Il contributo assume l’attesa come dispositivo conoscitivo e trasformativo attraverso cui interrogare e sovvertire l’immagine della città. Il caso della “casa delle cento stanze” di Gravina in Puglia, edificio abbandonato divenuto scenario di un fatto di cronaca, permette di osservare lo scarto prodotto dall’irruzione dell’eccezionale nella continuità del quotidiano e la conseguente emersione di un’immagine urbana perturbante, costruita da tracce, traiettorie e narrazioni latenti. Tra arresto e ripetizione, realtà e possibilità, la cronaca diviene così materiale progettuale e strumento di straniamento, capace di restituire una città frammentaria e instabile, non più definita esclusivamente dalle proprie caratteristiche fisiche, ma dalla sovrapposizione di eventi, movimenti e immaginari. Il confronto con i Manhattan Transcripts di Bernard Tschumi estende questa lettura alla rappresentazione architettonica, assumendo montaggio, disgiunzione e frammento come strumenti per intercettare ciò che normalmente sfugge alle forme convenzionali del progetto. Gravina emerge infine come una città del possibile e del reale, continuamente ricomposta da sequenze interrotte e immagini in movimento, nella quale l’attesa apre il progetto all’indeterminazione e all’eventualità.
Gravina in Puglia. Città delle cento stanze
Giulia Bersani
2025-01-01
Abstract
Il contributo assume l’attesa come dispositivo conoscitivo e trasformativo attraverso cui interrogare e sovvertire l’immagine della città. Il caso della “casa delle cento stanze” di Gravina in Puglia, edificio abbandonato divenuto scenario di un fatto di cronaca, permette di osservare lo scarto prodotto dall’irruzione dell’eccezionale nella continuità del quotidiano e la conseguente emersione di un’immagine urbana perturbante, costruita da tracce, traiettorie e narrazioni latenti. Tra arresto e ripetizione, realtà e possibilità, la cronaca diviene così materiale progettuale e strumento di straniamento, capace di restituire una città frammentaria e instabile, non più definita esclusivamente dalle proprie caratteristiche fisiche, ma dalla sovrapposizione di eventi, movimenti e immaginari. Il confronto con i Manhattan Transcripts di Bernard Tschumi estende questa lettura alla rappresentazione architettonica, assumendo montaggio, disgiunzione e frammento come strumenti per intercettare ciò che normalmente sfugge alle forme convenzionali del progetto. Gravina emerge infine come una città del possibile e del reale, continuamente ricomposta da sequenze interrotte e immagini in movimento, nella quale l’attesa apre il progetto all’indeterminazione e all’eventualità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



