Arkitime, a cura di Luca Molinari Studio e patrocinata da Knauf, viaggia da Firenze a Napoli e sceglie uno studio che sa rappresentare appieno l’identità e l’anima della città raccontata, ovvero gambardellarchitetti – Cherubino Gambardella e Simona Ottieri –, uno studio che da oltre vent’anni interpreta l’idea di progetto attraverso un corpo a corpo appassionato. La dimensione autoriale del loro lavoro si evince da ogni scala in cui sono chiamati a intervenire, che sia un segno urbano come il nuovo ingresso della stazione di Scampia, un allestimento nel Palazzo Reale di Napoli o un misterioso interno domestico; ogni volta raccontano di un amore assoluto e consapevole per la città e, in generale, per l’architettura come matrice di benessere nelle nostre vite individuali e collettive. La scelta di una deliberata e libera autorialità da parte di un progettista – che non si trasformi in gesto gratuito ma che diventi segno inedito per la città e il territorio in cui opera – è una risorsa per il contesto in cui interviene perché interpreta e si somma a tutte quelle architetture e spazi che li ha preceduti diventando insieme, inedito e interpretazione del luogo. Ogni architettura è strettamente legata a una tradizione, reinterpretata attraverso una mirata traduzione che porta, inevitabilmente, a un tradimento del punto di partenza.
Arkitime 2. Gambardella Architetti
Alessandro Virgilio Mosetti;
2026-01-01
Abstract
Arkitime, a cura di Luca Molinari Studio e patrocinata da Knauf, viaggia da Firenze a Napoli e sceglie uno studio che sa rappresentare appieno l’identità e l’anima della città raccontata, ovvero gambardellarchitetti – Cherubino Gambardella e Simona Ottieri –, uno studio che da oltre vent’anni interpreta l’idea di progetto attraverso un corpo a corpo appassionato. La dimensione autoriale del loro lavoro si evince da ogni scala in cui sono chiamati a intervenire, che sia un segno urbano come il nuovo ingresso della stazione di Scampia, un allestimento nel Palazzo Reale di Napoli o un misterioso interno domestico; ogni volta raccontano di un amore assoluto e consapevole per la città e, in generale, per l’architettura come matrice di benessere nelle nostre vite individuali e collettive. La scelta di una deliberata e libera autorialità da parte di un progettista – che non si trasformi in gesto gratuito ma che diventi segno inedito per la città e il territorio in cui opera – è una risorsa per il contesto in cui interviene perché interpreta e si somma a tutte quelle architetture e spazi che li ha preceduti diventando insieme, inedito e interpretazione del luogo. Ogni architettura è strettamente legata a una tradizione, reinterpretata attraverso una mirata traduzione che porta, inevitabilmente, a un tradimento del punto di partenza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



