Il collasso ecologico contemporaneo, sempre più pressante, richiede al design di mettere in discussione i modelli produttivi dominanti, orientandosi verso l’impiego di materiali biobased, la riorganizzazione di filiere, locali e circolari, e una gestione ecologica dei paesaggi produttivi. La tesi sostiene che tali strategie, fondate sul principio della sostituzione, non siano sufficienti se non sono accompagnate da un superamento dei sistemi basati sulla certezza, a favore di approcci capaci di accogliere l’incertezza come condizione necessaria per generare bioculture materiali ad alta diversità. La disciplina del design ha finora indagato questi temi attraverso prospettive tecno-centriche, come quelle proposte dal Material Driven Design, il Design Sistemico e il Design Bioregionale, oppure attraverso approcci ontologico-culturali, quali il Design Rigenerativo, l’Autonomous Design e il Cosmopolitan Localism. La tesi sostiene che queste due cornici interpretative, nelle loro numerose espressioni, siano inscindibili e che pratiche progettuali, che sviluppano materiali biobased a partire da una relazione di cura con il paesaggio, ne dimostrino la complementarità. L’indagine ha messo in luce come l’impatto ecologico dei materiali biobased sia strettamente connesso al tipo di relazione instaurata tra progetto e paesaggio di approvvigionamento della biomassa, per cui sono state identificate quattro categorie di pratiche (piantagione, scarti, foraging e gestione ecologica) che danno luogo a relazioni di tipo estrattivo o di cura. Da questa analisi è stato elaborato uno strumento interpretativo, basato su uno schema cartesiano (certo/incerto, intenzionale/non intenzionale), che permette di comprendere come tali relazioni influenzino il design dei materiali, delle loro filiere e relativi stakeholder coinvolti, umani e non umani. La tesi propone che una relazione di cura tra paesaggi e comunità possa svilupparsi soltanto entro un paradigma progettuale capace di accogliere intenzionalmente le incertezze. In dialogo con ecologie complesse, il design, in collaborazione con altre discipline, può così generare processi che contribuiscono alla conservazione di bioculture materiali ad alta diversità. La ricerca, attraverso una revisione della letteratura e un approfondimento di circa quaranta casi studio analizzati anche tramite interviste, ha indagato come il design sia in grado di elaborare strategie per integrare le incertezze all’interno dei processi di progettazione e produzione. Da un punto di vista tecnologico e culturale, la scelta di prendersi cura dei paesaggi produttivi genera una rottura rispetto alle pratiche agricole e industriali convenzionali, aprendo a una riscoperta e reinterpretazione di approcci tradizionali. Sul piano sociale ed ecologico, la cura del paesaggio si traduce in pratiche di commoning in cui comunità eterogenee, composte da agricoltori, artigiani, imprese, designer, artisti, istituzioni culturali e cittadini, si prendono cura del paesaggio e per farlo si prendono cura anche di se stesse. Infine la tesi propone che le esperienze sviluppate nell’ambito del Material Driven Design, del Design per l’Economia Circolare e del Design Bioregionale possano contribuire ad una transizione verso pratiche di cura, solo se ripensate all’interno di un paradigma progettuale intenzionalmente incerto.
Incertezze Intenzionali. Materiali biobased per relazioni di cura tra comunità e paesaggio / Morpurgo, Eugenia. - (2026 May 18).
Incertezze Intenzionali. Materiali biobased per relazioni di cura tra comunità e paesaggio
MORPURGO, EUGENIA
2026-05-18
Abstract
Il collasso ecologico contemporaneo, sempre più pressante, richiede al design di mettere in discussione i modelli produttivi dominanti, orientandosi verso l’impiego di materiali biobased, la riorganizzazione di filiere, locali e circolari, e una gestione ecologica dei paesaggi produttivi. La tesi sostiene che tali strategie, fondate sul principio della sostituzione, non siano sufficienti se non sono accompagnate da un superamento dei sistemi basati sulla certezza, a favore di approcci capaci di accogliere l’incertezza come condizione necessaria per generare bioculture materiali ad alta diversità. La disciplina del design ha finora indagato questi temi attraverso prospettive tecno-centriche, come quelle proposte dal Material Driven Design, il Design Sistemico e il Design Bioregionale, oppure attraverso approcci ontologico-culturali, quali il Design Rigenerativo, l’Autonomous Design e il Cosmopolitan Localism. La tesi sostiene che queste due cornici interpretative, nelle loro numerose espressioni, siano inscindibili e che pratiche progettuali, che sviluppano materiali biobased a partire da una relazione di cura con il paesaggio, ne dimostrino la complementarità. L’indagine ha messo in luce come l’impatto ecologico dei materiali biobased sia strettamente connesso al tipo di relazione instaurata tra progetto e paesaggio di approvvigionamento della biomassa, per cui sono state identificate quattro categorie di pratiche (piantagione, scarti, foraging e gestione ecologica) che danno luogo a relazioni di tipo estrattivo o di cura. Da questa analisi è stato elaborato uno strumento interpretativo, basato su uno schema cartesiano (certo/incerto, intenzionale/non intenzionale), che permette di comprendere come tali relazioni influenzino il design dei materiali, delle loro filiere e relativi stakeholder coinvolti, umani e non umani. La tesi propone che una relazione di cura tra paesaggi e comunità possa svilupparsi soltanto entro un paradigma progettuale capace di accogliere intenzionalmente le incertezze. In dialogo con ecologie complesse, il design, in collaborazione con altre discipline, può così generare processi che contribuiscono alla conservazione di bioculture materiali ad alta diversità. La ricerca, attraverso una revisione della letteratura e un approfondimento di circa quaranta casi studio analizzati anche tramite interviste, ha indagato come il design sia in grado di elaborare strategie per integrare le incertezze all’interno dei processi di progettazione e produzione. Da un punto di vista tecnologico e culturale, la scelta di prendersi cura dei paesaggi produttivi genera una rottura rispetto alle pratiche agricole e industriali convenzionali, aprendo a una riscoperta e reinterpretazione di approcci tradizionali. Sul piano sociale ed ecologico, la cura del paesaggio si traduce in pratiche di commoning in cui comunità eterogenee, composte da agricoltori, artigiani, imprese, designer, artisti, istituzioni culturali e cittadini, si prendono cura del paesaggio e per farlo si prendono cura anche di se stesse. Infine la tesi propone che le esperienze sviluppate nell’ambito del Material Driven Design, del Design per l’Economia Circolare e del Design Bioregionale possano contribuire ad una transizione verso pratiche di cura, solo se ripensate all’interno di un paradigma progettuale intenzionalmente incerto.| File | Dimensione | Formato | |
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Descrizione: Incertezze Intenzionali. Materiali biobased per relazioni di cura tra comunità e paesaggio
Tipologia:
Tesi di dottorato
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