Il saggio propone una lettura critica di alcune opere di Donatello, in particolare quelle eseguite nella basilica del Santo a Padova tra il 1446 e il 1453, e altre eseguite dal Mantegna nella cappella Ovetari, sempre a Padova, tra il 1448 e il 1457, al fine di ritracciarne una continuita` non tanto nei temi figurativi, quanto piuttosto nell’uso rigoroso della regola prospettica albertina. Lo strumento alla base dell’indagine e` la restituzione prospettica, un metodo che puo` , sinteticamente, essere definito come l’operazione inversa della prospettiva, capace di svelare l’impianto geometrico-proiettivo alla base di un impianto figurativo. La restituzione prospettica aiuta quindi a chiarire ed evidenziare le scelte prospettiche adottate dall’autore, a volte portate anche agli estremi della regola stessa, per meglio calibrare le distorsioni prospettiche a favore di un maggiore realismo ottico percettivo delle immagini. Inoltre, sempre grazie alla restituzione, e` possibile svincolare i singoli elementi rap-presentati dalla deformazione prospettica e riportarli alle loro dimensioni reali e quindi poterli meglio confrontare con i riferimenti adottati dai pittori per la loro narrazione pittorica. Il confronto tra le opere di Donatello e Mantegna, grazie alla restituzione prospettica, acquisisce un carattere di maggiore rigore che supera l’apparenza della pittura ma ne indaga i motivi e le scelte piu` intime alla base delle sin-gole rappresentazioni, evidenziando punti di forte affinita` e continuita`.

L'eredità prospettica di Donatello: Mantegna e la Cappella Ovetari a Padova

D'Acunto, Giuseppe
2025-01-01

Abstract

Il saggio propone una lettura critica di alcune opere di Donatello, in particolare quelle eseguite nella basilica del Santo a Padova tra il 1446 e il 1453, e altre eseguite dal Mantegna nella cappella Ovetari, sempre a Padova, tra il 1448 e il 1457, al fine di ritracciarne una continuita` non tanto nei temi figurativi, quanto piuttosto nell’uso rigoroso della regola prospettica albertina. Lo strumento alla base dell’indagine e` la restituzione prospettica, un metodo che puo` , sinteticamente, essere definito come l’operazione inversa della prospettiva, capace di svelare l’impianto geometrico-proiettivo alla base di un impianto figurativo. La restituzione prospettica aiuta quindi a chiarire ed evidenziare le scelte prospettiche adottate dall’autore, a volte portate anche agli estremi della regola stessa, per meglio calibrare le distorsioni prospettiche a favore di un maggiore realismo ottico percettivo delle immagini. Inoltre, sempre grazie alla restituzione, e` possibile svincolare i singoli elementi rap-presentati dalla deformazione prospettica e riportarli alle loro dimensioni reali e quindi poterli meglio confrontare con i riferimenti adottati dai pittori per la loro narrazione pittorica. Il confronto tra le opere di Donatello e Mantegna, grazie alla restituzione prospettica, acquisisce un carattere di maggiore rigore che supera l’apparenza della pittura ma ne indaga i motivi e le scelte piu` intime alla base delle sin-gole rappresentazioni, evidenziando punti di forte affinita` e continuita`.
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