Ho accolto inizialmente con esitazione l’invito rivoltomi dall’amica e collega Francesca Fatta a riflettere sul tema Disegno: distanze, linguaggi, tecnologie in apertura della giornata di studi dell’Unione Italiana per il Disegno (UID) tenutasi online il 18 settembre 2020. I tre (quattro per la verità) termini evocati nel titolo del Seminario corrispon-dono ad altrettante categorie esistenziali ed esperienziali che, mai come in questi mesi di pandemia, hanno assunto significati ambigui e contraddittori, prima inimmaginabili. Il distanziamento fisico (ma non sociale) ci ha costretti a ri-flettere su come sia importante la prossimità per il genere umano e come questa ormai possa/debba esprimersi non solo attraverso il contatto in presenza, ma anche mediata da altre strutture comunicative, tutte incentrate sul visivo, ma incapaci di sollecitare in noi una soddisfacente risposta complessiva dei neuroni specchio e di agire in ambito sine-stetico sui nostri sensi tutti. Emergono così l’inadeguatezza e i limiti di una tecnologia che credevamo di dominare e che scopriamo invece dominare le nostre giornate lavo-rative e le nostre relazioni, ormai remote e opacizzate in quell’algida distanza di cui si diceva. Tuttavia, da più parti si è sottolineato come la pandemia abbia di nuovo posto al centro della scena comunicativa il linguaggio, nelle sue plurime articolazioni, semantiche e segniche, divenendo il solo locus cui affidare i nostri pensieri e i nostri desideri, or-mai disincarnati. Ho dunque provato a partire proprio da quest’ultimo lemma, “linguaggio”, appunto, per offrire agli amici e ai colleghi il mio punto di vista sulla questione del disegno, passando poi a una mia personale lettura dell’idea di distanza, privata e globale al contempo, per chiudere infine con un esempio di archeologia tecnologica che, mi sembra, possa risolvere le aporie suscitate dai tempi cupi in cui viviamo.

Così lontano, quasi vicino

Agostino De Rosa
2021

Abstract

Ho accolto inizialmente con esitazione l’invito rivoltomi dall’amica e collega Francesca Fatta a riflettere sul tema Disegno: distanze, linguaggi, tecnologie in apertura della giornata di studi dell’Unione Italiana per il Disegno (UID) tenutasi online il 18 settembre 2020. I tre (quattro per la verità) termini evocati nel titolo del Seminario corrispon-dono ad altrettante categorie esistenziali ed esperienziali che, mai come in questi mesi di pandemia, hanno assunto significati ambigui e contraddittori, prima inimmaginabili. Il distanziamento fisico (ma non sociale) ci ha costretti a ri-flettere su come sia importante la prossimità per il genere umano e come questa ormai possa/debba esprimersi non solo attraverso il contatto in presenza, ma anche mediata da altre strutture comunicative, tutte incentrate sul visivo, ma incapaci di sollecitare in noi una soddisfacente risposta complessiva dei neuroni specchio e di agire in ambito sine-stetico sui nostri sensi tutti. Emergono così l’inadeguatezza e i limiti di una tecnologia che credevamo di dominare e che scopriamo invece dominare le nostre giornate lavo-rative e le nostre relazioni, ormai remote e opacizzate in quell’algida distanza di cui si diceva. Tuttavia, da più parti si è sottolineato come la pandemia abbia di nuovo posto al centro della scena comunicativa il linguaggio, nelle sue plurime articolazioni, semantiche e segniche, divenendo il solo locus cui affidare i nostri pensieri e i nostri desideri, or-mai disincarnati. Ho dunque provato a partire proprio da quest’ultimo lemma, “linguaggio”, appunto, per offrire agli amici e ai colleghi il mio punto di vista sulla questione del disegno, passando poi a una mia personale lettura dell’idea di distanza, privata e globale al contempo, per chiudere infine con un esempio di archeologia tecnologica che, mi sembra, possa risolvere le aporie suscitate dai tempi cupi in cui viviamo.
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