La raccolta di scritti in oggetto è stata fatta in risposta alla esigenza di riguardare retrospettivamente riflessioni su problemi e questioni disciplinari da un punto di vista semiotico, condotte dall’autore nel corsi di circa trenta anni (1969-1997). All’origine delle riflessioni c’era l’interesse per la linguistica e la semiologia, manifestatosi nel periodo di studi in architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Con la partecipazione a convegni, congressi e seminari internazionali, l’interesse si spostò gradualmente verso la semiotica. A questo stesso riguardo fu importante anche l’influenza esercitata dal clima del DAMS dell’Università di Bologna, respirato in occasione di due diversi tipi di esperienze didattiche. Come risulta dalla lettura degli scritti, le escursioni extra-disciplinari sul terreno della semiologia prima e della semiotica dopo, sono state effettuate senza perdere di vista la specificità disciplinare di diretta competenza. Ciò ha avuto due effetti di diversa portata. Da un lato le mutazioni extra-disciplinari sono state prevalentemente ‘sincretiche’, forzando spesso le ottiche adottate dagli specialisti coinvolti. Dall’atro lato la applicazioni alla scala urbana e alla scale edilizia hanno talora sofferto a causa di una eccessiva approssimazione. Il lavoro sul trinomio “luogo-spazio-architettura” ha consentito tra l’altro di portare l’attenzione su risvolti trascurati. Va peraltro detto che dalle riflessioni fatte negli scritti in oggetto, resta fuori purtroppo il termine “ambiente”. Ciò ha reso la panoramica incompleta, ovvero non in grado tra l’altro di rispondere agli interrogativi sul rapporto architettura/ambiente, diventati col tempo sempre più cogenti. Gli scritti non sono stati raccolti seguendo l’ordine cronologico. Tenuto conto della loro natura e del fatto che probabilmente nessun tipo di ‘mosaicatura’ sarebbe riuscita a conferire loro unitarietà, ci si è limitati a raggrupparli in base ad affinità tematiche. Così, la prima sezione raggruppa quattro scritti che a vario titolo trattano di spazio e linguaggio, narratività e semiotica. La seconda sezione raggruppa altri quattro scritti che si interrogano sulla ‘significazione’ dello spazio costruito, facendo talora riferimento ad alcuni campioni di lettura (l’ex-Convento lecorbuseriano de La Tourette, a L’Arbresle; Piazza S. Marco, a Venezia). La terza e ultima sezione raggruppa tre scritti che dànno la misura dell’ampiezza del campo tematico attivato, dato che provano ad affrontare problemi di scala edilizia, di scala urbana e di scala territoriale. (Come terzo scritto si è ri-proposta la relazione della tesi di laurea.) Benché non sia più di moda richiamarsi alla semiotica per illustrare progetti e realizzazioni, il carattere non-unitario degli scritti potrebbe forse aiutare a far ri-pensare alcuni aspetti disciplinari proprio alla luce delle mutazioni semiotiche in essi proposte. Con benefici riguardanti non soltanto gli addetti ai lavori.

Luogo-spazio-architettura e semiotica

LOVERO, PASQUALE
2004

Abstract

La raccolta di scritti in oggetto è stata fatta in risposta alla esigenza di riguardare retrospettivamente riflessioni su problemi e questioni disciplinari da un punto di vista semiotico, condotte dall’autore nel corsi di circa trenta anni (1969-1997). All’origine delle riflessioni c’era l’interesse per la linguistica e la semiologia, manifestatosi nel periodo di studi in architettura presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Con la partecipazione a convegni, congressi e seminari internazionali, l’interesse si spostò gradualmente verso la semiotica. A questo stesso riguardo fu importante anche l’influenza esercitata dal clima del DAMS dell’Università di Bologna, respirato in occasione di due diversi tipi di esperienze didattiche. Come risulta dalla lettura degli scritti, le escursioni extra-disciplinari sul terreno della semiologia prima e della semiotica dopo, sono state effettuate senza perdere di vista la specificità disciplinare di diretta competenza. Ciò ha avuto due effetti di diversa portata. Da un lato le mutazioni extra-disciplinari sono state prevalentemente ‘sincretiche’, forzando spesso le ottiche adottate dagli specialisti coinvolti. Dall’atro lato la applicazioni alla scala urbana e alla scale edilizia hanno talora sofferto a causa di una eccessiva approssimazione. Il lavoro sul trinomio “luogo-spazio-architettura” ha consentito tra l’altro di portare l’attenzione su risvolti trascurati. Va peraltro detto che dalle riflessioni fatte negli scritti in oggetto, resta fuori purtroppo il termine “ambiente”. Ciò ha reso la panoramica incompleta, ovvero non in grado tra l’altro di rispondere agli interrogativi sul rapporto architettura/ambiente, diventati col tempo sempre più cogenti. Gli scritti non sono stati raccolti seguendo l’ordine cronologico. Tenuto conto della loro natura e del fatto che probabilmente nessun tipo di ‘mosaicatura’ sarebbe riuscita a conferire loro unitarietà, ci si è limitati a raggrupparli in base ad affinità tematiche. Così, la prima sezione raggruppa quattro scritti che a vario titolo trattano di spazio e linguaggio, narratività e semiotica. La seconda sezione raggruppa altri quattro scritti che si interrogano sulla ‘significazione’ dello spazio costruito, facendo talora riferimento ad alcuni campioni di lettura (l’ex-Convento lecorbuseriano de La Tourette, a L’Arbresle; Piazza S. Marco, a Venezia). La terza e ultima sezione raggruppa tre scritti che dànno la misura dell’ampiezza del campo tematico attivato, dato che provano ad affrontare problemi di scala edilizia, di scala urbana e di scala territoriale. (Come terzo scritto si è ri-proposta la relazione della tesi di laurea.) Benché non sia più di moda richiamarsi alla semiotica per illustrare progetti e realizzazioni, il carattere non-unitario degli scritti potrebbe forse aiutare a far ri-pensare alcuni aspetti disciplinari proprio alla luce delle mutazioni semiotiche in essi proposte. Con benefici riguardanti non soltanto gli addetti ai lavori.
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