Sul finire del Cinquecento, Venezia apre i primi teatri pubblici a pagamento, ma ciò sembra presagire una storia fallimentare, a giudicare dalle entrate delle famiglie Michiel e Tron, perché il successo di un seguito interrotto per circa cinquantasette anni comincia a intravvedersi, nel 1637, con la riapertura del Teatro San Cassan che prende le distanze dal genere della commedia recitata, per abbracciare il melodramma in musica. La cultura dello spettacolo si impone in laguna e a fine secolo la città ospita circa 15 teatri musicali, di cui, purtroppo, non rimangono tracce tangibili. L’articolo delinea le traiettorie per la costruzione di un archivio digitale, capace di connettere un’eterogeneità di fonti utili alla ricostruzione dei teatri, delle macchine e delle scene che li hanno animati, in modelli 3D che si configurano come performativi spazi digitali di una memoria dalla quale estrapolare le dinamiche della sua attualizzazione. In questo modo le tracce materiali e immateriali delle architetture, delle scenografie e delle macchine, che hanno caratterizzato le origini e condizionato il successivo sviluppo del teatro pubblico, diventano i paradigmi di una nuova idea della scena dello spettacolo come immagine del mondo. ____________________ At the end of 16th century, Venice opened its first public pay theatres, but this seemed to presage a history of failure, judging by the Michiel and Tron families’ profits, because the success of a sequel interrupted for some 57 years began to barely see in 1637, with the reopening of the San Cassan Theatre, which moved away from the recited comedy genre and embraced melodrama set to music. The spectacle culture imposed itself in the lagoon and by the end of the century the city was hosting about 15 musical theatres, of which, unfortunately, no tangible traces remain. The essay traces the trajectories for the construction of a digital archive, capable of connecting a heterogeneity of sources useful for the reconstruction of the theatres, the machines and the scenes that animated them, by means of 3D models that are configured as performative digital spaces of a memory from which to extrapolate the dynamics of its actualisation. In this way, the material and immaterial traces of the architecture, sets and machines that characterised the origins and conditioned the subsequent development of public theatre become the paradigms of a new idea of the performing arts scene, understood as an image of the world.

Memoria dell’effimero. Verso un archivio digitale del teatro e della scena barocca italiana = Memory of the Ephemeral. Towards an Italian Baroque Theatre and Scene Digital Archive

Ciammaichella, Massimiliano
2022

Abstract

Sul finire del Cinquecento, Venezia apre i primi teatri pubblici a pagamento, ma ciò sembra presagire una storia fallimentare, a giudicare dalle entrate delle famiglie Michiel e Tron, perché il successo di un seguito interrotto per circa cinquantasette anni comincia a intravvedersi, nel 1637, con la riapertura del Teatro San Cassan che prende le distanze dal genere della commedia recitata, per abbracciare il melodramma in musica. La cultura dello spettacolo si impone in laguna e a fine secolo la città ospita circa 15 teatri musicali, di cui, purtroppo, non rimangono tracce tangibili. L’articolo delinea le traiettorie per la costruzione di un archivio digitale, capace di connettere un’eterogeneità di fonti utili alla ricostruzione dei teatri, delle macchine e delle scene che li hanno animati, in modelli 3D che si configurano come performativi spazi digitali di una memoria dalla quale estrapolare le dinamiche della sua attualizzazione. In questo modo le tracce materiali e immateriali delle architetture, delle scenografie e delle macchine, che hanno caratterizzato le origini e condizionato il successivo sviluppo del teatro pubblico, diventano i paradigmi di una nuova idea della scena dello spettacolo come immagine del mondo. ____________________ At the end of 16th century, Venice opened its first public pay theatres, but this seemed to presage a history of failure, judging by the Michiel and Tron families’ profits, because the success of a sequel interrupted for some 57 years began to barely see in 1637, with the reopening of the San Cassan Theatre, which moved away from the recited comedy genre and embraced melodrama set to music. The spectacle culture imposed itself in the lagoon and by the end of the century the city was hosting about 15 musical theatres, of which, unfortunately, no tangible traces remain. The essay traces the trajectories for the construction of a digital archive, capable of connecting a heterogeneity of sources useful for the reconstruction of the theatres, the machines and the scenes that animated them, by means of 3D models that are configured as performative digital spaces of a memory from which to extrapolate the dynamics of its actualisation. In this way, the material and immaterial traces of the architecture, sets and machines that characterised the origins and conditioned the subsequent development of public theatre become the paradigms of a new idea of the performing arts scene, understood as an image of the world.
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