Le condizioni rispetto cui si è costruita la città moderna, come il XX secolo ce l'ha consegnata, stanno cambiando radicalmente. Se il compito dell'urbanistica è, oggi come ieri, contribuire a dare risposte alle preoccupazioni e alle aspirazioni che gli abitanti esprimono nei confronti del proprio ambiente di vita, allora occorre tornare a riflettere criticamente sui concetti posti a fondamento dell'agire urbanistico, per riformularli alla luce dei nuovi scenari urbani e territoriali. Oggi, quando si declina al futuro il concetto di Città, non si fa che parlare di Smart City. Numerosi sono i motivi per cui si fa crescente ricorso a questo concetto, relativamente nuovo nel panorama della pianificazione urbana e territoriale. Da un lato, è evidente il fallimento di molte politiche urbane e territoriali fino a qui promosse e attuate, tanto a scala nazionale quanto locale. Ne sono la prova le difficoltà crescenti con cui le città si trovano ad aver a che fare dal punto di vista morfologico-funzionale e politico/manageriale. Dall’altro, si può notare il fallimento di gran parte dei modelli di gestione economica fino ad oggi utilizzati nelle aree urbane. Fallimento che, per quanto riguarda l’Italia e altri paesi europei, è destinato ad approfondirsi proporzionalmente alla prevedibile riduzione degli introiti derivanti degli oneri di urbanizzazione e dei trasferimenti statali agli Enti Locali. La città ha smarrito la sua “intelligenza”, la sua smartness politica, economica e tecnica. L’esigenza quindi delle città di ritrovare la propria smartness politica e tecnica, di diventare “intelligenti” deve essere prima di tutto un’occasione di ripresa economica. I processi di rinaturalizzazione urbana, l’aumento della resilienza ai cambiamenti climatici, l’efficientamento energetico, la valorizzazione del patrimonio culturale, la gestione integrata dei dati sono tutte urgenze che, se ben gestite, potranno creare nuove professionalità e aprire nuovi mercati. La necessità, quindi, di una visione globale e di un approccio olistico per affrontare le sfide future, derivate da fenomeni che cambiano il contesto in cui si inseriscono gli agglomerati urbani, deve entrare quanto prima nella struttura della pianificazione territoriale e nell’agenda dei policy maker, per creare un organo che sia in grado di interagire, organizzare e diffondere le informazioni. Un sistema pertanto flessibile, in cui la conoscenza tradotta in dato, se accessibile e pubblica, risulti essere occasione di rilancio dell’economia locale, ottimizzazione della gestione delle risorse, identificazione puntuale dei rischi urbani e punto di partenza per la predisposizione di piani di monitoraggio capaci di diminuire sprechi e inefficienze.

Agenda urbana 2.0: l’approccio Smart city nel panorama del cambiamento climatico

Magni Filippo
;
Maragno Denis;ZZZZ non usare GRASSO, DENIS
2014

Abstract

Le condizioni rispetto cui si è costruita la città moderna, come il XX secolo ce l'ha consegnata, stanno cambiando radicalmente. Se il compito dell'urbanistica è, oggi come ieri, contribuire a dare risposte alle preoccupazioni e alle aspirazioni che gli abitanti esprimono nei confronti del proprio ambiente di vita, allora occorre tornare a riflettere criticamente sui concetti posti a fondamento dell'agire urbanistico, per riformularli alla luce dei nuovi scenari urbani e territoriali. Oggi, quando si declina al futuro il concetto di Città, non si fa che parlare di Smart City. Numerosi sono i motivi per cui si fa crescente ricorso a questo concetto, relativamente nuovo nel panorama della pianificazione urbana e territoriale. Da un lato, è evidente il fallimento di molte politiche urbane e territoriali fino a qui promosse e attuate, tanto a scala nazionale quanto locale. Ne sono la prova le difficoltà crescenti con cui le città si trovano ad aver a che fare dal punto di vista morfologico-funzionale e politico/manageriale. Dall’altro, si può notare il fallimento di gran parte dei modelli di gestione economica fino ad oggi utilizzati nelle aree urbane. Fallimento che, per quanto riguarda l’Italia e altri paesi europei, è destinato ad approfondirsi proporzionalmente alla prevedibile riduzione degli introiti derivanti degli oneri di urbanizzazione e dei trasferimenti statali agli Enti Locali. La città ha smarrito la sua “intelligenza”, la sua smartness politica, economica e tecnica. L’esigenza quindi delle città di ritrovare la propria smartness politica e tecnica, di diventare “intelligenti” deve essere prima di tutto un’occasione di ripresa economica. I processi di rinaturalizzazione urbana, l’aumento della resilienza ai cambiamenti climatici, l’efficientamento energetico, la valorizzazione del patrimonio culturale, la gestione integrata dei dati sono tutte urgenze che, se ben gestite, potranno creare nuove professionalità e aprire nuovi mercati. La necessità, quindi, di una visione globale e di un approccio olistico per affrontare le sfide future, derivate da fenomeni che cambiano il contesto in cui si inseriscono gli agglomerati urbani, deve entrare quanto prima nella struttura della pianificazione territoriale e nell’agenda dei policy maker, per creare un organo che sia in grado di interagire, organizzare e diffondere le informazioni. Un sistema pertanto flessibile, in cui la conoscenza tradotta in dato, se accessibile e pubblica, risulti essere occasione di rilancio dell’economia locale, ottimizzazione della gestione delle risorse, identificazione puntuale dei rischi urbani e punto di partenza per la predisposizione di piani di monitoraggio capaci di diminuire sprechi e inefficienze.
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