Il testo del saggio assume come scenario la crisi che nel mondo occidentale, e in particolare negli USA, ha caratterizzato le vicende economiche e urbane degli utlimi anni, e ipotizza che si possa identificare una chiara contro-tendenza nel lavoro svolto dall’amministrazione Bloomberg per la città di New York. Dopo 12 anni la città non solo presenta molte aree e realtà urbane trasformate, ma trasmette un vero e proprio “sense of change”, che rimanda a lontane epoche (su tutte quella di Robert Moses) che sembravano irripetibili. Rispetto a quel periodo vi sono molte positive diversità, che vanno dal coinvolgimento dei cittadini (un processo bottom up opposto rispetto all’esperienza top down di Moses) al ruolo centrale affidato agli uffici tecnici della pubblica amminstrazione. L’articolo quindi analizza l’azione dell’amministrazione Bloomberg, che sin dal suo insediamento si è posta l’obiettivo di dimostrare che “is possible to redesign New York City” e ha costantemente e coerentemente lavorato in questo senso per 12 anni. L’idea di re-design la città rappresenta al tempo stesso un forte messaggio collettivo, identitario e di speranza per i residenti dopo il 9/11 e parallelamente una consapevole presa d’atto della necessità di riassorbire le zone di “scarto” prodotte nel corso degli anni precedenti da processi di crescita e trasformazione urbana sostanzialmente spontanei. Il saggio analizza quindi gli obiettivi e gli strumenti messi in campo dall’Amministrazione Bloomberg nell’arco di 12 anni.

Cambiare New York 2002-13. Il progetto come risorsa strategica

FONTANARI, ENRICO;
2014

Abstract

Il testo del saggio assume come scenario la crisi che nel mondo occidentale, e in particolare negli USA, ha caratterizzato le vicende economiche e urbane degli utlimi anni, e ipotizza che si possa identificare una chiara contro-tendenza nel lavoro svolto dall’amministrazione Bloomberg per la città di New York. Dopo 12 anni la città non solo presenta molte aree e realtà urbane trasformate, ma trasmette un vero e proprio “sense of change”, che rimanda a lontane epoche (su tutte quella di Robert Moses) che sembravano irripetibili. Rispetto a quel periodo vi sono molte positive diversità, che vanno dal coinvolgimento dei cittadini (un processo bottom up opposto rispetto all’esperienza top down di Moses) al ruolo centrale affidato agli uffici tecnici della pubblica amminstrazione. L’articolo quindi analizza l’azione dell’amministrazione Bloomberg, che sin dal suo insediamento si è posta l’obiettivo di dimostrare che “is possible to redesign New York City” e ha costantemente e coerentemente lavorato in questo senso per 12 anni. L’idea di re-design la città rappresenta al tempo stesso un forte messaggio collettivo, identitario e di speranza per i residenti dopo il 9/11 e parallelamente una consapevole presa d’atto della necessità di riassorbire le zone di “scarto” prodotte nel corso degli anni precedenti da processi di crescita e trasformazione urbana sostanzialmente spontanei. Il saggio analizza quindi gli obiettivi e gli strumenti messi in campo dall’Amministrazione Bloomberg nell’arco di 12 anni.
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