Scelto da François Pinault, imprenditore e magnate francese, per realizzare il Centro d'Arte Contemporanea Punta della Dogana, Ando continua con la restaurazione della Dogana da Mar, storico edificio del XV secolo, il lavoro iniziato nella città lacustre con la riqualificazione di Palazzo Grassi. Un fil rouge che lega, senza stravolgere, sempre in maniera diversa, l'antico e lo riporta a funzionalità ed estetica contemporanee. Il volume è sì la storia di un intervento "conservativo ma non bloccato" ad opera del giapponese, ma anche un'indagine profonda sulla nascita del progetto stesso, considerato figlio di un padre ("sanza" cui non si può fare, secondo le parole dell'architetto rinascimentale Filarete) vale a dire il committente, e di una madre, l'architetto atto a generarlo. Per Punta della Dogana Ando interviene in modo misurato, conservando la forte personalità del luogo nel pieno rispetto dell'impianto architettonico originario; coerente con il passato e in linea con il presente Ando disegna un'alternanza di setti in cemento armato che organizzano gli spazi espositivi e valorizzano, per contrasto, materiali e elementi della struttura preesistente. Il volume, illustrato da un ricco apparato fotografico che documenta l'evoluzione del cantiere fino all'opera conclusa, è completato dalle interviste a committente e architetto nelle quali ciascuno si racconta; la visione dell'arte contemporanea e dell'architettura nel mondo attuale trova una realizzazione necessaria e coerente nell'opera di Tadao Ando e nell'attività espositiva di Pinault che proprio con l'inaugurazione del nuovo Museo prende permanentemente posto a Venezia.

TADAO ANDO PER FRANCOIS PINAULT

DAL CO, FRANCESCO
2009

Abstract

Scelto da François Pinault, imprenditore e magnate francese, per realizzare il Centro d'Arte Contemporanea Punta della Dogana, Ando continua con la restaurazione della Dogana da Mar, storico edificio del XV secolo, il lavoro iniziato nella città lacustre con la riqualificazione di Palazzo Grassi. Un fil rouge che lega, senza stravolgere, sempre in maniera diversa, l'antico e lo riporta a funzionalità ed estetica contemporanee. Il volume è sì la storia di un intervento "conservativo ma non bloccato" ad opera del giapponese, ma anche un'indagine profonda sulla nascita del progetto stesso, considerato figlio di un padre ("sanza" cui non si può fare, secondo le parole dell'architetto rinascimentale Filarete) vale a dire il committente, e di una madre, l'architetto atto a generarlo. Per Punta della Dogana Ando interviene in modo misurato, conservando la forte personalità del luogo nel pieno rispetto dell'impianto architettonico originario; coerente con il passato e in linea con il presente Ando disegna un'alternanza di setti in cemento armato che organizzano gli spazi espositivi e valorizzano, per contrasto, materiali e elementi della struttura preesistente. Il volume, illustrato da un ricco apparato fotografico che documenta l'evoluzione del cantiere fino all'opera conclusa, è completato dalle interviste a committente e architetto nelle quali ciascuno si racconta; la visione dell'arte contemporanea e dell'architettura nel mondo attuale trova una realizzazione necessaria e coerente nell'opera di Tadao Ando e nell'attività espositiva di Pinault che proprio con l'inaugurazione del nuovo Museo prende permanentemente posto a Venezia.
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