- 2011 - Contributo in Atti di convegno DOIMO M (2011). Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), Villa von Saurma a Termini di Sorrento, 1962-64. In: AA VV. Il progetto di architettura fra didattica e ricerca. Atti - Architectural design between teaching and research. Proceedings. Atti del Primo Congresso Internazionale di "ReteVitruvio". vol. 5, Sessione 4 - La costruzione, pp. 2029-2038, BARI: PolibaPress / Arti Grafiche Favia, ISBN: 978-88-95612-79-9, Bari, 2-6 maggio 2011. ABSTRACT: Lo studio già svolto sulla Baukunst miesiana - Martino Doimo, Arte muraria Spazio Tettonica: Mies, Bacardi Building Cuba. Elementi della costruzione/figure della composizione, con prefazione di G.B. Fabbri, Canova, Treviso, 2009: deriva da tesi Scuola di dottorato Iuav/ Dottorato di ricerca in Composizione architettonica - ha consentito di mettere in luce un interessante capitolo della ricerca architettonica italiana tra gli anni ‘50 e ’60 del secolo scorso, che appare molto vicino alle specifiche tematiche proprie della coeva riflessione sperimentale elaborata da Mies, che attraversano altre esperienze americane ed europee contemporanee. Il lavoro di ricerca inedito, che viene qui presentato, si è in particolare concentrato su un’opera che costituisce un fondamentale capitolo della originale sperimentazione condotta da Bruno Morassutti - la villa von Saurma realizzata a Termini di Sorrento nel 1962-64 - e si è sviluppato nel quadro delle iniziative di studio e confronto recentemente avviate all'interno dell'Unità di ricerca Iuav "Arte del costruire" (responsabili prof. Roberto Masiero, prof. Marko Pogacnik), sul tema del rapporto tra architettura e ingegneria, tra le quali la partecipazione al PRIN 2008 "La concezione strutturale. Ingegneria e architettura in Italia negli anni ’50 e ‘60", coordinatore scientifico prof. Carlo Olmo (Politecnico Torino, Politecnico Milano, Università Roma Tre, Università IUAV, Università Udine). L’indagine si è quindi potuta approfondire in particolare attraverso il lavoro di archivio (l’archivio dell’architetto Bruno Morassutti è stato recentemente acquisito dall’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia). Tale approfondimento è stato anche l’occasione per raccogliere la documentazione utile a ricostruire le soluzioni strutturali adottate, in relazione alla forma architettonica. I primi risultati della ricerca sono stati illustrati al Seminario di studio "Architettura e innovazione strutturale in Italia tra gli anni ’50 e ‘60", tenutosi all'Università IUAV di Venezia nel 2009. Come nel libro citato, l’analisi viene sviluppata attraverso tre piani di lettura, definiti in riferimento alla radicale revisione teorica otto-novecentesca delle tradizionali categorie dell’arte del costruire: tettonica, spazio e arte muraria. Questi autonomi "strati" interpretativi sembrano trovare una esplicita distinta enunciazione nella composizione dei differenti elementi, adottati nella costruzione della casa per vacanze sulla penisola sorrentina. In quest'opera Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), sviluppa infatti la sperimentazione condotta con Angelo Mangiarotti nella realizzazione della chiesa Mater Misericordiae a Baranzate, del 1956-58, nella direzione di una più complessa articolazione dei rapporti tra l’elemento del riparo tettonico - con le connesse schermature di "rivestimento" spaziale smaterializzate - e le sostruzioni e recinti di natura muraria. La villa sorge su di un terreno scosceso, sistemato tramite una serie di terrazzamenti, con muri di contenimento in pietrame, che stabiliscono una stretta continuità con le tradizioni costruttive del luogo. Su questa sorta di strato archeologico, di rudere-frammento di una costruzione più antica, si fonda il nuovo edificio. Analogamente a molte opere di Mies - e in particolare al progetto per il Bacardi Building, a Cuba (di pochi anni precedente) - le costruzioni murarie basamentali si estendono al di sopra del podio, a recintare e includere parzialmente due monumentali strutture tettoniche in calcestruzzo armato - come due grandi tavoli - costituite ciascuna da un gruppo di quattro colonne, che sostengono una leggera vela aggettante a pianta quadrata. Le murature in pietrame non giungono mai a toccare il tetto a velario, a sottolineare la natura di pre-esistenza progettata delle costruzioni murarie. Va notato come quest’opera presenti molte analogie con la coeva Boissonnas House II, realizzata in Costa Azzurra nel 1964 da Philip Johnson, nella quale in particolare i recinti murari delle case a corte miesiane sono sviluppati in edifici profondi, subordinati rispetto ad una “pensilina”/ baldacchino emergente, che si configura come esplicita evocazione di un antico megaron.

Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), Villa von Saurma a Termini di Sorrento, 1962-64.

