L’attenzione verso i fenomeni di alterazione dell’esistente deve essere prospettica, vanno cioè considerate le dinamiche che ogni intervento di modificazione mette in moto, con particolare attenzione a due parametri essenziali: quello «economico» e quello «tecnologico», entrambi fortemente dipendenti dal ‘parametro principe’, il «tempo». Per quanto riferibile alla rigenerazione urbana e architettonica, la complessa revisione dei propri paradigmi disciplinari che l’«economia» ha da tempo attuato, ci porta a considerare diversamente la valutazione delle risorse da investire. Il tema del dispendio energetico e dell’inquinamento che ogni demolizione produce, appare determinante nell’individuare le strategie di intervento sull’esistente. Le considerazioni che svolgeremo riguardano l’edilizia residenziale, poiché la maggior parte del patrimonio edilizio – in termini di prestazioni, di obsolescenza costruttiva e di soddisfacente risposta ai nuovi bisogni – è certamente riferibile alle abitazioni. In particolare ci rivolgeremo al social housing inteso – ormai – non solo come periferia urbana, ma anche come enclave presente nel tessuto storico. Vorremmo anche affermare, che, al di là delle istanze etico-ideologiche, se si vuole davvero dare concretezza alle strategie di recupero, la sostenibilità vera, autentica, dei nuovi interventi, debba rimuovere, laicamente, le riserve fino ad oggi avanzate verso il carattere speculativo delle operazioni immobiliari future: non vi è dubbio che debbano esservi dei ragionevoli margini di interesse da parte di chi interviene, ma è proprio sulla definizione di bene comune che si richiede un nuovo approccio politico al problema. La mano pubblica dovrà fare la propria parte se vuole davvero coinvolgere capitali privati.

Second life

GIANI, ESTHER;CARNEVALE, GIANCARLO
2013

Abstract

L’attenzione verso i fenomeni di alterazione dell’esistente deve essere prospettica, vanno cioè considerate le dinamiche che ogni intervento di modificazione mette in moto, con particolare attenzione a due parametri essenziali: quello «economico» e quello «tecnologico», entrambi fortemente dipendenti dal ‘parametro principe’, il «tempo». Per quanto riferibile alla rigenerazione urbana e architettonica, la complessa revisione dei propri paradigmi disciplinari che l’«economia» ha da tempo attuato, ci porta a considerare diversamente la valutazione delle risorse da investire. Il tema del dispendio energetico e dell’inquinamento che ogni demolizione produce, appare determinante nell’individuare le strategie di intervento sull’esistente. Le considerazioni che svolgeremo riguardano l’edilizia residenziale, poiché la maggior parte del patrimonio edilizio – in termini di prestazioni, di obsolescenza costruttiva e di soddisfacente risposta ai nuovi bisogni – è certamente riferibile alle abitazioni. In particolare ci rivolgeremo al social housing inteso – ormai – non solo come periferia urbana, ma anche come enclave presente nel tessuto storico. Vorremmo anche affermare, che, al di là delle istanze etico-ideologiche, se si vuole davvero dare concretezza alle strategie di recupero, la sostenibilità vera, autentica, dei nuovi interventi, debba rimuovere, laicamente, le riserve fino ad oggi avanzate verso il carattere speculativo delle operazioni immobiliari future: non vi è dubbio che debbano esservi dei ragionevoli margini di interesse da parte di chi interviene, ma è proprio sulla definizione di bene comune che si richiede un nuovo approccio politico al problema. La mano pubblica dovrà fare la propria parte se vuole davvero coinvolgere capitali privati.
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