Quello del bunker rappresenta probabilmente l’ultimo significativo contributo che l’architettura ha offerto al campo dell’arte militare, poi trasferito a un mondo più vasto di costruzioni legate a temi emergenziali. Macchine concepite per resistere agli shock più violenti, atte a controllare passaggi strategici e condurre operazioni controffensive, o anche solo a dare riparo a soldati o civili, migliaia di bunker hanno popolato il territorio fisico europeo e poi mondiale, per entrare ben presto, in modo estremamente vivido, anche nel territorio dell’immaginario collettivo. Avvicinarsi al tema dal punto di vista architettonico, e addirittura dichiararne l’appartenenza al campo dell’architettura, tuttavia, non ha semplicemente a che fare con il suo essere spazio costruito. È soprattutto sul piano simbolico che sembra offrire gli spunti più interessanti per un discorso sulle valenze architettoniche: il bunker si rivela da questo punto di vista un manufatto capace di parlare, che non afferma semplicemente in modo tautologico la propria funzione specifica, ma dischiude invece un panorama di effetti psicologici ed emozioni primordiali capaci di caricarlo di un’intensità di matrice archetipica. Alle ragioni spiccatamente tecniche, che ne definiscono forma e modalità costruttive, si intrecciano altrettanto radicate esigenze dispiegate su un piano metaforico. Protezione o minaccia costituiscono i due termini estremi entro cui assumono figuratività caratteri e singoli elementi: dal tema della mimetizzazione, che prende senso come intensificazione perturbante dello sguardo, a quello del rapporto tra masse e bucature, che, secondo una lettura zoomorfa, fa emergere il sotteso portato psicologico. Ripercorrendo le vicende legate all’introduzione e sviluppo del bunker nel corso del Novecento il contributo ne propone una lettura volta a sottrarlo alla sola funzione militare per esplorarne la dimensione architettonica, in grado di farne una vera e propria "machine à émouvoir".----The bunker probably represents the last significant contribution that architecture has offered to the field of military art, then transferred to a wider world of constructions related to emergency themes. Machines designed to withstand the most violent shocks, capable of controlling strategic passages and possibly conducting counter-offensive operations, or even just spaces to give shelter to soldiers or civilians, thousands of bunkers have populated the physical territory of Europe and then the world, to enter, in an extremely vivid way, even in the territory of the collective imagination. Approaching the theme from an architectural point of view, and even declaring the bunker as belonging to the field of architecture does not, however, simply concern its existence as a built space. It is above all on a symbolic level that the bunker theme seems to offer the most interesting ideas for a discourse on its architectural values. From this perspective, the bunker turns out to be an artifact capable of speaking, which does not simply affirm its specific function in a tautological way, but instead discloses a panorama of psychological effects and primordial emotions capable of charging it with the intensity of an archetypal matrix.

Une machine à émouvoir : Bunker e/è architettura

Iorio, Andrea
2021-01-01

Abstract

Quello del bunker rappresenta probabilmente l’ultimo significativo contributo che l’architettura ha offerto al campo dell’arte militare, poi trasferito a un mondo più vasto di costruzioni legate a temi emergenziali. Macchine concepite per resistere agli shock più violenti, atte a controllare passaggi strategici e condurre operazioni controffensive, o anche solo a dare riparo a soldati o civili, migliaia di bunker hanno popolato il territorio fisico europeo e poi mondiale, per entrare ben presto, in modo estremamente vivido, anche nel territorio dell’immaginario collettivo. Avvicinarsi al tema dal punto di vista architettonico, e addirittura dichiararne l’appartenenza al campo dell’architettura, tuttavia, non ha semplicemente a che fare con il suo essere spazio costruito. È soprattutto sul piano simbolico che sembra offrire gli spunti più interessanti per un discorso sulle valenze architettoniche: il bunker si rivela da questo punto di vista un manufatto capace di parlare, che non afferma semplicemente in modo tautologico la propria funzione specifica, ma dischiude invece un panorama di effetti psicologici ed emozioni primordiali capaci di caricarlo di un’intensità di matrice archetipica. Alle ragioni spiccatamente tecniche, che ne definiscono forma e modalità costruttive, si intrecciano altrettanto radicate esigenze dispiegate su un piano metaforico. Protezione o minaccia costituiscono i due termini estremi entro cui assumono figuratività caratteri e singoli elementi: dal tema della mimetizzazione, che prende senso come intensificazione perturbante dello sguardo, a quello del rapporto tra masse e bucature, che, secondo una lettura zoomorfa, fa emergere il sotteso portato psicologico. Ripercorrendo le vicende legate all’introduzione e sviluppo del bunker nel corso del Novecento il contributo ne propone una lettura volta a sottrarlo alla sola funzione militare per esplorarne la dimensione architettonica, in grado di farne una vera e propria "machine à émouvoir".----The bunker probably represents the last significant contribution that architecture has offered to the field of military art, then transferred to a wider world of constructions related to emergency themes. Machines designed to withstand the most violent shocks, capable of controlling strategic passages and possibly conducting counter-offensive operations, or even just spaces to give shelter to soldiers or civilians, thousands of bunkers have populated the physical territory of Europe and then the world, to enter, in an extremely vivid way, even in the territory of the collective imagination. Approaching the theme from an architectural point of view, and even declaring the bunker as belonging to the field of architecture does not, however, simply concern its existence as a built space. It is above all on a symbolic level that the bunker theme seems to offer the most interesting ideas for a discourse on its architectural values. From this perspective, the bunker turns out to be an artifact capable of speaking, which does not simply affirm its specific function in a tautological way, but instead discloses a panorama of psychological effects and primordial emotions capable of charging it with the intensity of an archetypal matrix.
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
saggio_2021_Iorio_Une machine à émouvoir. Bunker e-è architettura_in Engramma 185.pdf

accesso aperto

Tipologia: Versione Editoriale
Licenza: Creative commons
Dimensione 2.37 MB
Formato Adobe PDF
2.37 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11578/311556
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact