All'interno di un volume dedicato al futuro di Porto Marghera come possibile hub energetico Net Zero, questo saggio assume il compito di ricostruire il contesto entro cui la scommessa veneziana potrebbe collocarsi: capire come i principali scali del Nord Adriatico – Trieste, Ravenna, Koper e Rijeka – stanno affrontando la propria transizione energetica verso l'obiettivo del 2050. L'analisi comparativa muove dalla convinzione che i porti non siano più semplici nodi di transito, ma consumatori energetici, potenziali produttori di rinnovabili e facilitatori della decarbonizzazione dell'intero hinterland che servono. Dal confronto tra i quattro scali emerge un quadro eterogeneo, in cui a pilastri condivisi – l'elettrificazione delle banchine, il fotovoltaico, l'interesse per l'idrogeno verde – si accompagnano livelli di maturità diseguali, condizionati da vincoli infrastrutturali, disponibilità di risorse e orientamenti politici. Al di là della ricognizione dei singoli casi, il saggio individua alcune criticità strutturali ricorrenti: la prevalenza di soluzioni transitorie, come il gas naturale liquefatto, che rischiano di consolidare dipendenze infrastrutturali incompatibili con la neutralità carbonica; i vincoli temporali dei programmi di finanziamento pubblico, capaci paradossalmente di ostacolare le tecnologie più innovative; e soprattutto l'assenza di una visione sistemica di lungo periodo, che frammenta gli interventi e ne compromette le sinergie. Ne discende la tesi centrale: la transizione portuale richiederebbe un cambio di paradigma capace di superare l'approccio incrementale, trasformando i porti da nodi passivi di transito dei combustibili fossili a hub integrati per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di vettori energetici sostenibili. È in uno scenario di questo tipo – fondato sulla cooperazione transfrontaliera, di cui l'intesa tra Trieste e Koper offre un primo esempio, e su infrastrutture modulari e adattive – che il porto di Venezia potrebbe trovare un proprio spazio strategico, come complemento e non come concorrente degli scali alto-adriatici.
La transizione energetica nei porti del Nord Adriatico verso il Net Zero 2050
Ambra Tieghi
2025-01-01
Abstract
All'interno di un volume dedicato al futuro di Porto Marghera come possibile hub energetico Net Zero, questo saggio assume il compito di ricostruire il contesto entro cui la scommessa veneziana potrebbe collocarsi: capire come i principali scali del Nord Adriatico – Trieste, Ravenna, Koper e Rijeka – stanno affrontando la propria transizione energetica verso l'obiettivo del 2050. L'analisi comparativa muove dalla convinzione che i porti non siano più semplici nodi di transito, ma consumatori energetici, potenziali produttori di rinnovabili e facilitatori della decarbonizzazione dell'intero hinterland che servono. Dal confronto tra i quattro scali emerge un quadro eterogeneo, in cui a pilastri condivisi – l'elettrificazione delle banchine, il fotovoltaico, l'interesse per l'idrogeno verde – si accompagnano livelli di maturità diseguali, condizionati da vincoli infrastrutturali, disponibilità di risorse e orientamenti politici. Al di là della ricognizione dei singoli casi, il saggio individua alcune criticità strutturali ricorrenti: la prevalenza di soluzioni transitorie, come il gas naturale liquefatto, che rischiano di consolidare dipendenze infrastrutturali incompatibili con la neutralità carbonica; i vincoli temporali dei programmi di finanziamento pubblico, capaci paradossalmente di ostacolare le tecnologie più innovative; e soprattutto l'assenza di una visione sistemica di lungo periodo, che frammenta gli interventi e ne compromette le sinergie. Ne discende la tesi centrale: la transizione portuale richiederebbe un cambio di paradigma capace di superare l'approccio incrementale, trasformando i porti da nodi passivi di transito dei combustibili fossili a hub integrati per la produzione, lo stoccaggio e la distribuzione di vettori energetici sostenibili. È in uno scenario di questo tipo – fondato sulla cooperazione transfrontaliera, di cui l'intesa tra Trieste e Koper offre un primo esempio, e su infrastrutture modulari e adattive – che il porto di Venezia potrebbe trovare un proprio spazio strategico, come complemento e non come concorrente degli scali alto-adriatici.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



