ITA Al termine della Prima guerra mondiale i territori dell’estremo nord-est italiano, fino a quel momento marginali, versavano in uno stato di tragica devastazione. Le famose 12 battaglie del fronte isontino, ma soprattutto l’insediamento di centinaia di migliaia di soldati nelle “zone di retrovia”, avevano distrutto un mondo rurale fatto di fragili rapporti tra abitati e territorio agricolo e boschivo. Nell’immediato dopoguerra, quando il processo di ricostruzione stentava a partire, una vicenda, poco nota, risulta altresì significativa: in un arco temporale contenuto, tra 1920 e 1922, Max Fabiani (a capo dell’Ufficio provinciale regolazioni e architettura di Gorizia) provvederà all’elaborazione di un centinaio di piani per i comuni danneggiati dalla guerra, dai centri maggiori come Gorizia e Monfalcone, ai piccoli abitati sparsi, a coprire un vasto e variegato territorio tra valli di Isonzo e Vipacco, versanti del Collio e altopiano carsico, fino alla costa adriatica. Due sono gli aspetti rilevanti: una visione complessiva del territorio sottesa dai singoli piani, nonostante l’assenza di un programma unitario ufficiale; la straordinaria capacità, a fronte del vasto, complesso e rapido compito, di mantenere un atteggiamento delicatamente attento alla specificità dei luoghi. Pur nella scarsità di mezzi, una grande ricchezza di soluzioni urbane testimonia come ‘ricostruire’ non significhi ‘ripristinare’ manufatti edilizi, ma costruire luoghi dove le comunità – colpite molto più profondamente dei loro abitati – possano tornare a vivere. ENG At the end of the First World War, the hitherto marginalised territories in the far north-east of Italy were in a state of tragic devastation. The famous 12 battles of the Isonzo Front, but above all the settlement of hundreds of thousands of soldiers in the ‘rear areas’, had destroyed a rural world made up of fragile relations between settlements and agricultural and forest land. In the immediate post-war period, when the reconstruction process was struggling to get underway, a little-known event was also significant: in a short time span, between 1920 and 1922, Max Fabiani (head of the provincial regulation and architecture office in Gorizia) drew up about a hundred plans for the municipalities damaged by the war, from the major centres such as Gorizia and Monfalcone, to the small scattered settlements, covering a vast and varied territory between the Isonzo and Vipacco valleys, the slopes of the Collio and the Karst plateau, as far as the Adriatic coast. There are two significant aspects: an overall vision of the territory underpinned by the individual plans, despite the absence of an official unitary programme; the extraordinary ability, in the face of the vast, complex and rapid task, to maintain a delicately attentive attitude to the specificity of the places. Despite the scarcity of means, a great wealth of urban solutions testifies to how ‘reconstructing’ does not mean ‘restoring’ building artefacts, but building places where communities - affected much more profoundly than their inhabitants - can live again.

Ricostruire piccole comunità di confine : gli abitati rurali di goriziano e isontino nei piani di ricostruzione di Max Fabiani (1920-22)

Andrea Iorio
2020-01-01

Abstract

ITA Al termine della Prima guerra mondiale i territori dell’estremo nord-est italiano, fino a quel momento marginali, versavano in uno stato di tragica devastazione. Le famose 12 battaglie del fronte isontino, ma soprattutto l’insediamento di centinaia di migliaia di soldati nelle “zone di retrovia”, avevano distrutto un mondo rurale fatto di fragili rapporti tra abitati e territorio agricolo e boschivo. Nell’immediato dopoguerra, quando il processo di ricostruzione stentava a partire, una vicenda, poco nota, risulta altresì significativa: in un arco temporale contenuto, tra 1920 e 1922, Max Fabiani (a capo dell’Ufficio provinciale regolazioni e architettura di Gorizia) provvederà all’elaborazione di un centinaio di piani per i comuni danneggiati dalla guerra, dai centri maggiori come Gorizia e Monfalcone, ai piccoli abitati sparsi, a coprire un vasto e variegato territorio tra valli di Isonzo e Vipacco, versanti del Collio e altopiano carsico, fino alla costa adriatica. Due sono gli aspetti rilevanti: una visione complessiva del territorio sottesa dai singoli piani, nonostante l’assenza di un programma unitario ufficiale; la straordinaria capacità, a fronte del vasto, complesso e rapido compito, di mantenere un atteggiamento delicatamente attento alla specificità dei luoghi. Pur nella scarsità di mezzi, una grande ricchezza di soluzioni urbane testimonia come ‘ricostruire’ non significhi ‘ripristinare’ manufatti edilizi, ma costruire luoghi dove le comunità – colpite molto più profondamente dei loro abitati – possano tornare a vivere. ENG At the end of the First World War, the hitherto marginalised territories in the far north-east of Italy were in a state of tragic devastation. The famous 12 battles of the Isonzo Front, but above all the settlement of hundreds of thousands of soldiers in the ‘rear areas’, had destroyed a rural world made up of fragile relations between settlements and agricultural and forest land. In the immediate post-war period, when the reconstruction process was struggling to get underway, a little-known event was also significant: in a short time span, between 1920 and 1922, Max Fabiani (head of the provincial regulation and architecture office in Gorizia) drew up about a hundred plans for the municipalities damaged by the war, from the major centres such as Gorizia and Monfalcone, to the small scattered settlements, covering a vast and varied territory between the Isonzo and Vipacco valleys, the slopes of the Collio and the Karst plateau, as far as the Adriatic coast. There are two significant aspects: an overall vision of the territory underpinned by the individual plans, despite the absence of an official unitary programme; the extraordinary ability, in the face of the vast, complex and rapid task, to maintain a delicately attentive attitude to the specificity of the places. Despite the scarcity of means, a great wealth of urban solutions testifies to how ‘reconstructing’ does not mean ‘restoring’ building artefacts, but building places where communities - affected much more profoundly than their inhabitants - can live again.
2020
Italiano
30
70
73
4
https://www.officinajournal.it/officina/index.php/journal/issue/view/officina30/officina30
Esperti anonimi
ricostruzioni; paesaggio rurale; piano-progetto; dopoguerra; Prima guerra mondiale; Max Fabiani
no
open
1. Contributo su Rivista::1.1 Articolo su Rivista
info:eu-repo/semantics/article
262
Iorio, Andrea
1
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/311540
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