Studenti del Corso di Laurea in Urbanistica, immersi nello sviluppo della ricerca per la tesi di laurea dedicata allo studio delle forme e dei processi di trasformazione del territorio veneto, alla fine degli anni Ottanta del Novecento siamo stati invitati da Francesco Indovina a far parte del gruppo di ricerca che attraverso le proprie indagini e riflessioni avrebbe portato alla pubblicazione del libro La città diffusa. Il confronto molto vivace, talvolta aspro, in particolare tra Francesco Indovina, Michele Sernini, Marco Torres e Luciano Vettoretto, circa i modi e gli strumenti attraverso i quali comprendere quanto stava avvenendo sul territorio, era per noi studenti, alle prese con la possibilità di mettere in pratica quanto appreso nei corsi universitari, una condizione di assoluto privilegio. Il confronto e talvolta lo scontro su cosa e come guardare, indagare e analizzare, trasformava queste occasioni in un banco di prova dei diversi atteggiamenti e posture di ricerca. Il gruppo si interrogava sulla forma assunta dall’organizzazione del territorio nel Veneto centrale e ipotizzava che “tale forma, non morfologica, ma di organizzazione spaziale” potesse essere interpretata secondo il concetto di città diffusa.

Letture di un territorio abitato. Esplorazioni e descrizioni del Veneto tra fenomeni generali e specificità locali

Munarin, Stefano;Tosi, Maria Chiara
2025-01-01

Abstract

Studenti del Corso di Laurea in Urbanistica, immersi nello sviluppo della ricerca per la tesi di laurea dedicata allo studio delle forme e dei processi di trasformazione del territorio veneto, alla fine degli anni Ottanta del Novecento siamo stati invitati da Francesco Indovina a far parte del gruppo di ricerca che attraverso le proprie indagini e riflessioni avrebbe portato alla pubblicazione del libro La città diffusa. Il confronto molto vivace, talvolta aspro, in particolare tra Francesco Indovina, Michele Sernini, Marco Torres e Luciano Vettoretto, circa i modi e gli strumenti attraverso i quali comprendere quanto stava avvenendo sul territorio, era per noi studenti, alle prese con la possibilità di mettere in pratica quanto appreso nei corsi universitari, una condizione di assoluto privilegio. Il confronto e talvolta lo scontro su cosa e come guardare, indagare e analizzare, trasformava queste occasioni in un banco di prova dei diversi atteggiamenti e posture di ricerca. Il gruppo si interrogava sulla forma assunta dall’organizzazione del territorio nel Veneto centrale e ipotizzava che “tale forma, non morfologica, ma di organizzazione spaziale” potesse essere interpretata secondo il concetto di città diffusa.
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