Studiando nell'arte bolognese del XVIII secolo la trattatistica d'architettura, si impone la figura di Muro Tesi, detto il Maurino (1730-1766), per aver propugnato una nuova concezione della quadratura portandola verso spazialità e luminismi anticipatori del Neoclassicismo. Fonte comune di molti biografi è certamente la corrispondenza del conte Francesco Algarotti, colto cittadino veneziano, illuminista, grande viaggiatore ed ospite presso le più prestigiose corti europee. Egli conobbe il tesi nel 1757, durante un soggiorno in Bologna, città nella quale egli aveva svolto i propri studi in gioventù, presso il prestigioso collegio gesuitico Montalto. Fedele a questa nuova amicizia, protesse l'artista fino alla propria morte, avvenuta in Pisa, tanto da ricordarlo generosamente nel proprio testamento, incaricandolo al contempo di ideare in sua memoria un adeguato monumento funebre. Grazie alla studiosa Lidia Bianchi, con un articolo del 1936, si venne a conoscenza delle bellissime composizioni sceniche ed architettoniche da lui concepite, dichiarandole sorprendenti ed assolutamente geniali; si smentiva così quell'improprio giudizio di "freddo accademismo" che alcuni contemporanei della scuola bibienesca gli avevano attribuito dal 1787, data dell'edizione della sua celebre "Raccolta di disegni". Opere eseguite sotto l'influenza culturale e le interpretazioni della Classicità dell'amico Algarotti. Il Tesi non trascurò commissioni pubbliche o private, e trasferitosi a Firenze lavorò nel palazzo del marchese Andrea Gerini, dove scelse per una sala una composizione architettonica in ordine dorico, eseguita con tale maestria di disegno e coloritura da essere d'esempio a molti per lungo tempo. A Venezia e nel Veneto studiò le opere del Palladio, così come a Rimini studiò il celebre arco, proseguendo poi il suo viaggio di studio con il conte Algarotti visitando Ravenna ed Ancona. I due uomini fecero più tappe significative in un profondo rapporto dove l'Algarotti indicava e Maurino disegnava. Nello studio sull'artista vengono presi in considerazione non solo la produzione dei suoi innovativi disegni di architettura, ma anche il faticoso iter progettuale con più varianti per la realizzazione della memoria funebre all'amico, da porre nel celebre Camposanto di Pisa.

Mauro Antonio Tesi, detto il Maurino

LUCCHESE, VINCENZO
1993

Abstract

Studiando nell'arte bolognese del XVIII secolo la trattatistica d'architettura, si impone la figura di Muro Tesi, detto il Maurino (1730-1766), per aver propugnato una nuova concezione della quadratura portandola verso spazialità e luminismi anticipatori del Neoclassicismo. Fonte comune di molti biografi è certamente la corrispondenza del conte Francesco Algarotti, colto cittadino veneziano, illuminista, grande viaggiatore ed ospite presso le più prestigiose corti europee. Egli conobbe il tesi nel 1757, durante un soggiorno in Bologna, città nella quale egli aveva svolto i propri studi in gioventù, presso il prestigioso collegio gesuitico Montalto. Fedele a questa nuova amicizia, protesse l'artista fino alla propria morte, avvenuta in Pisa, tanto da ricordarlo generosamente nel proprio testamento, incaricandolo al contempo di ideare in sua memoria un adeguato monumento funebre. Grazie alla studiosa Lidia Bianchi, con un articolo del 1936, si venne a conoscenza delle bellissime composizioni sceniche ed architettoniche da lui concepite, dichiarandole sorprendenti ed assolutamente geniali; si smentiva così quell'improprio giudizio di "freddo accademismo" che alcuni contemporanei della scuola bibienesca gli avevano attribuito dal 1787, data dell'edizione della sua celebre "Raccolta di disegni". Opere eseguite sotto l'influenza culturale e le interpretazioni della Classicità dell'amico Algarotti. Il Tesi non trascurò commissioni pubbliche o private, e trasferitosi a Firenze lavorò nel palazzo del marchese Andrea Gerini, dove scelse per una sala una composizione architettonica in ordine dorico, eseguita con tale maestria di disegno e coloritura da essere d'esempio a molti per lungo tempo. A Venezia e nel Veneto studiò le opere del Palladio, così come a Rimini studiò il celebre arco, proseguendo poi il suo viaggio di studio con il conte Algarotti visitando Ravenna ed Ancona. I due uomini fecero più tappe significative in un profondo rapporto dove l'Algarotti indicava e Maurino disegnava. Nello studio sull'artista vengono presi in considerazione non solo la produzione dei suoi innovativi disegni di architettura, ma anche il faticoso iter progettuale con più varianti per la realizzazione della memoria funebre all'amico, da porre nel celebre Camposanto di Pisa.
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