Antonio Averlino, detto il Filarete, progetta uno “spedale di poveri” a Milano dal 1456 ove lavora fino al 1465. Il progetto di Filarete prevede un cortile centrale rettangolare con una chiesa al centro, e due quadrati laterali suddivisi in quattro cortili minori da due crociere con i letti per i malati, nell’ala destra gli uomini, nella sinistra le donne. Quando Filarete lascia la fabbrica si è conclusa la costruzione della facciata su Via Festa del Perdono fino al primo piano ed è in via di completamento la crociera di destra. A partire dagli inizi del XVII sec fino al 1804 la costruzione prosegue grazie a due lasciti, Carcano e Macchi, che rimarcano l’importanza del progetto filaretiano vincolando la costruzione ad attenersi strettamente allo schema delle crociere. Alle soglie della Seconda Guerra Mondiale (1938) la Cà Granda - soprannome dato all’ospedale per la sua imponenza-, viene acquistata dal Comune di Milano e si discute la possibilità di una nuova destinazione d’uso della sola parte sforzesca a sede per l’Università degli Studi. L’anno dopo si realizza un rilievo grafico e fotografico e steso un progetto di restauro da Ambrogio Annoni, Professore di Restauro dei Monumenti presso il Politecnico di Milano, con Livio e Pier Giacomo Castiglioni ed Egizio Nichelli. Il progetto è interrotto dall’inizio della guerra, in cui l’ospedale viene bombardato con danni ingenti. Del fronte su via Francesco Sforza e il retrostante cortile della “Ghiacciaia”, testimonianza della presenza filaretiana, restano poche rovine. L’anno dopo la Soprintendenza ai Monumenti di Milano e il Genio Civile concordano un programma per l’esecuzione di opere provvisionali urgenti e dal 1946 al 1950 si eseguono dei lavori per conto del Provveditorato alla Opere Pubbliche con la direzione artistica della Soprintendenza che incarica il Prof. Ambrogio Annoni dei lavori. Successivamente si costituirà un Collegio Tecnico dell’Università di cui fanno parte Ambrogio Annoni, Piero Portaluppi, Amerigo Belloni, A. Borromeo, Liliana Grassi. Dopo la morte di Annoni nel 1954 e di Portaluppi nel 1967 Liliana Grassi lavora al restauro della Cà Granda fino alla sua morte nel 1984. Attraverso due interventi manifesto, descritti attraverso i disegni di archivio (alcuni inediti) le fotografie e i testi, del lungo e complesso lavoro alla Cà Granda: la ricostruzione del Fronte su via Francesco Sforza e del cortile della Ghiacciaia, si restituiscono gli interventi tecnici e il metodo di progetto delle lacune lasciate dai bombardamenti in un arco temporale (inciso nella fabbrica) che copre un periodo che va dal 1940 (anno del primo progetto Annoniano), attraversa i bombardamenti, giunge alla ricostruzione Annoniana del 1946 (testimonianza della cultura ereditata dalla Carta Italiana del 1931) e si evolve fino ai progetti degli anni 60 di Liliana Grassi, viva testimone dei presupposti che guidano il ripensamento della disciplina testimoniato dalla Carta di Venezia.

Restauri alla Cà Granda. Liliana Grassi e la grande lacuna: il progetto e il metodo nel restauro

SORBO, EMANUELA
2015

Abstract

Antonio Averlino, detto il Filarete, progetta uno “spedale di poveri” a Milano dal 1456 ove lavora fino al 1465. Il progetto di Filarete prevede un cortile centrale rettangolare con una chiesa al centro, e due quadrati laterali suddivisi in quattro cortili minori da due crociere con i letti per i malati, nell’ala destra gli uomini, nella sinistra le donne. Quando Filarete lascia la fabbrica si è conclusa la costruzione della facciata su Via Festa del Perdono fino al primo piano ed è in via di completamento la crociera di destra. A partire dagli inizi del XVII sec fino al 1804 la costruzione prosegue grazie a due lasciti, Carcano e Macchi, che rimarcano l’importanza del progetto filaretiano vincolando la costruzione ad attenersi strettamente allo schema delle crociere. Alle soglie della Seconda Guerra Mondiale (1938) la Cà Granda - soprannome dato all’ospedale per la sua imponenza-, viene acquistata dal Comune di Milano e si discute la possibilità di una nuova destinazione d’uso della sola parte sforzesca a sede per l’Università degli Studi. L’anno dopo si realizza un rilievo grafico e fotografico e steso un progetto di restauro da Ambrogio Annoni, Professore di Restauro dei Monumenti presso il Politecnico di Milano, con Livio e Pier Giacomo Castiglioni ed Egizio Nichelli. Il progetto è interrotto dall’inizio della guerra, in cui l’ospedale viene bombardato con danni ingenti. Del fronte su via Francesco Sforza e il retrostante cortile della “Ghiacciaia”, testimonianza della presenza filaretiana, restano poche rovine. L’anno dopo la Soprintendenza ai Monumenti di Milano e il Genio Civile concordano un programma per l’esecuzione di opere provvisionali urgenti e dal 1946 al 1950 si eseguono dei lavori per conto del Provveditorato alla Opere Pubbliche con la direzione artistica della Soprintendenza che incarica il Prof. Ambrogio Annoni dei lavori. Successivamente si costituirà un Collegio Tecnico dell’Università di cui fanno parte Ambrogio Annoni, Piero Portaluppi, Amerigo Belloni, A. Borromeo, Liliana Grassi. Dopo la morte di Annoni nel 1954 e di Portaluppi nel 1967 Liliana Grassi lavora al restauro della Cà Granda fino alla sua morte nel 1984. Attraverso due interventi manifesto, descritti attraverso i disegni di archivio (alcuni inediti) le fotografie e i testi, del lungo e complesso lavoro alla Cà Granda: la ricostruzione del Fronte su via Francesco Sforza e del cortile della Ghiacciaia, si restituiscono gli interventi tecnici e il metodo di progetto delle lacune lasciate dai bombardamenti in un arco temporale (inciso nella fabbrica) che copre un periodo che va dal 1940 (anno del primo progetto Annoniano), attraversa i bombardamenti, giunge alla ricostruzione Annoniana del 1946 (testimonianza della cultura ereditata dalla Carta Italiana del 1931) e si evolve fino ai progetti degli anni 60 di Liliana Grassi, viva testimone dei presupposti che guidano il ripensamento della disciplina testimoniato dalla Carta di Venezia.
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