Vi è, nell’atto del progettare, un aspetto che spesso resta in disparte: la capacità di concepire ogni architettura come una città in nuce, piuttosto che come un oggetto compiuto e autosufficiente. Non è una semplice questione di scala, ma di intenzione. Richiede uno spostamento dello sguardo, una disciplina dell’attenzione: interrogarsi, fin dall’origine, su ciò che un edificio può essere, al di là della sua evidenza formale. In questa prospettiva, il progetto si configura come un campo di relazioni prima ancora che come un fatto plastico. “Comunità” e “fabbrica” non si dispongono su piani distinti, ma concorrono alla definizione di uno stesso organismo. L’architettura non si limita a ordinare lo spazio: lo espone, lo rende disponibile, lo affida a usi che non può del tutto prevedere. Vi è, in questo, una forma di misura – e insieme una rinuncia – che sottrae il progetto alla tentazione dell’autonomia. È su questo terreno che si inscrive il lavoro dello studio NP2F, ufficio di architettura fondato a Parigi nel 2009 da François Chas, Nicolas Guérin, Fabrice Long e Paul Maitre Devallon. I loro progetti evitano la chiusura dell’oggetto e si offrono piuttosto come brani urbani: sequenze di spazi che invitano all’uso, senza imporlo. Non cercano un’immagine dominante, ma una coerenza interna, fatta di connessioni, di percorsi, di possibilità. In essi, la forma non è mai fine a sé stessa; è sempre il risultato di un equilibrio, talvolta fragile, tra struttura e appropriazione.

NP2F : Une agence d'architecture

Michel Carlana
2026-01-01

Abstract

Vi è, nell’atto del progettare, un aspetto che spesso resta in disparte: la capacità di concepire ogni architettura come una città in nuce, piuttosto che come un oggetto compiuto e autosufficiente. Non è una semplice questione di scala, ma di intenzione. Richiede uno spostamento dello sguardo, una disciplina dell’attenzione: interrogarsi, fin dall’origine, su ciò che un edificio può essere, al di là della sua evidenza formale. In questa prospettiva, il progetto si configura come un campo di relazioni prima ancora che come un fatto plastico. “Comunità” e “fabbrica” non si dispongono su piani distinti, ma concorrono alla definizione di uno stesso organismo. L’architettura non si limita a ordinare lo spazio: lo espone, lo rende disponibile, lo affida a usi che non può del tutto prevedere. Vi è, in questo, una forma di misura – e insieme una rinuncia – che sottrae il progetto alla tentazione dell’autonomia. È su questo terreno che si inscrive il lavoro dello studio NP2F, ufficio di architettura fondato a Parigi nel 2009 da François Chas, Nicolas Guérin, Fabrice Long e Paul Maitre Devallon. I loro progetti evitano la chiusura dell’oggetto e si offrono piuttosto come brani urbani: sequenze di spazi che invitano all’uso, senza imporlo. Non cercano un’immagine dominante, ma una coerenza interna, fatta di connessioni, di percorsi, di possibilità. In essi, la forma non è mai fine a sé stessa; è sempre il risultato di un equilibrio, talvolta fragile, tra struttura e appropriazione.
2026
Inglese
Italiano
26
65
40
Gruppo Mondadori
Milano
ITALIA
NP2F, architecture, casabella, carlana
Curatela, all'interno del numero della rivista, della sezione dedicata alle opere dello studio NP2F
no
5. Curatela::5.1 Curatela
284
reserved
Carlana, Michel
1
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2026 Carlana Michel - Casabella 982 - pp. 26-65.pdf

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