. Questi piani avviati da Giuseppe Samonà, al di là delle cronache giornalistiche, hanno avuto eco limitata nella pubblicistica di settore e scarsa fortuna persino nelle monografie della sua opera. Se è vero che talvolta i silenzi sono più eloquenti delle affermazioni esplicite, sebbene gli indizi risultino minimi e parziali, non credo di pronunciare una tesi particolarmente azzardata nel sostenere che la vicenda della ricostruzione del Vajont, alla quale Samonà dedicò risorse e energie non trascurabili, possa aver rappresentato una pagina non propriamente felice che potrebbe aver contribuito, in qualche modo, a rendere più problematica la relazione tra architettura e urbanistica.

Giuseppe Samonà : la regia del piano-programma

Marras, Giovanni
2023-01-01

Abstract

La storia controversa di “quella strana vicenda della ‘ricostruzione senza sviluppo’ del Vajont” ritorna al centro dell’attenzione ciclicamente in occasione delle celebrazioni commemorative. Oggi a sessant’anni dalla catastrofe, al di là delle ricostruzioni “storiche” più o meno parziali, i piani di ricostruzione del Vajont sono documenti significativi per comprendere come la cultura architettonica e urbanistica, tra le più aggiornate del Paese, abbia affrontato allora “scientificamente” il tema della ricostruzione. Peraltro il tema è più che mai attuale, rispetto alla nostra consuetudine quotidiana con devastazioni di varia natura, a seguito di guerre, dissesti idrogeologici e calamità ambientali. Questi piani avviati da Giuseppe Samonà, al di là delle cronache giornalistiche, hanno avuto eco limitata nella pubblicistica di settore e scarsa fortuna persino nelle monografie della sua opera. Se è vero che talvolta i silenzi sono più eloquenti delle affermazioni esplicite, sebbene gli indizi risultino minimi e parziali, non credo di pronunciare una tesi particolarmente azzardata nel sostenere che la vicenda della ricostruzione del Vajont, alla quale Samonà dedicò risorse e energie non trascurabili, possa aver rappresentato una pagina non propriamente felice che potrebbe aver contribuito, in qualche modo, a rendere più problematica la relazione tra architettura e urbanistica.
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