Il presente paper vuole essere uno spunto di discussione/ragionamento nell'ambito del dibattito internazionale riguardo la partecipazione come strumento di trasformazione sociale (Leal 2010) e modificazione del senso di cittadinanza e di diritto alla città nei Paesi in Via di Sviluppo. All'interno di un contesto così vasto, si vuole in realtà leggere tutto il ragionamento sotto la lente di due casi studio particolarmente singolari, all'interno cioè di due programmi (di differente tipologia e finanziamento ma con le caratteristiche basiche per stimolare un raffronto) riguardanti aree ad altissima vulnerabilità ambientale sulle coste Mozambicane. A tal fine, dopo le necessarie introduzioni alla comprensione dell'area in oggetto, si presenteranno due casi di processi di slum upgrading in aree soggette a continue inondazioni e conseguenti disagi abitativi, socioeconomici ed igienico-sanitari. La scelta di analizzare concetti come trasformazione sociale dettata dalla partecipazione o di senso di diritto alla cittadinanza all'interno di due casi “limite” non è casuale. Credo infatti che dibattito limitato alle pratiche della partecipazione nei PVS, con una storia di più di 40 anni (a partire dal fallimento dei piani di aggiustamento strutturali) abbia subito inizialmente una acceleratissima ascesa (Leal 2010) ed in seguito, recentemente (nell'ultimo quinquennio forse) un graduale calo di tensione/attenzione, come se in qualche modo il dibattito internazionale o le soluzioni proposte avessero raggiunto un livello di saturazione quasi “naturale”. Il paper non si propone di analizzare le ragioni internazionali, macroeconomiche o accademiche di tale tendenza (iperbole?) e nemmeno vuole essere una critica a questa evoluzione. Anzi, il paper e le conclusioni alle quali si cerca di arrivare non vogliono prendere parte a questo tipo di dibattito andandosi a sommare ai numerosi articoli riguardo le pratiche più “efficienti” o i casi studio più rilevanti per il funzionamento delle attività partecipative nelle periferie degradate dei PVS, ma vuole analizzare tali processi e pratiche partendo da un assioma fondamentale (in accordo con la critica di Leal) secondo il quale proprio tutta questa evoluzione del dibattito sulla partecipazione, soprattutto nei contesti del Sud del Mondo, il più delle volte significa depoliticizzazione dei processi stessi (vedi cap. 6) e che questo ha gravi ripercussioni nel contesto della pianificazione urbana nei Paesi in Via di Sviluppo. Senza negare gli enormi risultati raggiunti in contesti particolarmente difficoltosi a livello istituzionale nei processi di rigenerazione urbana nei PVS e senza voler nemmeno ricadere in una mera critica politica al termine “partecipazione” come nuovo strumento di controllo nell'era neo -liberale degli aiuti allo sviluppo, il paper rimane ad un livello pratico, volendo però sottolineare e dare una chiamata di attenzione riguardo al fatto che il dibattito così come ha preso piede ultimamente non è di aiuto in quei contesti limite nei quali (come nei due casi esposti) la partecipazione non solo è necessaria ma una tra le uniche soluzioni funzionali contro vulnerabilità e marginalità politiche, sociosanitarie, ambientali. In certe realtà infatti non ci sono alternative valide alla partecipazione per certe azioni di emergenza costante, e purtroppo tutto l 'insieme di teorie, “mode”, pratiche proposte ( top-bottom ) dai molti apparati internazionali spesso depoliticizzano azioni che invece dovrebbero essere fortemente radicate nel territorio. Quando invece accade chei tasselli si incastrino, che molte fasi del processo partecipativo si armonizzino con la società ed il territorio, comincia la danza della domanda di cittadinanza e si assiste ad una trasformazione che invece di essere presumibilmente istituzionale (così come da obiettivi preposti) è radicalmente sociale. In quali specifiche circostanze questo accada, come, con quali attori, sono solo alcune delle domande che il paper si propone e propone ai lettori. Senza introdurre ulteriori novità nella cassetta degli attrezzi della partecipazione nei progetti di riqualificazione urbana, si descriveranno due esperienze concrete di