Fare esperienza tattile del mondo ci configura come individui corporei in movimento, situati e costantemente riformati nel toccarsi del proprio sé con il sensibile. Allo stesso modo, lo spazio che ci circonda viene modificato dalla nostra presenza e dal nostro approccio ad esso. Le qualità materiche, spaziali e di interazione dell’architettura possono essere capite solo se la si assume come corporeità implicata nello spazio, estesa al di fuori di sé. Il presente lavoro mira a rilevare quanto le potenzialità generative di riverbero, assorbimento e restituzione spaziale insite nell’architettura possano, se applicate alle modalità di configurazione architettonica dell’installazione, condurre ad un approccio incarnato alla pratica espositiva e alla sua esperienza. In particolare, si porrà l’attenzione su come il reciproco scambio tra spazio e persona consenta di rileggere secondo profili performativi e attivi la pratica architettonica e rivalutarne le potenzialità relazionali dinamiche sottese all’esperienza di confronto con l’oggetto, insistendo sui diaframmi di tali attraversamenti. Le trame relative allo spazio come occupazione, all’inserirsi in esso per vestirsene o espropriarlo, alla distinzione tra percorrenza e possesso, oscillano tra le dicotomie di nudità e rivestimento, di passaggio e appropriazione di un’architettura di corpi, viva e attiva, con le cui scissioni si avverte l’urgenza di scontrarsi. / Making tactile experience of the world configures us as bodily individuals in motion, located and constantly reformed in touching one’s self with the sensitive. Similarly, the space is modified by our presence and our approach to it. The material, spatial and interaction qualities of architecture can only be understood if we assume it as a corporeity involved in space, extended outside of itself. This work examines how much the generative potentials of reverberation, absorption and spatial restitution inherent in architecture, if applied to the architectural configuration methods of the installation, can lead to an embodied approach to exhibition practice and its experience. In particular, the focus will be on the mutual exchange between space and person and how it allows to re-read architectural practice according to performative and active profiles and re-evaluate its dynamic relational potential underlying the experience of confrontation with the object, insisting on the diaphragms of such crossings. The plots of space as occupation, of insertion to dress or expropriate it, the distinction between walking and possession, oscillate between the dichotomies of nudity and covering, of passage and appropriation of an architecture of bodies, alive and active, whose splits are an interesting matter to clash with.

Installazione come attraversamento. Le potenzialità performative dell’architettura applicate alla pratica espositiva = Installation as crossing. The performative potential of architecture applied to exhibition practice]

Rizzi, Valentina
2021-01-01

Abstract

Fare esperienza tattile del mondo ci configura come individui corporei in movimento, situati e costantemente riformati nel toccarsi del proprio sé con il sensibile. Allo stesso modo, lo spazio che ci circonda viene modificato dalla nostra presenza e dal nostro approccio ad esso. Le qualità materiche, spaziali e di interazione dell’architettura possono essere capite solo se la si assume come corporeità implicata nello spazio, estesa al di fuori di sé. Il presente lavoro mira a rilevare quanto le potenzialità generative di riverbero, assorbimento e restituzione spaziale insite nell’architettura possano, se applicate alle modalità di configurazione architettonica dell’installazione, condurre ad un approccio incarnato alla pratica espositiva e alla sua esperienza. In particolare, si porrà l’attenzione su come il reciproco scambio tra spazio e persona consenta di rileggere secondo profili performativi e attivi la pratica architettonica e rivalutarne le potenzialità relazionali dinamiche sottese all’esperienza di confronto con l’oggetto, insistendo sui diaframmi di tali attraversamenti. Le trame relative allo spazio come occupazione, all’inserirsi in esso per vestirsene o espropriarlo, alla distinzione tra percorrenza e possesso, oscillano tra le dicotomie di nudità e rivestimento, di passaggio e appropriazione di un’architettura di corpi, viva e attiva, con le cui scissioni si avverte l’urgenza di scontrarsi. / Making tactile experience of the world configures us as bodily individuals in motion, located and constantly reformed in touching one’s self with the sensitive. Similarly, the space is modified by our presence and our approach to it. The material, spatial and interaction qualities of architecture can only be understood if we assume it as a corporeity involved in space, extended outside of itself. This work examines how much the generative potentials of reverberation, absorption and spatial restitution inherent in architecture, if applied to the architectural configuration methods of the installation, can lead to an embodied approach to exhibition practice and its experience. In particular, the focus will be on the mutual exchange between space and person and how it allows to re-read architectural practice according to performative and active profiles and re-evaluate its dynamic relational potential underlying the experience of confrontation with the object, insisting on the diaphragms of such crossings. The plots of space as occupation, of insertion to dress or expropriate it, the distinction between walking and possession, oscillate between the dichotomies of nudity and covering, of passage and appropriation of an architecture of bodies, alive and active, whose splits are an interesting matter to clash with.
2021
978-84-1320-168-9
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