Nell’ambito dei processi di rigenerazione dell’ambiente costruito, si possono individuare due posizioni dominanti: la qualità riferita alla rigenerazione esclusiva delle caratteristiche oggettive e misurabili – intesa come conformità/ottimizzazione di beni/prodotti definita tramite specifiche di prestazioni (Performance Based Design) – attraverso processi top-down di applicazione di soluzioni progettuali rispondenti a standard prestazionali universali; e la qualità riferita a caratteristiche soggettive difficilmente parametrizzabili che spostano l’attenzione su quanto percepito dall’utente e sul soddisfacimento delle sue molteplici esigenze (approcci User-Centred), attraverso processi bottom-up che riconoscono l’utente come partecipante attivo e favoriscono soluzioni tecniche personalizzate ad acta. Questa duplice visione ha spesso orientato le politiche di rigenerazione del patrimonio residenziale verso interventi su singoli tematismi dedicati a favorire la compatibilità tra soluzioni architettoniche e la domanda di qualità riferita alle specificità della persona (requisiti di flessibilità, adattabilità, personalizzazione, ecc.) o talvolta a richieste più universali che riguardano la collettività (requisiti di sostenibilità, compatibilità ambientale, ecc.). Ma è proprio nel contesto urbano – in cui, più che altrove, ogni singola fragilità è relazionata al “tutto” e ogni singola azione produce un'eco o un effetto a cascata sul benessere degli utenti e sulla salute dei cittadini e del pianeta – che occorrono nuove soluzioni e regole per la rigenerazione del patrimonio residenziale, non più come sommatoria di interventi tecnici ma come processo sistemico di riconnessione tecnologica tra risorse, spazi/oggetti e abitanti. Attraverso evidenze emerse da ricerche e dall’analisi di casi di studio condotte nell’ambito della rigenerazione dello stock abitativo, si propone una comparazione tra una visione user-centered e una visione environmental-centered, individuando potenziali convergenze per rigenerare in senso tecnologico-ambientale il patrimonio abitativo, reinterpretandolo come interfaccia adattativa tra persone e habitat. Un primo risultato riguarda la rilevanza teorica del concetto di rigenerazione e la sua convergenza con i concetti di adattabilità e circolarità. Tale convergenza comporta la necessità di ridefinire il processo rigenerativo – che tende, virtuosamente, verso una qualità ecologica, sociale ed economica integrata – come “processo adattivo dinamico” alle vulnerabilità esterne (ambientali, sociali ed economiche) e interne (variabilità dei bisogni degli utenti) ma anche come interferenza (di microprocessi circolari) al processo lineare con cui gli edifici sono stati concepiti e si sono evoluti. In questa prospettiva, le tecnologie digitali (tra cui BIM, Digital Twin, GIS, IA, XR, Additive Manufacturing, Autodesk Dynamo) hanno un ruolo cruciare nel sostenere la rigenerazione con modelli di business e aziendali che facilitano la comunicazione, l’ottimizzazione, la visualizzazione, l’efficienza delle risorse e la circolarità dei processi. Dal punto di vista operativo la ricerca è volta all’elaborazione di uno strumento di rigenerazione di edifici residenziali basato su un quadro di strategie adattive/circolari sul scale diverse (componenti ed edifici) includendo, nella formulazione delle alternative d’intervento, la sfida ineludibile della transizione digitale.

Qualità percepita e qualità vissuta. La rigenerazione del patrimonio abitativo come processo circolare e adattivo.

Cristiana Cellucci
2026-01-01

Abstract

Nell’ambito dei processi di rigenerazione dell’ambiente costruito, si possono individuare due posizioni dominanti: la qualità riferita alla rigenerazione esclusiva delle caratteristiche oggettive e misurabili – intesa come conformità/ottimizzazione di beni/prodotti definita tramite specifiche di prestazioni (Performance Based Design) – attraverso processi top-down di applicazione di soluzioni progettuali rispondenti a standard prestazionali universali; e la qualità riferita a caratteristiche soggettive difficilmente parametrizzabili che spostano l’attenzione su quanto percepito dall’utente e sul soddisfacimento delle sue molteplici esigenze (approcci User-Centred), attraverso processi bottom-up che riconoscono l’utente come partecipante attivo e favoriscono soluzioni tecniche personalizzate ad acta. Questa duplice visione ha spesso orientato le politiche di rigenerazione del patrimonio residenziale verso interventi su singoli tematismi dedicati a favorire la compatibilità tra soluzioni architettoniche e la domanda di qualità riferita alle specificità della persona (requisiti di flessibilità, adattabilità, personalizzazione, ecc.) o talvolta a richieste più universali che riguardano la collettività (requisiti di sostenibilità, compatibilità ambientale, ecc.). Ma è proprio nel contesto urbano – in cui, più che altrove, ogni singola fragilità è relazionata al “tutto” e ogni singola azione produce un'eco o un effetto a cascata sul benessere degli utenti e sulla salute dei cittadini e del pianeta – che occorrono nuove soluzioni e regole per la rigenerazione del patrimonio residenziale, non più come sommatoria di interventi tecnici ma come processo sistemico di riconnessione tecnologica tra risorse, spazi/oggetti e abitanti. Attraverso evidenze emerse da ricerche e dall’analisi di casi di studio condotte nell’ambito della rigenerazione dello stock abitativo, si propone una comparazione tra una visione user-centered e una visione environmental-centered, individuando potenziali convergenze per rigenerare in senso tecnologico-ambientale il patrimonio abitativo, reinterpretandolo come interfaccia adattativa tra persone e habitat. Un primo risultato riguarda la rilevanza teorica del concetto di rigenerazione e la sua convergenza con i concetti di adattabilità e circolarità. Tale convergenza comporta la necessità di ridefinire il processo rigenerativo – che tende, virtuosamente, verso una qualità ecologica, sociale ed economica integrata – come “processo adattivo dinamico” alle vulnerabilità esterne (ambientali, sociali ed economiche) e interne (variabilità dei bisogni degli utenti) ma anche come interferenza (di microprocessi circolari) al processo lineare con cui gli edifici sono stati concepiti e si sono evoluti. In questa prospettiva, le tecnologie digitali (tra cui BIM, Digital Twin, GIS, IA, XR, Additive Manufacturing, Autodesk Dynamo) hanno un ruolo cruciare nel sostenere la rigenerazione con modelli di business e aziendali che facilitano la comunicazione, l’ottimizzazione, la visualizzazione, l’efficienza delle risorse e la circolarità dei processi. Dal punto di vista operativo la ricerca è volta all’elaborazione di uno strumento di rigenerazione di edifici residenziali basato su un quadro di strategie adattive/circolari sul scale diverse (componenti ed edifici) includendo, nella formulazione delle alternative d’intervento, la sfida ineludibile della transizione digitale.
2026
Gian Luca Brunetti, Laura Daglio, Andrea Tartaglia
Tecnologia per un futuro da costruire Andrea Tartaglia
978-88-3383-585-3
Italiano
2
115
127
13
Nazionale
Biblion Edizioni
Milano
ITALIA
Esperti anonimi
https://www.biblionedizioni.it/tecnologia-per-un-futuro-da-costruire/
rigenerazione, processo adattivo, processo circolare, tecnologie digitali, patrimonio residenziale
no
none
2. Contributo in Volume::2.1 Contributo in Volume(Capitolo,Saggio)
Cellucci, Cristiana
268
info:eu-repo/semantics/bookPart
1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/382189
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