Il testo esplora il ruolo delle piattaforme digitali nella società contemporanea, analizzandone criticamente l’evoluzione, le strategie di controllo e gli effetti sulle interazioni sociali e sulla produzione culturale. L’originalità del contributo risiede nell’approccio interdisciplinare che combina sociologia, design della comunicazione e studi sulle piattaforme per evidenziare le contraddizioni tra la promessa di spazi aperti e democratici e le pratiche effettive di chiusura, vincolo e sfruttamento degli utenti. L’analisi si articola attorno a due concetti chiave: la “platformization”, ovvero l’estensione delle logiche delle piattaforme a vari ambiti della vita quotidiana, e la “platform society”, in cui il digitale riorganizza le strutture sociali attraverso interfacce e algoritmi. Gli autori mostrano come le piattaforme, lungi dall’essere neutre, operino come dispositivi prescrittivi che influenzano gusti, comportamenti e modelli espressivi, riducendo la varietà culturale e favorendo la concentrazione di mercato. Particolare attenzione viene dedicata alla “enshittification”, il processo di degradazione progressiva delle piattaforme, che iniziano come strumenti aperti per poi trasformarsi in ambienti monopolistici e predatori. Dal punto di vista metodologico, lo studio adotta un approccio qualitativo e teorico, basato sull’analisi di casi studio (come YouTube, Spotify e Facebook) e sulla rassegna critica della letteratura esistente. Un aspetto innovativo è l’integrazione tra critica sociale e proposta progettuale: il design non è visto solo come un mezzo di ottimizzazione delle piattaforme, ma come uno strumento di regolazione e resistenza. Gli autori propongono la figura del “designer pubblico”, capace di sviluppare modelli di piattaforme più inclusivi, etici e orientati al bene comune. Questo si traduce in un’analisi delle strategie di regolazione attraverso il design, come l’ethical by design e la privacy by design, in linea con le recenti normative europee.

Piattaforme. Spazi privati del pubblico

Iervese, Vittorio;Sinni, Giovanni
2024-01-01

Abstract

Il testo esplora il ruolo delle piattaforme digitali nella società contemporanea, analizzandone criticamente l’evoluzione, le strategie di controllo e gli effetti sulle interazioni sociali e sulla produzione culturale. L’originalità del contributo risiede nell’approccio interdisciplinare che combina sociologia, design della comunicazione e studi sulle piattaforme per evidenziare le contraddizioni tra la promessa di spazi aperti e democratici e le pratiche effettive di chiusura, vincolo e sfruttamento degli utenti. L’analisi si articola attorno a due concetti chiave: la “platformization”, ovvero l’estensione delle logiche delle piattaforme a vari ambiti della vita quotidiana, e la “platform society”, in cui il digitale riorganizza le strutture sociali attraverso interfacce e algoritmi. Gli autori mostrano come le piattaforme, lungi dall’essere neutre, operino come dispositivi prescrittivi che influenzano gusti, comportamenti e modelli espressivi, riducendo la varietà culturale e favorendo la concentrazione di mercato. Particolare attenzione viene dedicata alla “enshittification”, il processo di degradazione progressiva delle piattaforme, che iniziano come strumenti aperti per poi trasformarsi in ambienti monopolistici e predatori. Dal punto di vista metodologico, lo studio adotta un approccio qualitativo e teorico, basato sull’analisi di casi studio (come YouTube, Spotify e Facebook) e sulla rassegna critica della letteratura esistente. Un aspetto innovativo è l’integrazione tra critica sociale e proposta progettuale: il design non è visto solo come un mezzo di ottimizzazione delle piattaforme, ma come uno strumento di regolazione e resistenza. Gli autori propongono la figura del “designer pubblico”, capace di sviluppare modelli di piattaforme più inclusivi, etici e orientati al bene comune. Questo si traduce in un’analisi delle strategie di regolazione attraverso il design, come l’ethical by design e la privacy by design, in linea con le recenti normative europee.
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