Nell'arte barocca, fenomeno culturale dei secoli XVII e XVIII, la concezione del mondo non contemplava la potenziale forza irrazionale o demoniaca della Natura. Pur estremamente vasto,questo rimaneva misurabile e comunque retto da leggi formulate con precisione geometrica. Dopo gli enunciati formulati da Pascal e "minati" da Newton, la natura si imponeva ad un nuovo pensiero filosofico, influenzando così l'opera creativa dell'uomo. Su tali principi vi fu una rinnovata affermazione dei canoni della Classicità basata sull'armonia e sulla simmetria, proporzioni che reggevano il mondo in forme certe e precise. Il potere e la cultura dell'uomo dovevano regnare su una Natura dalla vasta spazialità, questa doveva essere asservita alla gloria del monarca, con fantastiche architetture. Queste ultime furono richieste ed apprezzate in tutte le corti europee e divennero esempio di fantasiose idee, i cui interpreti indiscussi della prima metà del secolo furono i componenti la famiglia Galli Bibiena. Fantasie di architettura aulica riconducibili comunque a principi di prospettiva e di ben definibili geometrie. Negli anni '60 del secolo XVIII vi fu un nuovo modo di concepire ed esprimersi, a seguito della divulgazione dell'opera incisoria Piranesiana, ove il "fantastico inventario di rovine", con un linguaggio di volumetrie abnormi, venne interpretato da alcuni come una serie di immagini oscure e visionarie di un passato colmo di eloquenti messaggi. L'antica Roma e l'hinterland della Magna Grecia furono interpretate pessimisticamente da alcuni artisti: "terre di tenebra e desolazione". Visione che più tardivamente fu fonte illimitata di ispirazione per l'irrazionalismo romantico che si nutriva dell'attrazione verso l'inesorabile disfacimento urbano. Il tema classico della rovina, basilare sostegno all'antica rettitudine romana consona alle nuove idee illuministico-massoniche di quegli anni, poteva condurre a plurime riflessioni. Come enunciato con molta chiarezza dal Praz, "gli artisti neoclassici e quelli romantici parlavano lingue dello stesso ceppo", il cui tema era concepito in modo razionale oppure vissuto in modo sentimentale. Cruciale fu la presenza in Roma, nell'anno 1760 di artisti stranieri legati indiscutibilmente alle novità piranesiane e winckeliane. Nel testo si ricordano fra i tanti: i francesi H.Robert, J.G. Drouais, il danese Wiedewelt, l'inglese R.Wilson, per terminare poi con i più giovani anglosassoni J.Wright of Derby, J.R.Cozens e T.Jones.

Nota Introduttiva

LUCCHESE, VINCENZO
1993

Abstract

Nell'arte barocca, fenomeno culturale dei secoli XVII e XVIII, la concezione del mondo non contemplava la potenziale forza irrazionale o demoniaca della Natura. Pur estremamente vasto,questo rimaneva misurabile e comunque retto da leggi formulate con precisione geometrica. Dopo gli enunciati formulati da Pascal e "minati" da Newton, la natura si imponeva ad un nuovo pensiero filosofico, influenzando così l'opera creativa dell'uomo. Su tali principi vi fu una rinnovata affermazione dei canoni della Classicità basata sull'armonia e sulla simmetria, proporzioni che reggevano il mondo in forme certe e precise. Il potere e la cultura dell'uomo dovevano regnare su una Natura dalla vasta spazialità, questa doveva essere asservita alla gloria del monarca, con fantastiche architetture. Queste ultime furono richieste ed apprezzate in tutte le corti europee e divennero esempio di fantasiose idee, i cui interpreti indiscussi della prima metà del secolo furono i componenti la famiglia Galli Bibiena. Fantasie di architettura aulica riconducibili comunque a principi di prospettiva e di ben definibili geometrie. Negli anni '60 del secolo XVIII vi fu un nuovo modo di concepire ed esprimersi, a seguito della divulgazione dell'opera incisoria Piranesiana, ove il "fantastico inventario di rovine", con un linguaggio di volumetrie abnormi, venne interpretato da alcuni come una serie di immagini oscure e visionarie di un passato colmo di eloquenti messaggi. L'antica Roma e l'hinterland della Magna Grecia furono interpretate pessimisticamente da alcuni artisti: "terre di tenebra e desolazione". Visione che più tardivamente fu fonte illimitata di ispirazione per l'irrazionalismo romantico che si nutriva dell'attrazione verso l'inesorabile disfacimento urbano. Il tema classico della rovina, basilare sostegno all'antica rettitudine romana consona alle nuove idee illuministico-massoniche di quegli anni, poteva condurre a plurime riflessioni. Come enunciato con molta chiarezza dal Praz, "gli artisti neoclassici e quelli romantici parlavano lingue dello stesso ceppo", il cui tema era concepito in modo razionale oppure vissuto in modo sentimentale. Cruciale fu la presenza in Roma, nell'anno 1760 di artisti stranieri legati indiscutibilmente alle novità piranesiane e winckeliane. Nel testo si ricordano fra i tanti: i francesi H.Robert, J.G. Drouais, il danese Wiedewelt, l'inglese R.Wilson, per terminare poi con i più giovani anglosassoni J.Wright of Derby, J.R.Cozens e T.Jones.
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