Nel corso del Seicento, la città di Venezia si configura, con la nascita dei primi teatri stabili, epicentro dello sviluppo e diffusione del dramma per musica, nel panorama italiano ed europeo. Il nuovo genere, espressione dello spirito barocco, era capace di coniugare una molteplicità di discipline, quali architettura, ingegneristica, pittura, danza, recitazione cantata, editoria. Gli allestimenti, progettati seguendo rigorosi schemi prospettici, sfruttavano la pendenza del palcoscenico per creare un punto di vista privilegiato, situato centralmente e in corrispondenza del primo ordine di palchi. Questa configurazione permetteva la rappresentazione di ambienti dilatati, creando un'illusione ottica senza precedenti. Il contributo si propone, dunque, di illustrare una modalità di ricostruzione e valorizzazione dell’apparenza visiva degli allestimenti secenteschi, avvalendosi dell’elaborazione di modelli digitali 3D per dare forma all’intangibile, e consentendo l’interazione tra le diverse anime del dramma per musica, in particolar modo la componente scenotecnica e architettonica. Oggetto di studio sono gli allestimenti di due opere: l’Andromeda (1637) di Benedetto Ferrari, con il quale viene inaugurato il primo teatro pubblico a pagamento, il Teatro San Cassan, e il Sigismondo primo al diadema (1696), con libretto attribuito a Zuan Carlo Grimani e gli allestimenti di Domenico Mauro, messo in scena al Teatro Santissimi Giovanni e Paolo. L’obiettivo della ricerca è riportare alla luce un passato scomparso, che vede negli odierni strumenti della rappresentazione digitale una modalità per garantire la sopravvivenza e la conservazione della memoria attualizzandola.
Prospettive in movimento. La ricostruzione delle scenografie nella Venezia barocca
Ena, Roberta
;Liva, Gabriella
2026-01-01
Abstract
Nel corso del Seicento, la città di Venezia si configura, con la nascita dei primi teatri stabili, epicentro dello sviluppo e diffusione del dramma per musica, nel panorama italiano ed europeo. Il nuovo genere, espressione dello spirito barocco, era capace di coniugare una molteplicità di discipline, quali architettura, ingegneristica, pittura, danza, recitazione cantata, editoria. Gli allestimenti, progettati seguendo rigorosi schemi prospettici, sfruttavano la pendenza del palcoscenico per creare un punto di vista privilegiato, situato centralmente e in corrispondenza del primo ordine di palchi. Questa configurazione permetteva la rappresentazione di ambienti dilatati, creando un'illusione ottica senza precedenti. Il contributo si propone, dunque, di illustrare una modalità di ricostruzione e valorizzazione dell’apparenza visiva degli allestimenti secenteschi, avvalendosi dell’elaborazione di modelli digitali 3D per dare forma all’intangibile, e consentendo l’interazione tra le diverse anime del dramma per musica, in particolar modo la componente scenotecnica e architettonica. Oggetto di studio sono gli allestimenti di due opere: l’Andromeda (1637) di Benedetto Ferrari, con il quale viene inaugurato il primo teatro pubblico a pagamento, il Teatro San Cassan, e il Sigismondo primo al diadema (1696), con libretto attribuito a Zuan Carlo Grimani e gli allestimenti di Domenico Mauro, messo in scena al Teatro Santissimi Giovanni e Paolo. L’obiettivo della ricerca è riportare alla luce un passato scomparso, che vede negli odierni strumenti della rappresentazione digitale una modalità per garantire la sopravvivenza e la conservazione della memoria attualizzandola.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.



