Il cambio di scala, così come la messa a fuoco, sono tecniche praticate in vari settori per modificare, solitamente migliorando, la percezione di qualcosa che per sua dimensione o imprecisione, non risulta di agevole rilevamento. Tali meccanismi possono essere utilizzati in molteplici direzioni, ma sono prioritariamente adottati per ingrandire qualcosa che è troppo piccolo, per ridurre l’eccessivamente grande o per meglio definire. In tutti i casi si tratta di simulazioni del reale, nel senso che per poter meglio mettere a fuoco un particolare aspetto di ciò che si vuole indagare o vedere si modifica la realtà del percepito o del percipiente. Comunque si tratta di un’operazione di falsificazione, sia essa relativa o radicale. Il cambiamento di scala o la messa a fuoco modificano indubbiamente le connotazioni del reale. Quando si pongono in relazione aspetti, oggetti, o quanto non appartenente alla scala originale possono comparire effetti tali per cui la depressione o l'esaltazione e comunque la falsificazione sono componenti imprescindibili. In una società che esalta la comunicazione, ad esempio, fra le molteplici faccende coinvolte nella trasmissione dell’informazione si compie anche un’operazione di cambio di scala o di focalizzazione del banale. Mettendo l’accento su notizie marginali per lo scorrere naturale delle cose, rendendole evidenti al di fuori del loro succedere e rendendole palesi ad una fascia di popolazione lontana sia fisicamente che psicologicamente o culturalmente dal contenuto e dall’origine delle stesse si realizza un’operazione di falsificazione della realtà. Di conseguenza gli eventuali valori o la loro inesistenza sono mistificati, fatti nascere o uccisi semplicemente rendendo edotti soggetti lontani dalla comprensibilità degli accadimenti. Tuttavia questa tecnica consente di compiere alcune esperienze di ricerca che in altro modo sarebbero di difficile praticabilità. All'interno dell'unità di ricerca "colore e luce in architettura" dell'Università Iuav di Venezia stiamo compiendo ricerche che si servono di tale meccanismo per individuare gli effetti che possono essere prodotti utilizzando il colore o la luce per sovraesporre o mitigare sia i comportamenti antropici sia quelli naturali. Abbiamo compiuto esperimenti sia in ambito prescolare, operando scelte cromatiche capaci di modificare i comportamenti dei bambini in una scuola dell'infanzia, così come nel prevedere illuminazioni architetturali sulle superfici di fortificazioni ora in disuso. I risultati di questi due esperimenti sono assai interessanti nel controllo e innesco di processi di valorizzazione nella percezione del sistema natura-artificio. Distopia e valorizzazione sono stati messi in pratica con lo scopo di esaltare o neutralizzare alcuni valori. Nel primo caso si è operato utilizzando il colore per tinteggiare le pareti esterne ed interne, mentre nel secondo caso si è impiegata la luce proiettata sulle superfici esterne dei manufatti. Nel primo caso si è modificata la percezione ambientale degli utenti, mentre nel secondo si è reso palese un sistema di valori prima oscurati da varie pratiche che si rapportavano con l’abitudine e la sua banalizzazione. In particolare nel caso delle fortificazioni la popolazione aveva rimosso dalla memoria, sia fisicamente che culturalmente, addirittura le assai ingombranti e visibili costruzioni militari. La lunga negazione all’accesso dei luoghi militari aveva cancellato dalla mente degli abitanti un interessantissimo sistema ambientale che chiede solo di essere percepito e riutilizzato, certamente attribuendogli funzioni diverse rispetto a quelle per cui era stato costruito. I risultati di tali sperimentazioni saranno meglio evidenziati nel paper.

COLORE E LUCE COME STRUMENTI DISTOPICI O VALORIZZANTI

ZENNARO, PIETRO
2013

Abstract

Il cambio di scala, così come la messa a fuoco, sono tecniche praticate in vari settori per modificare, solitamente migliorando, la percezione di qualcosa che per sua dimensione o imprecisione, non risulta di agevole rilevamento. Tali meccanismi possono essere utilizzati in molteplici direzioni, ma sono prioritariamente adottati per ingrandire qualcosa che è troppo piccolo, per ridurre l’eccessivamente grande o per meglio definire. In tutti i casi si tratta di simulazioni del reale, nel senso che per poter meglio mettere a fuoco un particolare aspetto di ciò che si vuole indagare o vedere si modifica la realtà del percepito o del percipiente. Comunque si tratta di un’operazione di falsificazione, sia essa relativa o radicale. Il cambiamento di scala o la messa a fuoco modificano indubbiamente le connotazioni del reale. Quando si pongono in relazione aspetti, oggetti, o quanto non appartenente alla scala originale possono comparire effetti tali per cui la depressione o l'esaltazione e comunque la falsificazione sono componenti imprescindibili. In una società che esalta la comunicazione, ad esempio, fra le molteplici faccende coinvolte nella trasmissione dell’informazione si compie anche un’operazione di cambio di scala o di focalizzazione del banale. Mettendo l’accento su notizie marginali per lo scorrere naturale delle cose, rendendole evidenti al di fuori del loro succedere e rendendole palesi ad una fascia di popolazione lontana sia fisicamente che psicologicamente o culturalmente dal contenuto e dall’origine delle stesse si realizza un’operazione di falsificazione della realtà. Di conseguenza gli eventuali valori o la loro inesistenza sono mistificati, fatti nascere o uccisi semplicemente rendendo edotti soggetti lontani dalla comprensibilità degli accadimenti. Tuttavia questa tecnica consente di compiere alcune esperienze di ricerca che in altro modo sarebbero di difficile praticabilità. All'interno dell'unità di ricerca "colore e luce in architettura" dell'Università Iuav di Venezia stiamo compiendo ricerche che si servono di tale meccanismo per individuare gli effetti che possono essere prodotti utilizzando il colore o la luce per sovraesporre o mitigare sia i comportamenti antropici sia quelli naturali. Abbiamo compiuto esperimenti sia in ambito prescolare, operando scelte cromatiche capaci di modificare i comportamenti dei bambini in una scuola dell'infanzia, così come nel prevedere illuminazioni architetturali sulle superfici di fortificazioni ora in disuso. I risultati di questi due esperimenti sono assai interessanti nel controllo e innesco di processi di valorizzazione nella percezione del sistema natura-artificio. Distopia e valorizzazione sono stati messi in pratica con lo scopo di esaltare o neutralizzare alcuni valori. Nel primo caso si è operato utilizzando il colore per tinteggiare le pareti esterne ed interne, mentre nel secondo caso si è impiegata la luce proiettata sulle superfici esterne dei manufatti. Nel primo caso si è modificata la percezione ambientale degli utenti, mentre nel secondo si è reso palese un sistema di valori prima oscurati da varie pratiche che si rapportavano con l’abitudine e la sua banalizzazione. In particolare nel caso delle fortificazioni la popolazione aveva rimosso dalla memoria, sia fisicamente che culturalmente, addirittura le assai ingombranti e visibili costruzioni militari. La lunga negazione all’accesso dei luoghi militari aveva cancellato dalla mente degli abitanti un interessantissimo sistema ambientale che chiede solo di essere percepito e riutilizzato, certamente attribuendogli funzioni diverse rispetto a quelle per cui era stato costruito. I risultati di tali sperimentazioni saranno meglio evidenziati nel paper.
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