Gli effetti tangibili dell’innalzamento dei livelli del mare a livello globale hanno innescato, a partire dagli ultimi dieci anni, un crescente numero di studi sul futuro delle aree costiere e sugli altri spazi liminali urbanizzati tra terra e acqua. Il limite tra queste due materie (liquido/solido, asciutto/bagnato), storicamente progettato e concepito come un confine rigido e immutato nel tempo, si trova ora a essere letto come uno spazio di transizione dove l’acqua prende sempre di più il posto della terra, attraverso periodi di ritorno sempre più incostanti e dall’intensità non sempre prevedibile. Secondo la letteratura maggiormente legata agli scenari di lungo raggio, l’inabissamento della terra e il conseguente sorgere di un territorio umido può essere letto come una possibilità di revisione delle attuali dinamiche alla base dell’urbanizzazione, principalmente perché l’assenza della stabilità della terra dovrebbe teoricamente imporre un approccio urbano più vicino alle dinamiche ecosistemiche dell’acqua, e ad un superamento della dicotomia tra solido e liquido, ontologia ormai inadeguata per de- scrivere questi territori. Per gli architetti che volgono lo sguardo al futuro delle città costiere maggiormente afflitte da questo scenario futuro, l’inabissamento della terra diventa l’innesco per visioni di città costruite su piattaforme galleggianti, in un ipotetico ritorno alla stagione tardo moderna degli anni ’60 del XX secolo, nel quale l’acqua diventò per un breve periodo un fertile contesto di sperimentazioni urbane e architettoniche.

Suolo e terra. Una ontologia insediativa alternativa dalla superficie dell’acqua

Matteo VIANELLO
2025-01-01

Abstract

Gli effetti tangibili dell’innalzamento dei livelli del mare a livello globale hanno innescato, a partire dagli ultimi dieci anni, un crescente numero di studi sul futuro delle aree costiere e sugli altri spazi liminali urbanizzati tra terra e acqua. Il limite tra queste due materie (liquido/solido, asciutto/bagnato), storicamente progettato e concepito come un confine rigido e immutato nel tempo, si trova ora a essere letto come uno spazio di transizione dove l’acqua prende sempre di più il posto della terra, attraverso periodi di ritorno sempre più incostanti e dall’intensità non sempre prevedibile. Secondo la letteratura maggiormente legata agli scenari di lungo raggio, l’inabissamento della terra e il conseguente sorgere di un territorio umido può essere letto come una possibilità di revisione delle attuali dinamiche alla base dell’urbanizzazione, principalmente perché l’assenza della stabilità della terra dovrebbe teoricamente imporre un approccio urbano più vicino alle dinamiche ecosistemiche dell’acqua, e ad un superamento della dicotomia tra solido e liquido, ontologia ormai inadeguata per de- scrivere questi territori. Per gli architetti che volgono lo sguardo al futuro delle città costiere maggiormente afflitte da questo scenario futuro, l’inabissamento della terra diventa l’innesco per visioni di città costruite su piattaforme galleggianti, in un ipotetico ritorno alla stagione tardo moderna degli anni ’60 del XX secolo, nel quale l’acqua diventò per un breve periodo un fertile contesto di sperimentazioni urbane e architettoniche.
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