crescita/trasformazione sociale, in contesti drammaticamente vulnerabili. Si analizzerà la rilevanza di certi pre-supposti e di condizioni in-itinere nelle attività portate avanti negli insediamenti informali con l'obiettivo di una Processi di inclusione sociale in progetti di slum upgrading in aree informali soggette a vulnerabilità ambientale. Due casi a confronto in Mozambico: le conseguenze su tessuto sociale e percezione del senso di cittadinanza 4 Anna Mazzolini, PhD Candidate, Università IUAV di Venezia, Pianificazione Territoriale e Politiche pubbliche per il Territorio, contatti: anna.mazzolini@gmail.com, +39 333 2558016 mappatura non più delle best practices da ricercare e successivamente imporre (in-put), bensì degli outcomes naturalmente emersi da processi il più naturali possibili (endogeni e non) di inclusione sociale. Inoltre credo che sia di rilevante importanza, per la produzione degli outcomes , riportare il più possibile casi “limite” sia a livello di difficoltà socioeconomiche, politiche, ambientali. Il paper si basa sia su riflessioni critiche sia su più di 5 anni di lavoro di campo e quasi 10 (dal 2004) di collaborazioni sul campo e a distanza sui temi del participatory slum upgrading . Come già sottolineato, credo esistano situazioni critiche caratterizzate da complesse condizioni abitative ed ambientali, parziale o totale inefficienza delle istituzioni e soprattutto scarsità di dati reali in cui un determinato livello di “risposta” endogena” si può ottenere solo attraverso la pianificazione urbana partecipata a scala locale. Al tempo stesso, tutto lo studio è basato su un assioma fondamentale: quello del fatto che, sia per limitazioni delle pratiche partecipative sia per dinamiche più o meno evidenti di power control , la partecipazione fatta a scala locale e limitata nel tempo non possa che ulteriormente depoliticizzare tappe fondamentali di local empowerment e diritto alla cittadinanza in tali Paesi.

Processi di inclusione sociale in progetti di slum upgrading in aree informali soggette a vulnerabilità ambientale. Due casi a confronto in Mozambico: le conseguenze su tessuto sociale e percezione del senso di cittadinanza

MAZZOLINI, ANNA
2013

Abstract

Il presente paper vuole essere uno spunto di discussione/ragionamento nell'ambito del dibattito internazionale riguardo la partecipazione come strumento di trasformazione sociale (Leal 2010) e modificazione del senso di cittadinanza e di diritto alla città nei Paesi in Via di Sviluppo. All'interno di un contesto così vasto, si vuole in realtà leggere tutto il ragionamento sotto la lente di due casi studio particolarmente singolari, all'interno cioè di due programmi (di differente tipologia e finanziamento ma con le caratteristiche basiche per stimolare un raffronto) riguardanti aree ad altissima vulnerabilità ambientale sulle coste Mozambicane. A tal fine, dopo le necessarie introduzioni alla comprensione dell'area in oggetto, si presenteranno due casi di processi di slum upgrading in aree soggette a continue inondazioni e conseguenti disagi abitativi, socioeconomici ed igienico-sanitari. La scelta di analizzare concetti come trasformazione sociale dettata dalla partecipazione o di senso di diritto alla cittadinanza all'interno di due casi “limite” non è casuale. Credo infatti che dibattito limitato alle pratiche della partecipazione nei PVS, con una storia di più di 40 anni (a partire dal fallimento dei piani di aggiustamento strutturali) abbia subito inizialmente una acceleratissima ascesa (Leal 2010) ed in seguito, recentemente (nell'ultimo quinquennio forse) un graduale calo di tensione/attenzione, come se in qualche modo il dibattito internazionale o le soluzioni proposte avessero raggiunto un livello di saturazione quasi “naturale”. Il paper non si propone di analizzare le ragioni internazionali, macroeconomiche o accademiche di tale tendenza (iperbole?) e nemmeno vuole essere una critica a questa evoluzione. Anzi, il paper e le conclusioni alle quali si cerca di arrivare non vogliono prendere parte a questo tipo di dibattito andandosi a sommare ai numerosi articoli riguardo le pratiche più “efficienti” o i casi studio più rilevanti per il funzionamento delle