Il riuso di un edificio di interesse storico-architettonico, nell’ambito della sua conservazione, comporta necessariamente un insieme di trasformazioni fisiche, che talora superano la dimensione del restauro e si traducono nella progettazione architettonica di nuovi elementi e nuovi spazi. La modifica delle destinazioni d’uso di un edificio storico introduce infatti una sorta di frattura, una discontinuità – d’uso ma anche di significato – nella vita dell’edificio. Il necessario adeguamento impiantistico, il miglioramento del comportamento strutturale del manufatto, i requisiti normativi di accessibilità, di prevenzione e di sicurezza comportano infatti inserimenti, addizioni, sottrazioni, sostituzioni: tutte modifiche rilevanti, che rischiano di intaccare – talora di “snaturare” – i valori e i caratteri di identità dell’edificio nella sua storicità. A esemplificare tali questioni viene presentato un caso progettuale: il riuso come sede municipale dell’ex Casa del balilla ad Aiello del Friuli, un edificio progettato negli anni ’30 da Ermes Midena, fortemente alterato negli anni ‘70. La volontà del progetto di conservare (o ripristinare) i caratteri dell’opera nella loro integrità ha indirizzato verso scelte che – piuttosto che comprometterla diffusamente attraverso l’inserimento di reti, impianti, strutture e servizi – hanno concentrato gli interventi di trasformazione in alcuni ‘luoghi’, che diventano gli ambiti in cui l’architettura del nuovo si confronta e dialoga con l’architettura dell’esistente. In particolare l’idea del progetto consiste nel restauro “filologico” delle parti nord ed est dell’edificio, quelle figurativamente più significative, mentre gli interventi di trasformazione vengono concentrati nella parte sud-ovest, dove si prevede di realizzare - partendo dalle regole compositive del Midena - il nuovo corpo uffici e l’accesso principale al municipio.

Il rapporto tra antico e nuovo: un caso progettuale

GRANDINETTI, PIERLUIGI
2008

Abstract

Il riuso di un edificio di interesse storico-architettonico, nell’ambito della sua conservazione, comporta necessariamente un insieme di trasformazioni fisiche, che talora superano la dimensione del restauro e si traducono nella progettazione architettonica di nuovi elementi e nuovi spazi. La modifica delle destinazioni d’uso di un edificio storico introduce infatti una sorta di frattura, una discontinuità – d’uso ma anche di significato – nella vita dell’edificio. Il necessario adeguamento impiantistico, il miglioramento del comportamento strutturale del manufatto, i requisiti normativi di accessibilità, di prevenzione e di sicurezza comportano infatti inserimenti, addizioni, sottrazioni, sostituzioni: tutte modifiche rilevanti, che rischiano di intaccare – talora di “snaturare” – i valori e i caratteri di identità dell’edificio nella sua storicità. A esemplificare tali questioni viene presentato un caso progettuale: il riuso come sede municipale dell’ex Casa del balilla ad Aiello del Friuli, un edificio progettato negli anni ’30 da Ermes Midena, fortemente alterato negli anni ‘70. La volontà del progetto di conservare (o ripristinare) i caratteri dell’opera nella loro integrità ha indirizzato verso scelte che – piuttosto che comprometterla diffusamente attraverso l’inserimento di reti, impianti, strutture e servizi – hanno concentrato gli interventi di trasformazione in alcuni ‘luoghi’, che diventano gli ambiti in cui l’architettura del nuovo si confronta e dialoga con l’architettura dell’esistente. In particolare l’idea del progetto consiste nel restauro “filologico” delle parti nord ed est dell’edificio, quelle figurativamente più significative, mentre gli interventi di trasformazione vengono concentrati nella parte sud-ovest, dove si prevede di realizzare - partendo dalle regole compositive del Midena - il nuovo corpo uffici e l’accesso principale al municipio.
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