Il Mediterraneo, crocevia millenario di civiltà e culture, si trova oggi al centro di una delle più complesse crisi migratorie della storia contemporanea. Se storicamente questo mare ha rappresentato un ponte tra popoli e continenti, nell’attuale scenario geopolitico esso è divenuto teatro di una drammatica convergenza tra instabilità politica, conflitti regionali e crescenti pressioni ambientali. Il fenomeno della migrazione forzata, tradizionalmente legato a dinamiche sociali e politiche, sta subendo una profonda trasformazione a causa dell’emergenza climatica. L’interazione tra questi fattori sta creando un nuovo paradigma migratorio, in cui risulta sempre più difficile distinguere le cause primarie degli spostamenti forzati. I cambiamenti climatici stanno rimodellando la geografia del mondo. Le linee di faglia geopolitiche, ovvero le zone di instabilità e conflitto, stanno iniziando a coincidere con le aree più colpite dagli effetti del cambiamento climatico. Questo rapporto è bidirezionale: da un lato, il cambiamento climatico agisce come catalizzatore di tensioni esistenti, dall’altro lato, i conflitti stessi contribuiscono significativamente al degrado ambientale. La regione mediterranea e le aree ad essa connesse rappresentano un osservatorio privilegiato di questa evoluzione, dove l’intreccio tra crisi geopolitiche e vulnerabilità ambientali sta generando patterns migratori di crescente complessità. Tale complessità si riflette in una trasformazione profonda dello spazio mediterraneo, che da luogo di connessione si sta convertendo in una geografia frammentata di non-luoghi – non-lieux – permanenti: architetture provvisorie cristallizzate in dispositivi di esclusione, dove il diritto è sospeso e la mobilità si trasforma in immobilità coatta.

Esodi contemporanei attraverso il Mediterraneo. Un caleidoscopio di conflitti, migrazioni e crisi climatiche

Ambra Tieghi
2025-01-01

Abstract

Il Mediterraneo, crocevia millenario di civiltà e culture, si trova oggi al centro di una delle più complesse crisi migratorie della storia contemporanea. Se storicamente questo mare ha rappresentato un ponte tra popoli e continenti, nell’attuale scenario geopolitico esso è divenuto teatro di una drammatica convergenza tra instabilità politica, conflitti regionali e crescenti pressioni ambientali. Il fenomeno della migrazione forzata, tradizionalmente legato a dinamiche sociali e politiche, sta subendo una profonda trasformazione a causa dell’emergenza climatica. L’interazione tra questi fattori sta creando un nuovo paradigma migratorio, in cui risulta sempre più difficile distinguere le cause primarie degli spostamenti forzati. I cambiamenti climatici stanno rimodellando la geografia del mondo. Le linee di faglia geopolitiche, ovvero le zone di instabilità e conflitto, stanno iniziando a coincidere con le aree più colpite dagli effetti del cambiamento climatico. Questo rapporto è bidirezionale: da un lato, il cambiamento climatico agisce come catalizzatore di tensioni esistenti, dall’altro lato, i conflitti stessi contribuiscono significativamente al degrado ambientale. La regione mediterranea e le aree ad essa connesse rappresentano un osservatorio privilegiato di questa evoluzione, dove l’intreccio tra crisi geopolitiche e vulnerabilità ambientali sta generando patterns migratori di crescente complessità. Tale complessità si riflette in una trasformazione profonda dello spazio mediterraneo, che da luogo di connessione si sta convertendo in una geografia frammentata di non-luoghi – non-lieux – permanenti: architetture provvisorie cristallizzate in dispositivi di esclusione, dove il diritto è sospeso e la mobilità si trasforma in immobilità coatta.
2025
9791259531582
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