Nella rivista periodica mensile «Le Vie d’Italia» del Touring Club Italiano, pubblicata dal 1917 al 1968, operano diversi fotografi italiani agli inizi della propria carriera, fra questi emergono distintamente Bruno Stefani, Bepi Merisio, Gianni Berengo Gardin, Paolo Monti, Folco Quilici, Mario De Biasi, Mimmo Castellano e Fulvio Roiter, tutti straordinari autori di libri fotografici nei quali il paesaggio è disegnato dalla storia. Le immagini fotografiche portavano indietro nel tempo della fotografia, delle sue origini, quando erano i paesaggi ad essere colti dalla lente del fotografo. «Le Vie d’Italia» e le sue pagine illustrate dai grandi maestri della fotografia italiana ebbero spesso come tema principale la riscoperta del proprio territorio e la difesa e valorizzazione del paesaggio urbano e rurale. Si trattò non soltanto di una rivista divulgativa definita «specchio dello sviluppo turistico e della motorizzazione» in Italia ma fu un’occasione memorabile di incontro e dibattito. Numerosi e notevolissimi contributi di carattere teorico, metodologico, storico, tecnico erano accompagnati da sequenze di immagini che evocavano una nuova idea di bellezza del paesaggio. Era chiaro che il pubblico negli anni in cui la rivista veniva pubblicata stesse formando la sua sensibilità paesistica e concorrendo ad orientare il gusto e ad accrescere la disponibilità nei confronti della forma visiva. Non si tratta di una generica influenza indiretta, ma di premesse di eccezionale incidenza istruttiva ad un vedere che diventa poi una delle esperienze di base della persona attraverso questo patrimonio di immagini gradualmente formatosi, l’accesso alla forma risulta più agevole, e si sfugge e soprattutto alla rigidezza e all’immobilità di certe categorie di figure e di vedute assunte quali parametri di validità e di perfezione. Il saggio si concentra sull’evoluzione della rivista come strumento per leggere la storia, l’architettura e il paesaggio e sottolinea quanto il Touring abbia veicolato la comunicazione e la visione del fotografo nel suo divenire. «Le Vie d’Italia» by the Touring Club Italiano was a monthly magazine published from 1917 to 1968, where several Italian photographers operated at the beginning of their careers, among them stand out clearly Bruno Stefani, Bepi Merisio, Gianni Berengo Gardin, Paolo Monti, Folco Quilici, Mario De Biasi, Mimmo Castellano and Fulvio Roiter. All of them were extraordinary authors of photobooks in which the landscape is drawn by history. The photographic images took you back in the time of photography, of its origins, when it was the landscapes that were captured by the photographer’s lens. «Le Vie d’Italia» and its pages illustrated by the great masters of Italian photography often had as their main theme the rediscovery of their territories and the preservation and enhancement of the urban and rural landscape. It was not only a popular Italian magazine defined as a «mirror of tourism development and motorization» but it was a memorable occasion for meetings and debates. Numerous and very notable contributions of a theoretical, methodological, historical and technical nature were accompanied by sequences of images that evoked a new idea of beauty in the landscape. It was clear that the public, in the years in which the magazine was published, was forming its sensibility towards landscape and contributing to orient taste and increase availability of the visual form. It is not a question of a generic indirect influence, but of premises of exceptional instructive incidence to a seeing that then becomes one of the basic experiences of the person through this heritage of images gradually formed, access to the form is easier, and one escapes and above all to the rigidity and immobility of certain categories of figures and views taken as parameters of validity and perfection. This paper focuses on the evolution of the magazine as a tool to read history, architecture and landscape and emphasizes how much the Italian Touring Club has conveyed its communication and vision through the photographer’s vision in its becoming.

«Le Vie d’Italia»: paesaggio, architettura e storia attraverso le fotografie dei grandi maestri = «Le Vie d’Italia»: Landscape, Architecture and History Through the Photographs of the Great Masters

Maggi, Angelo
2021

Abstract

Nella rivista periodica mensile «Le Vie d’Italia» del Touring Club Italiano, pubblicata dal 1917 al 1968, operano diversi fotografi italiani agli inizi della propria carriera, fra questi emergono distintamente Bruno Stefani, Bepi Merisio, Gianni Berengo Gardin, Paolo Monti, Folco Quilici, Mario De Biasi, Mimmo Castellano e Fulvio Roiter, tutti straordinari autori di libri fotografici nei quali il paesaggio è disegnato dalla storia. Le immagini fotografiche portavano indietro nel tempo della fotografia, delle sue origini, quando erano i paesaggi ad essere colti dalla lente del fotografo. «Le Vie d’Italia» e le sue pagine illustrate dai grandi maestri della fotografia italiana ebbero spesso come tema principale la riscoperta del proprio territorio e la difesa e valorizzazione del paesaggio urbano e rurale. Si trattò non soltanto di una rivista divulgativa definita «specchio dello sviluppo turistico e della motorizzazione» in Italia ma fu un’occasione memorabile di incontro e dibattito. Numerosi e notevolissimi contributi di carattere teorico, metodologico, storico, tecnico erano accompagnati da sequenze di immagini che evocavano una nuova idea di bellezza del paesaggio. Era chiaro che il pubblico negli anni in cui la rivista veniva pubblicata stesse formando la sua sensibilità paesistica e concorrendo ad orientare il gusto e ad accrescere la disponibilità nei confronti della forma visiva. Non si tratta di una generica influenza indiretta, ma di premesse di eccezionale incidenza istruttiva ad un vedere che diventa poi una delle esperienze di base della persona attraverso questo patrimonio di immagini gradualmente formatosi, l’accesso alla forma risulta più agevole, e si sfugge e soprattutto alla rigidezza e all’immobilità di certe categorie di figure e di vedute assunte quali parametri di validità e di perfezione. Il saggio si concentra sull’evoluzione della rivista come strumento per leggere la storia, l’architettura e il paesaggio e sottolinea quanto il Touring abbia veicolato la comunicazione e la visione del fotografo nel suo divenire. «Le Vie d’Italia» by the Touring Club Italiano was a monthly magazine published from 1917 to 1968, where several Italian photographers operated at the beginning of their careers, among them stand out clearly Bruno Stefani, Bepi Merisio, Gianni Berengo Gardin, Paolo Monti, Folco Quilici, Mario De Biasi, Mimmo Castellano and Fulvio Roiter. All of them were extraordinary authors of photobooks in which the landscape is drawn by history. The photographic images took you back in the time of photography, of its origins, when it was the landscapes that were captured by the photographer’s lens. «Le Vie d’Italia» and its pages illustrated by the great masters of Italian photography often had as their main theme the rediscovery of their territories and the preservation and enhancement of the urban and rural landscape. It was not only a popular Italian magazine defined as a «mirror of tourism development and motorization» but it was a memorable occasion for meetings and debates. Numerous and very notable contributions of a theoretical, methodological, historical and technical nature were accompanied by sequences of images that evoked a new idea of beauty in the landscape. It was clear that the public, in the years in which the magazine was published, was forming its sensibility towards landscape and contributing to orient taste and increase availability of the visual form. It is not a question of a generic indirect influence, but of premises of exceptional instructive incidence to a seeing that then becomes one of the basic experiences of the person through this heritage of images gradually formed, access to the form is easier, and one escapes and above all to the rigidity and immobility of certain categories of figures and views taken as parameters of validity and perfection. This paper focuses on the evolution of the magazine as a tool to read history, architecture and landscape and emphasizes how much the Italian Touring Club has conveyed its communication and vision through the photographer’s vision in its becoming.
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