DOIMO, MARTINO
2011

Abstract

- 2011 - Contributo in Atti di convegno DOIMO M (2011). Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), Villa von Saurma a Termini di Sorrento, 1962-64. In: AA VV. Il progetto di architettura fra didattica e ricerca. Atti - Architectural design between teaching and research. Proceedings. Atti del Primo Congresso Internazionale di "ReteVitruvio". vol. 5, Sessione 4 - La costruzione, pp. 2029-2038, BARI: PolibaPress / Arti Grafiche Favia, ISBN: 978-88-95612-79-9, Bari, 2-6 maggio 2011. ABSTRACT: Lo studio già svolto sulla Baukunst miesiana - Martino Doimo, Arte muraria Spazio Tettonica: Mies, Bacardi Building Cuba. Elementi della costruzione/figure della composizione, con prefazione di G.B. Fabbri, Canova, Treviso, 2009: deriva da tesi Scuola di dottorato Iuav/ Dottorato di ricerca in Composizione architettonica - ha consentito di mettere in luce un interessante capitolo della ricerca architettonica italiana tra gli anni ‘50 e ’60 del secolo scorso, che appare molto vicino alle specifiche tematiche proprie della coeva riflessione sperimentale elaborata da Mies, che attraversano altre esperienze americane ed europee contemporanee. Il lavoro di ricerca inedito, che viene qui presentato, si è in particolare concentrato su un’opera che costituisce un fondamentale capitolo della originale sperimentazione condotta da Bruno Morassutti - la villa von Saurma realizzata a Termini di Sorrento nel 1962-64 - e si è sviluppato nel quadro delle iniziative di studio e confronto recentemente avviate all'interno dell'Unità di ricerca Iuav "Arte del costruire" (responsabili prof. Roberto Masiero, prof. Marko Pogacnik), sul tema del rapporto tra architettura e ingegneria, tra le quali la partecipazione al PRIN 2008 "La concezione strutturale. Ingegneria e architettura in Italia negli anni ’50 e ‘60", coordinatore scientifico prof. Carlo Olmo (Politecnico Torino, Politecnico Milano, Università Roma Tre, Università IUAV, Università Udine). L’indagine si è quindi potuta approfondire in particolare attraverso il lavoro di archivio (l’archivio dell’architetto Bruno Morassutti è stato recentemente acquisito dall’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia). Tale approfondimento è stato anche l’occasione per raccogliere la documentazione utile a ricostruire le soluzioni strutturali adottate, in relazione alla forma architettonica. I primi risultati della ricerca sono stati illustrati al Seminario di studio "Architettura e innovazione strutturale in Italia tra gli anni ’50 e ‘60", tenutosi all'Università IUAV di Venezia nel 2009. Come nel libro citato, l’analisi viene sviluppata attraverso tre piani di lettura, definiti in riferimento alla radicale revisione teorica otto-novecentesca delle tradizionali categorie dell’arte del costruire: tettonica, spazio e arte muraria. Questi autonomi "strati" interpretativi sembrano trovare una esplicita distinta enunciazione nella composizione dei differenti elementi, adottati nella costruzione della casa per vacanze sulla penisola sorrentina. In quest'opera Bruno Morassutti, con Aldo Favini (strutture), sviluppa infatti la sperimentazione condotta con Angelo Mangiarotti nella realizzazione della chiesa Mater Misericordiae a Baranzate, del 1956-58, nella direzione di una più complessa articolazione dei rapporti tra l’elemento del riparo tettonico - con le connesse schermature di "rivestimento" spaziale smaterializzate - e le sostruzioni e recinti di natura muraria. La villa sorge su di un terreno scosceso, sistemato tramite una serie di terrazzamenti, con muri di contenimento in pietrame, che stabiliscono una stretta continuità con le tradizioni costruttive del luogo. Su questa sorta di strato archeologico, di rudere-frammento di una costruzione più antica, si fonda il nuovo edificio. Analogamente a molte opere di Mies - e in particolare al progetto per il Bacardi Building, a Cuba (di pochi anni precedente) - le costruzioni murarie basamentali si estendono al di sopra del podio, a recintare e includere parzialmente due monumentali strutture tettoniche in calcestruzzo armato - come due grandi tavoli - costituite ciascuna da un gruppo di quattro colonne, che sostengono una leggera vela aggettante a pianta quadrata. Le murature in pietrame non giungono mai a toccare il tetto a velario, a sottolineare la natura di pre-esistenza progettata delle costruzioni murarie. Va notato come quest’opera presenti molte analogie con la coeva Boissonnas House II, realizzata in Costa Azzurra nel 1964 da Philip Johnson, nella quale in particolare i recinti murari delle case a corte miesiane sono sviluppati in edifici profondi, subordinati rispetto ad una “pensilina”/ baldacchino emergente, che si configura come esplicita evocazione di un antico megaron.
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