L’articolo si pone l’obiettivo di approfondire il legame esistente tra le odierne metodologie di rilievo indiretto e la lettura, l’interpretazione e la comunicazione dei processi di metamorfosi formali propri della statuaria antica, con particolare riferimento alla pregevole collezione di modelli greci e romani conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Venezia. Il supporto digitale, soprattutto nella sua coniugazione tridimensionale, è in grado di ampliare il campo di indagine archeologica e di prefigurare opportune soluzioni di restauro conservativo o integrativo favorendo una maggiore analisi critica di archetipi perduti o di ‘corpi superstiti’ mutati nel tempo, ma anche una loro valorizzazione e promozione in ambito espositivo. L’applicazione della fotogrammetria digitale e degli algoritmi di Structure from Motion consentono di restituire la forma libera dei corpi, generando dei cloni digitali in cui l’utilizzo di superfici mesh, mappate con texture ad altissima risoluzione, permette di intervenire in maniera non invasiva, per evidenziare i segni di rottura, le stratificazioni, gli adattamenti presenti sul frammento rinvenuto. Grazie a operazioni di sezione virtuale delle superfici è possibile separare le diverse parti anatomiche, ornamentali o vestimentarie aggiunte, ipotizzando posture più veritiere o restituendo le forme conformi all’originale, in accordo con le fonti storiche e iconografiche. Partendo da alcuni casi studio presenti all’interno del museo - Artemide in marcia, Musa di Philiskos e Leda con il cigno - l’applicazione delle tecnologie digitali, a supporto del rilievo e del disegno, dimostra come sia possibile fornire una conoscenza più approfondita del patrimonio artistico e culturale, al fine di visualizzare e promuovere le molteplici azioni di restauro che hanno, in alcune statue, rispettato la loro estetica formale conservando le immagini divine primigenie; in altre invece si è modificata pesantemente la loro identità e coerenza stilistica. Le rappresentazioni grafiche e le simulazioni video che descrivono le stratificazioni storiche e le mutazioni formali rientrano all’interno di un ben più ampio progetto di ricerca, finanziato nel 2019-20 dall’Università Iuav di Venezia, dal titolo “La statuaria del Museo Archeologico Nazionale di Venezia. Progetto di digitalizzazione, restituzione grafica ed esposizione”. Il materiale prodotto, oltre a implementare il sito web istituzionale del Polo Museale del Veneto, dialogherà armoniosamente con gli artefatti reali nel nuovo allestimento museale previsto per il 2021- 2022.

Immagini divine : le metamorfosi digitali dei corpi antichi = Divine images : digital metamorphoses of ancient bodies

Gabriella Liva
Methodology
2020-01-01

Abstract

L’articolo si pone l’obiettivo di approfondire il legame esistente tra le odierne metodologie di rilievo indiretto e la lettura, l’interpretazione e la comunicazione dei processi di metamorfosi formali propri della statuaria antica, con particolare riferimento alla pregevole collezione di modelli greci e romani conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Venezia. Il supporto digitale, soprattutto nella sua coniugazione tridimensionale, è in grado di ampliare il campo di indagine archeologica e di prefigurare opportune soluzioni di restauro conservativo o integrativo favorendo una maggiore analisi critica di archetipi perduti o di ‘corpi superstiti’ mutati nel tempo, ma anche una loro valorizzazione e promozione in ambito espositivo. L’applicazione della fotogrammetria digitale e degli algoritmi di Structure from Motion consentono di restituire la forma libera dei corpi, generando dei cloni digitali in cui l’utilizzo di superfici mesh, mappate con texture ad altissima risoluzione, permette di intervenire in maniera non invasiva, per evidenziare i segni di rottura, le stratificazioni, gli adattamenti presenti sul frammento rinvenuto. Grazie a operazioni di sezione virtuale delle superfici è possibile separare le diverse parti anatomiche, ornamentali o vestimentarie aggiunte, ipotizzando posture più veritiere o restituendo le forme conformi all’originale, in accordo con le fonti storiche e iconografiche. Partendo da alcuni casi studio presenti all’interno del museo - Artemide in marcia, Musa di Philiskos e Leda con il cigno - l’applicazione delle tecnologie digitali, a supporto del rilievo e del disegno, dimostra come sia possibile fornire una conoscenza più approfondita del patrimonio artistico e culturale, al fine di visualizzare e promuovere le molteplici azioni di restauro che hanno, in alcune statue, rispettato la loro estetica formale conservando le immagini divine primigenie; in altre invece si è modificata pesantemente la loro identità e coerenza stilistica. Le rappresentazioni grafiche e le simulazioni video che descrivono le stratificazioni storiche e le mutazioni formali rientrano all’interno di un ben più ampio progetto di ricerca, finanziato nel 2019-20 dall’Università Iuav di Venezia, dal titolo “La statuaria del Museo Archeologico Nazionale di Venezia. Progetto di digitalizzazione, restituzione grafica ed esposizione”. Il materiale prodotto, oltre a implementare il sito web istituzionale del Polo Museale del Veneto, dialogherà armoniosamente con gli artefatti reali nel nuovo allestimento museale previsto per il 2021- 2022.
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