La complessità che connota i luoghi di fascia fluviale offre al progetto ambiti di straordinario interesse, dove le svariate risorse ambientali e culturali si sommano a molteplici criticità. Di fronte a fenomeni che richiedono sempre più una adeguata riflessione sugli obiettivi della trasformazione, la ricerca progettuale può estendere il suo campo d'indagine per includere particolari valori patrimoniali in relazione ai processi naturali e antropici. È necessario infatti saper ampliare lo sguardo per comprendere in una visione del paesaggio sia le criticità, sia i valori e le potenzialità dei sistemi che modellano il suolo e governano le acque. L’individuazione di strategie adeguate ad attivare processi e conformare scenari di trasformazione sostenibile mette al centro il potenziale espresso dalle “forme tecniche” di produzione, tanto quelle attive, quanto quelle dismesse. A ciò si affianca la necessità di alimentare la consapevolezza di chi abita i territori modellati dal fiume nell’essere parte di un sistema territoriale esteso, per interpretarne le diverse variazioni e delineare nuovi spazi che ne rendano possibile la fruizione e la cura costante, come risorsa e patrimonio. L’energia del Piave va inevitabilmente oltre l’articolato sistema idroelettrico per raccogliere intorno ad esso le tante storie di produzione sorte in terre solcate dal fiume, conformate dalla sua forza e dalla variabilità dei livelli d’acqua. Il saggio prende in tal senso in esame alcune esperienze progettuali per i Paesaggi del Piave, sviluppate con tesi di ricerca nell’ambito del corso di laurea magistrale in Architettura. Al racconto del progetto di riuso di una centrale dismessa e di ex spazi produttivi nel Bellunese, tra Pelos e Lozzo di Cadore, segue la prefigurazione di un Parco produttivo tra Fener e Pederobba, per poi rileggere il paesaggio del fiume dalle Grave di Ciano, a Nervesa della Battaglia fino a raggiungere l'isola delle Grave di Papadopoli.
Paesaggi del Piave e Progetto
Vanore, Margherita
2025-01-01
Abstract
La complessità che connota i luoghi di fascia fluviale offre al progetto ambiti di straordinario interesse, dove le svariate risorse ambientali e culturali si sommano a molteplici criticità. Di fronte a fenomeni che richiedono sempre più una adeguata riflessione sugli obiettivi della trasformazione, la ricerca progettuale può estendere il suo campo d'indagine per includere particolari valori patrimoniali in relazione ai processi naturali e antropici. È necessario infatti saper ampliare lo sguardo per comprendere in una visione del paesaggio sia le criticità, sia i valori e le potenzialità dei sistemi che modellano il suolo e governano le acque. L’individuazione di strategie adeguate ad attivare processi e conformare scenari di trasformazione sostenibile mette al centro il potenziale espresso dalle “forme tecniche” di produzione, tanto quelle attive, quanto quelle dismesse. A ciò si affianca la necessità di alimentare la consapevolezza di chi abita i territori modellati dal fiume nell’essere parte di un sistema territoriale esteso, per interpretarne le diverse variazioni e delineare nuovi spazi che ne rendano possibile la fruizione e la cura costante, come risorsa e patrimonio. L’energia del Piave va inevitabilmente oltre l’articolato sistema idroelettrico per raccogliere intorno ad esso le tante storie di produzione sorte in terre solcate dal fiume, conformate dalla sua forza e dalla variabilità dei livelli d’acqua. Il saggio prende in tal senso in esame alcune esperienze progettuali per i Paesaggi del Piave, sviluppate con tesi di ricerca nell’ambito del corso di laurea magistrale in Architettura. Al racconto del progetto di riuso di una centrale dismessa e di ex spazi produttivi nel Bellunese, tra Pelos e Lozzo di Cadore, segue la prefigurazione di un Parco produttivo tra Fener e Pederobba, per poi rileggere il paesaggio del fiume dalle Grave di Ciano, a Nervesa della Battaglia fino a raggiungere l'isola delle Grave di Papadopoli.| File | Dimensione | Formato | |
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