attività partecipative nelle periferie degradate dei PVS, ma vuole analizzare tali processi e pratiche partendo da un assioma fondamentale (in accordo con la critica di Leal) secondo il quale proprio tutta questa evoluzione del dibattito sulla partecipazione, soprattutto nei contesti del Sud del Mondo, il più delle volte significa depoliticizzazione dei processi stessi (vedi cap. 6) e che questo ha gravi ripercussioni nel contesto della pianificazione urbana nei Paesi in Via di Sviluppo. Senza negare gli enormi risultati raggiunti in contesti particolarmente difficoltosi a livello istituzionale nei processi di rigenerazione urbana nei PVS e senza voler nemmeno ricadere in una mera critica politica al termine “partecipazione” come nuovo strumento di controllo nell'era neo -liberale degli aiuti allo sviluppo, il paper rimane ad un livello pratico, volendo però sottolineare e dare una chiamata di attenzione riguardo al fatto che il dibattito così come ha preso piede ultimamente non è di aiuto in quei contesti limite nei quali (come nei due casi esposti) la partecipazione non solo è necessaria ma una tra le uniche soluzioni funzionali contro vulnerabilità e marginalità politiche, sociosanitarie, ambientali. In certe realtà infatti non ci sono alternative valide alla partecipazione per certe azioni di emergenza costante, e purtroppo tutto l 'insieme di teorie, “mode”, pratiche proposte ( top-bottom ) dai molti apparati internazionali spesso depoliticizzano azioni che invece dovrebbero essere fortemente radicate nel territorio. Quando invece accade chei tasselli si incastrino, che molte fasi del processo partecipativo si armonizzino con la società ed il territorio, comincia la danza della domanda di cittadinanza e si assiste ad una trasformazione che invece di essere presumibilmente istituzionale (così come da obiettivi preposti) è radicalmente sociale. In quali specifiche circostanze questo accada, come, con quali attori, sono solo alcune delle domande che il paper si propone e propone ai lettori. Senza introdurre ulteriori novità nella cassetta degli attrezzi della partecipazione nei progetti di riqualificazione urbana, si descriveranno due esperienze concrete di crescita/trasformazione sociale, in contesti drammaticamente vulnerabili. Si analizzerà la rilevanza di certi pre-supposti e di condizioni in-itinere nelle attività portate avanti negli insediamenti informali con l'obiettivo di una Processi di inclusione sociale in progetti di slum upgrading in aree informali soggette a vulnerabilità ambientale. Due casi a confronto in Mozambico: le conseguenze su tessuto sociale e percezione del senso di cittadinanza 4 Anna Mazzolini, PhD Candidate, Università IUAV di Venezia, Pianificazione Territoriale e Politiche pubbliche per il Territorio, contatti: anna.mazzolini@gmail.com, +39 333 2558016 mappatura non più delle best practices da ricercare e successivamente imporre (in-put), bensì degli outcomes naturalmente emersi da processi il più naturali possibili (endogeni e non) di inclusione sociale. Inoltre credo che sia di rilevante importanza, per la produzione degli outcomes , riportare il più possibile casi “limite” sia a livello di difficoltà socioeconomiche, politiche, ambientali. Il paper si basa sia su riflessioni critiche sia su più di 5 anni di lavoro di campo e quasi 10 (dal 2004) di collaborazioni sul campo e a distanza sui temi del participatory slum upgrading . Come già sottolineato, credo esistano situazioni critiche caratterizzate da complesse condizioni abitative ed ambientali, parziale o totale inefficienza delle istituzioni e soprattutto scarsità di dati reali in cui un determinato livello di “risposta” endogena” si può ottenere solo attraverso la pianificazione urbana partecipata a scala locale. Al tempo stesso, tutto lo studio è basato su un assioma fondamentale: quello del fatto che, sia per limitazioni delle pratiche partecipative sia per dinamiche più o meno evidenti di power control , la partecipazione fatta a scala locale e limitata nel tempo non possa che ulteriormente depoliticizzare tappe fondamentali di local empowerment e diritto alla cittadinanza in tali Paesi.
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